Il Message Queue Telemetry Transport, conosciuto come MQTT è un protocollo ideato nel 1999 che ha lo scopo di gestire le connessioni tra dispositivi elettronici. Si tratta infatti di uno standard che nel corso degli anni si è rivelato particolarmente efficace a trasmettere dati da dispositivi IoT.

L’MQTT permette infatti di distribuire messaggi da uno a più destinatari così come di disaccoppiare all’occorrenza le applicazioni. Questo protocollo è particolarmente adatto per tutti quegli ambienti in cui la larghezza di banda di rete risulta limitata. Ma anche laddove vi siano dei dispositivi che non dispongono di una grande memoria e di un’alta prestazione di calcolo, l’MQTT consente di ottimizzare al massimo le prestazioni.

MQTT, un protocollo nato nel 1999

E uno dei suoi pregi è proprio il fatto che riesca a funzionare anche in contesti in cui la connessione non è stabile. Si tratta di un protocollo nato un ventennio fa per garantire un certo standard di prestazione tra dispositivi anche in presenza di condizioni informatiche e di rete non ottimali. L’MQTT utilizza un paradigma asincrono denominato “Publish and subscribe”.

Per capire come funziona bisogna in primo luogo comprendere come nel momento in cui un nodo A intende comunicare con un nodo B, non lo fa in modo sincrono, come per esempio quando effettuiamo una chiamata. In quel caso infatti, quando riceviamo una telefonata abbiamo la possibilità di rispondere istantaneamente a questo input. Invece, utilizzando questo protocollo, il funzionamento  molto diverso. Il protocollo utilizzato normalmente dal web viene denominato “request-response.” L’’MQQT funziona invece mediante uno scambio di messaggi che viene gestito da un broker, ovvero un apposito software che ha il compito di ricevere i messaggi e girarli all’utilizzatore. 

Uno standard indispensabile per l’IoT

Nonostante non si tratti di uno standard particolarmente conosciuto dall’opinione pubblica, dalla sua nascita nel 1999 questo protocollo ha acquisito un’importanza sempre maggiore, divenendo fondamentale nel momento in cui si è affermato l’Internet of Things.

Prova regina di questo è il fatto che nel 2021, i più importanti provider, come ad esempio Google Cloud o Microsoft Azure, forniscono di base ai loro utenti un native broker MQTT. Negli ultimi anni inoltre, grazie all’interessamento delle imprese private che si sono rese conto di non poter più fare a meno di ignorare le potenzialità insite nel mondo IoT, questo particolare protocollo ha conosciuto un’ulteriore espansione.

Anche perché, risulta particolarmente semplice da implementare e con dei costi di gestione molto più bassi rispetto allo standard classico. Certo, l’MQQT presenta anche alcuni limiti. In primo luogo parliamo di un sistema che in realtà non tiene il passo con i tempi per certi versi, in quanto era stato pensato per garantire una comunicazione efficace machine to machine, ovvero tra due dispositivi. 

I limiti dell’MQTT

Oggi invece il vero focus del nostro progresso tecnologico è diametralmente opposto. La vera esigenza infatti è attualmente quella di avviare una comunicazione efficiente tra macchina ed essere umano. Un esempio pratico di questo sono gli assistenti vocali come Google Home che ormai, anche a causa di costi sempre più accessibili, sono molto presenti nelle nostre abitazioni. Un’altra precisazione doverosa, riguarda il fatto che si parliamo di un protocollo che non è nato disponendo di grandi standard di sicurezza. 

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Anche perché, alla fine degli anni 90 non era forse prevedibile una diffusione così massiccia del cyber crimine. Gli hacker in quel momento erano pochi eletti e bisogna anche considerare che gli attuali sistemi per mettere in sicurezza una piattaforma, come la crittografia, non erano ancora stati inventati.