“Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora” ovvero è futile fare con più mezzi ciò che si può fare con meno. L’enunciato è molto famoso e fu scritto dal filosofo Guglielmo d’Occam e passò alla storia come “rasoio di Occam”.

Cosa c’entra il rasoio di Occam con la notizia che la Microsfot ha registrato un nuovo brevetto circa una tecnologia che avrebbe lo scopo di monitorare la vita degli utenti dei suoi PC per fornire una migliore ed accurata assistenza tecnica?

Nulla in apparenza, poiché il principio filosofico in pratica suggerisce che a parità di condizioni, la spiegazione più semplice tende ad essere anche quella più vera!

Ergo: se la Microsoft ha progettato un sistema che serve a monitorare i suoi clienti, la Microsoft vuole controllare meglio i suoi clienti.

 

Il Times Online

Ad accorgersene per primo è stato il Times Online: prima della fine dello scorso anno, Microsoft ha fatto richiesta per registrare l’ennesimo brevetto.

Scopo di questa tecnologia è monitorare ogni aspetto delle vite degli utenti di Pc. E quando si dice “ogni”, si intende proprio “ogni”.

Nella richiesta si legge, infatti: “Il sistema può rilevare automaticamente frustrazione o stress nell’utente attraverso sensori fisici e ambientali”.

Verranno quindi tenuti sotto controllo valori quali il battito cardiaco, la respirazione, la temperatura corporea e via di seguito fino alle espressioni del volto.

Lo scopo di tutta questa attività? “Offrire, di conseguenza, l’assistenza necessaria.

 

Il vero obiettivo

Alla fin fine, l’obiettivo è migliorare l’efficienza negli uffici, basandosi sulle statistiche create a partire dai dati raccolti dai sensori e utilizzabili per definire gli “incarichi futuri”.

Le possibilità d’impiego, però, non si fermano qui: “Monitorare l’attività dell’utente può essere d’aiuto nel controllare come vengano portate avanti le attività per cercare problemi dell’utente, abusi, errori comuni o per assicurarsi che le policy dell’azienda o del governo vengano rispettate”.

Ecco quindi che torna lo spettro del Grande Fratello; spettro che acquista consistenza se si considera che l’eventuale applicazione del brevetto non sarebbe limitata ai computer, ma estendibile ad apparecchi come telefoni cellulari o palmari.

 

Il Grande Cervello

Il Grande Cervello che rivela anche le emozioni “Il sistema può automaticamente individuare stress e frustrazioni – si legge nel brevetto di cui il Times è entrato in possesso – e agire di conseguenza, offrendo assistenza all’utente”. E poiché ogni essere umano è sostanzialmente diverso dagli altri, il “Grande Cervello” di Bill Gates sarà in grado di mettere in relazione i dati personali con dei profili tipo, in modo da scoprire i casi di emergenza. “Elevate pulsazioni registrate durante una dichiarazione dei redditi, per esempio, potrebbe indicare necessità di aiuto in alcuni casi ma non in altri”, si legge nel documento. E via elencando: si possono “comparare le prestazioni di persone che lavorano su progetti simili e trovare i profili migliori per commissioni future”.

 

I sindacati

Il piano, ovviamente, ha suscitato scetticismo e critiche da più parti. La pratica di “spiare” i dipendenti, indipendentemente dalle ragioni accampate dall’azienda, solleva dubbi riguardo possibili infrazioni nel diritto alla privacy. “Questo sistema spinge l’idea di controllare i dipendenti a un nuovo livello con un grado d’invadenza nuovo ma in maniera molto vecchia, visto che si guarda a ciò che succede nel mentre e non ai risultati”, dice Peter Skyte, della firma sindacale americana “Unite”. La Microsoft ha rifiutato ogni commento.

 

Smartworking

Una delle ragioni che avrebbe potuto portare Microsoft a registrare questo brevetto secondo coloro che pensano male, potrebbe essere stata la conoscenza anticipata in qualche maniera della rivoluzione dello smartworking da “pandemia”. Una tesi inquietante che avvalorerebbe così l’idea che qualcuno da quelle parti sapesse molto in anticipo della diffusione del Covid-19.

 

Capitalismo della sorveglianza

“L’esperienza umana è ormai materia prima gratuita che viene trasformata in dati comportamentali… e poi venduta come ‘prodotti di previsione’ in un nuovo mercato quello dei ‘mercati comportamentali a termine’ …..dove operano imprese desiderose solo di conoscere il nostro comportamento futuro”. 

Questo è il principio che regola il cosiddetto “Capitalismo della Sorveglianza”. In realtà, il termine è nuovo ma non nuovissimo. Sembra che i primi ad usarlo siano stati J.Bellamy Foster e R.W. McChesney in un articolo comparso nel 2014 sulla storica Monthly Review. Nella lora accezione quella espressione denotava una sorta di insaziabile desiderio di dati derivante dalla progressiva finanziarizzazione dell’economia.

Nel capitalismo di sorveglianza, per dirla in breve ci si appropria di dati relativi agli umani comportamenti, quelli online ma anche quelli offline. Coloro che si appropriano di quei dati e li elaborano accumulano così immense ricchezze. Ed è facile immaginare a chi si riferisca Zuboff: principalmente a Google, considerato l’artefice di questo nuovo capitalismo.

 

Il futuro

La “grande macchina” sta diventando vivente, mentre l’uomo stanno essere messi sotto il controllo diretto della macchina. 

Le ricerche attuali conservano l’obiettivo terapeutico, ma questo in realtà è solo l’alibi che si stanno creando, perché l’obiettivo è quello di creare una nuova razza sovra-umana, dotata di una forza sovrumana, di una memoria assoluta e duratura nel tempo, con i sensi particolamente sviluppati e una vita prolungata. Nel medio termine l’innesto di dispositivi elettronici avrà l’obiettivo di attuare un controllo totale sui cicli biologici e mentali delle persone, il cui comportamento sarà alterato e standardizzato in modo da ridurre sempre più i rischi di rivolte popolari o di disappunto popolare. 

Ciò spiega il perché della campagna di vaccinazione contro l’Aids finanziata da Bill Gates e dei nuovi filantropi, come J.P.Morgan e lo stesso Google. È in atto un esperimento di massa, che ha prodotti già ottimi frutti in America, la cavia sperimentale per eccellenza, e in Europa.