Jeff Bezos costruirà una centrale nucleare in Inghilterra. Letta così sembra una notizia bizzarra, ma in realtà il patron di Amazon e tra gli uomini più ricchi del mondo finanzierà una start up per la costruzione di una centrale a propulsione nucleare innovativa.

Inizio dei lavori 

L’inizio dei lavori è previsto per il 2022. La centrale, il cui costo sarà di circa 400 milioni di dollari, dovrebbe diventare operativa nel 2025. Nei piani di General Fusion, dovrebbe fare da apripista a un successivo “prototipo di impianto commerciale”. Il governo britannico promette che la struttura creerà centinaia di posti di lavoro durante i tre anni di costruzione e molti altri nella fase operativa.

La tecnologia 

Il processo canonico per la produzione artificiale di energia nucleare è la fissione, che prevede la scissione dei nuclei degli atomi. La fusione è invece la reazione in cui i nuclei di due o più atomi si uniscono fra loro. Avviene naturalmente nel sole e nelle altre stelle.

Come spiega l’Ukaea sul suo sito ufficiale, il processo è a zero emissioni di carbonio. “Il solo prodotto di scarto delle reazioni di fusione è rappresentato da piccole quantità di elio, un gas inerte che può essere rilasciato in sicurezza senza arrecare danni all’ambiente”. Inoltre, rispetto alla fissione, la fusione minimizzerebbe il problema delle scorie radioattive. “La reazione di fusione non produce scorie radioattive”, scrive l’Ukaea. “Solo i componenti del reattore diventano radioattivi, a livelli che dipendono dai materiali utilizzati”.

La fusione 

La fusione è il processo mediante il quale il Sole genera energia: il metodo della General Fusion promette una fonte di energia più sicura e priva di carbonio che produca pochissimi rifiuti radioattivi. Alla base del progetto c’è l’idea di far fondere gli atomi a temperature molto più alte della superficie del Sole. Ciò rappresenta un’enorme sfida tecnologica e finanziaria. 

L’azienda canadese utilizza un approccio chiamato fusione target magnetizzata. In questo processo, un gas surriscaldato chiamato plasma, costituito da una particolare forma di idrogeno, viene iniettato in un cilindro che è circondato da una parete di metallo liquido. Centinaia di pistoni pneumatici vengono quindi utilizzati per comprimere il plasma fino a quando gli atomi si fondono, generando enormi quantità di calore che poi viene trasferito dal metallo liquido e utilizzato per far bollire l’acqua e produrre vapore per azionare una turbina.

Utilizzo e applicazioni

La sua prima applicazione artificiale della fusione nucleare arrivò negli anni ’50 e fu militare: la bomba H (o bomba a idrogeno), un ordigno molto più potente rispetto a quelli a fissione utilizzati a Hiroshima e Nagasaki. La bomba più potente mai esplosa sulla Terra – la cosiddetta Bomba Zar – era una bomba a idrogeno.

Da circa 60 anni gli scienziati cercano un’applicazione civile per la fusione. L’ostacolo è stato sempre rappresentato dall’impossibilità di raggiungere un bilancio energetico ed economico positivo. Nessuno è ancora riuscito a costruire un reattore a fusione che produca più energia di quella che consuma.

Il principale progetto esistente per la realizzazione di un reattore a fusione è Iter (International thermal experimental reactor), a Saint-Paul-lès-Durance, nel sud della Francia. L’iniziativa, concepita ai tempi delle trattative tra Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov, vede coinvolti Unione europea, Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti, Corea del Sud e India. Come ricorda il Corriere della sera, l’entrata in funzione della struttura – un investimento da oltre 20 miliardi di euro – è già stata rimandata più volte e non avverrà prima del 2035.