Al momento il lavoro da remoto c.d. “smart working” o anche lavoro “agile”, è uno dei pochi settori che sta consentendo di non tenere del tutto ferma un’economia bloccata dalla quarantena imposta dal governo per contenere l’epidemia coronavirus.

Ma anche quando l’emergenza sarà finita, tutti gli studiosi sono concordi sul fatto che il lavoro da remoto acquisirà un ruolo sempre più fondamentale.

Anche perché è ormai chiaro che nulla, nel mondo del lavoro, niente sarà più come prima dopo questa pandemia.

Certo, i cambiamenti da fare in tal senso per attrezzare le aziende sono molti, e al momento il nostro paese è molto indietro su questo.

Una ricerca dell’Inapp ( Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche), ha evidenziati come i settori commerciali bloccati dai provvedimenti governativi anti Covid-19, sono quelli meno predisposti all’utilizzo dello smart working.

Un dato che purtroppo che ci rivela quanto il blocco produttivo che l’economia italiana stia vivendo, lascerà danni molto consistenti anche quando l’emergenza sarà finita.

Eppure ci sono pochi dubbi sul fatto che lo smart working, costituirà la leva principale nel mondo del lavoro, per ripartire in fretta il mondo post-coronavirus.

La ricerca condotta da Infojobs sul lavoro agile

Una ricerca condotta da Infojobs, ha rilevato che al momento i lavoratori italiani in smart working rappresentano il 15 per cento della forza lavoro in Italia.

Un dato ancora troppo ridotto affinchè ci siano i presupposti per una reale trasformazione digitale dell’economia del nostro paese.

D’altronde è lo stesso Filippo Saini, Head of Job di InfoJobs, a spiegare che le aziende sono molto caute sull’argomento e non vedono loro stesse le basi per parlare di rivoluzione.

I lavoratori sembrano apprezzare i vantaggi di poter svolgere le proprie mansioni da remoto, ma al contempo non sembrano nemmeno troppo entusiasti di considerarla la modalità esclusiva di lavoro del futuro.

Nel report di InfoJobs viene poi messo in rilievo che nel mondo post-coronavirus, per il 30 per cento delle aziende non ci saranno grandi cambiamenti o repentine trasformazioni digitali.

Il 28 per cento di queste è invece disposta a valutarlo in base ai futuri sviluppi legislativi sulla questione, e un 24 per cento vorrebbe utilizzarlo solo per una parte del proprio personale.

Il 71 per cento lavoratori secondo lo studio, affermano che desidererebbero il telelavoro per uno, due giorni a settimana, mentre il 13 per cento lo rifiuta completamente.

Soltanto dunque il 16 per cento della forza lavoro presente nel paese, si augura che lo smart working diventi la modalità principale del lavoro nel futuro.

Smart Working: le difficoltà delle aziende italiane

In ogni caso, l’emergenza coronavirus ha costretto comunque le imprese, anche quelle più ritrose sull’argomento, a scontrarsi con questa questione.

Anche perché, o provavano nei limiti del possibile ad implementare lo smart working nella loro attività, o dovevano accettare di restare ferme a seguito del blocco produttivo imposto dal governo.

Molte sono state colte totalmente di sorpresa, anche perchè, come spiegato in precedenza, l’Italia si trova ancora in una fase abbastanza “primitiva” della trasformazione digitale.

Le difficoltà sono tante, e infatti la ricerca di Infojobs spiega che il 19 per cento delle aziende ha riscontrato enormi problemi ad implementare il lavoro da remoto.

Le criticità maggiori sembrano riscontrarsi nella mancanza di un reale controllo sul personale, in problemi di natura organizzativa, e nella perdita della relazionalità come valore di business.

Non è un segreto che il fatto di lavorare ogni giorno fianco e fianco è un “plus” che permette ad un’azienda di crescere e performare al meglio.

Smart Working: un settore in costante crescita

In ogni caso, gli smart worker sono in costante crescita nel nostro paese.

Una ricerca condotta dall’Osservatorio Smart Working evidenzia due dati particolarmente interessanti.

Il primo riguarda i liberi professionisti che lavorano da remoto, che sono aumentati del 20 per cento rispetto allo scorso anno.

Il secondo concerne invece l’aumento di questa modalità lavorativa da parte delle imprese.

Nel 2019 infatti, i progetti interni alle aziende per potenziare il lavoro da remoto sono aumentati del 3 per cento rispetto allo scorso anno.

Ma sorprendemente, chi sta si sta attrezzando al meglio in tal senso è la Pubblica Amministrazione. In un solo anno infatti, i progetti di Smart Working all’interno delle amministrazioni sono praticamente raddoppiati.

Le PA di grandi dimensioni hanno già iniziato un percorso importante di digitalizzazione del lavoro, avviando iniziative che in pochi anni le porteranno ad essere molto più avanti tecnologicamente del settore privato.

Paradossalmente dunque, ad abbracciare in maniera concreta la trasformazione digitale e il lavoro agile è il settore pubblico.

Mentre al contrario quello privato, sembra ancora lontano dall’accettare che il mondo sta cambiando e che lo smart working è il futuro, e non più un semplice optional per la crescita del loro business.

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