Tecnologia al servizio dei ristoranti per i nuovi servizi del futuro. In questi mesi, le innovazioni hanno interessato non soltanto i servizi di prenotazione online e i pagamenti digitali. Ora, il balzo tecnologico per la ristorazione è alle porte ed è forse uno dei pochi aspetti positivi del lockdown. 

 

I costi della chiusura

Le chiusure di gennaio sono costate 5 miliardi di euro ai ristoratori italiani. Il passaggio di molte regioni alla zona gialla ha significato la riapertura del servizio di 293mila locali. E ora i governatori spingono per riaprire i ristoranti anche alla sera. Ma il Comitato tecnico scientifico frena e si dovrà attendere la decisione del nuovo governo e la scadenza del Dpcm il 5 marzo.

 

Riorganizzazione

Nell’attesa bar e ristoranti comunque si organizzano, ottimizzando gli acquisti e gestendo l’integrazione delle attività tra in loco e delivery/asporto. In supporto della ristorazione era intervenuta già, lo scorso novembre, la piattaforma di prenotazioni online TheFork che aveva stretto una collaborazione con Fipe-Federazione Italiana Pubblici Esercizi. L’accordo prevede la riconferma della possibilità di pubblicare i propri contatti per la consegna a domicilio e il take-away, in modo gratuito per tutta la durata delle nuove restrizioni (31 marzo 2021). 

 

I pagamenti digitali

Sul fronte dei pagamenti digitali la piattaforma ha lasciato facoltativa la scelta di accettare TheFork Pay come sistema di pagamento. «TheFork Pay, oltre a essere una modalità di pagamento tout court è un passaggio necessario per abilitare le gift card, dando così la possibilità ai business locali di beneficiare di un mercato del valore di milioni di euro», ha spiegato Almir Ambeskovic, VP Sales and Marketing di TheFork. 

 

Big Data

Anche l’analisi dei big data e l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale possono essere di grande aiuto ai ristoratori per tornare competitivi e ottimizzare le risorse aumentando i ricavi. Maiora Solutions, start-up specializzata in questo ambito, ha lanciato Argo (Advanced Restaurant Growth Optimizer), strumento di intelligenza aumentata dedicato al mondo della ristorazione che permette di massimizzare i ricavi del locale ed elevare l’esperienza del cliente, ottimizzando i profitti, gestendo capienza e coperti e riducendo gli sprechi alimentari. 

 

Cibo a domicilio

La città più costosa per il cibo a domicilio non è Milano, ma Firenze. La più economica è Bari, seguita da Palermo. I veronesi vanno matti per crepes, dolci e gelato, mentre a Roma è l’hamburger gourmet il piatto più ordinato. Dati curiosi, perfetti per un’infografica (che infatti pubblichiamo qui sotto): ma queste informazioni hanno anche un valore enorme per i ristoranti italiani.

Ad estrapolare questa classifica é Just Eat, il primo marchio del food delivery arrivato sul mercato italiano. A differenza di Deliveroo, Foodora o Uber Eats, Just Eats non ha una sua flotta di fattorini pronti a portare a casa le ordinazioni dei clienti dai ristoranti: piuttosto mette in contatto i consumatori con quei locali che hanno un proprio servizio di delivery. E ogni volta che una persona fa un acquisto sulla app o lascia una recensione, Just Eat immagazzina informazioni che si trasformano (una volta aggregate e anonimizzate) in Big Data.

 

Ordini e dati

Negli ultimi tre anni la piattaforma britannica ha investito massicciamente per supportare le sue capacità di calcolo e di analisi. I dati raccolti vengono sfruttati per offrire una migliore esperienza di acquisto al cliente finale, far crescere il business della piattaforma e offrire degli insight preziosi agli oltre settemila ristoranti partner per vendere di più e meglio.

“Utilizziamo l’intelligenza artificiale per analizzare il testo delle recensioni che gli utenti lasciano sulla piattaforma ed estrapoliamo il sentiment dei clienti. Questo ci aiuta a capire qual è l’opinione del clienti in generale sul servizio che offriamo, ma possiamo anche dettagliare il dato sulla singola città, ristorante o categoria” ha raccontato a StartupItalia! Monica Paoluzzi, business strategist di Just Eat Italia, durante il Netcomm Focus Food che si è tenuto a Milano. “Il ristoratore può utilizzare questi dati attraverso le dashboard che ha a disposizione e viene supportato anche dal nostro consulente commerciale, che affianca il titolare e lo supporta con analisi e dati che lo aiutano a capire dove fa bene e dove invece ci sono dei margini di miglioramento”.

 

I ristoranti del futuro

Se il singolo ristoratore può leggere le recensioni che lo riguardano abbastanza agevolmente, quando si devono analizzare i commenti per una intera categoria o una grande città il lavoro diventa impegnativo. Se in un quartiere di Milano c’è richiesta di cibo messicano ma i commenti sul servizio dei ristoranti sono negativi, questo può rappresentare un’opportunità per i locali interessati a fare meglio e per i concorrenti ad espandersi. La sfida è quella di rendere l’AI davvero intelligente: insegnandoli ad interpretare anche il sarcasmo o l’ironia nella valutazione di un post, post che magari ad una macchina può sembrare negativo quando invece è positivo.

Il segreto é proprio microtarghettizzare l’offerta, andando ad analizzare tendenze, inefficienze e opportunità di un singolo distretto. In fondo ogni quartiere è un marketplace e nelle grandi città le differenze tra una zona ed un’altra possono essere enormi.