La Silicon Valley è ormai arrivata alla fine? Una domanda tutto sommato strana, considerato che si tratta di uno dei luoghi che hanno segnato in modo indelebile questo millennio.

Parliamo infatti del quartier generale della tecnologia mondiale.

Un luogo che si è in pochi anni trasformato nella regione più innovativa del mondo, ospitando migliaia di start up e talenti che ogni giorno provano a sfidare i limiti della tecnologia. Eppure, da alcuni mesi diversi esperti hanno iniziato a discutere se per caso non ci troviamo di fronte a un modello di innovazione ormai giunto al termine. 

Silicon Valley, la pandemia sta svuotando la regione

Di sicuro, in questa analisi, la pandemia di coronavirus gioca un ruolo cruciale.

In primo luogo perché le misure restrittive la stanno progressivamente svuotando, costringendo migliaia di scienziati e ingegneri a trasferirsi altrove.  Silicon Valley è il nome che è stato conferito al sud della regione di San Francisco in California. Un termine che è diventato ormai da tempo sinonimo di tecnologia e innovazione.

D’altronde, ancora adesso, i grandi colossi tecnologici, come Amazon o Google, hanno sede in California. La crisi, come accennato in precedenza, nasce a seguito della pandemia. Lo smart working, divenuto obbligatorio a seguito delle chiusure, sta infatti costringendo il mondo della tecnologia a riorganizzarsi. E la prima conseguenza di questo si sta traducendo in un abbandono di questa regione. 

Silicon Valley, una crisi iniziata prima dell’avvento del coronavirus

Anche perché parliamo di una zona che, proprio per il fatto di essere diventato il simbolo dell’innovazione, è diventata nel corso degli anni costosissima. Gli affitti per chi ci abita sono saliti alle stelle in pochissimi tempo. E probabilmente questo ha contribuito al trasferimento di moltissimi lavoratori che, approfittando della pandemia, stanno scegliendo in massa di trasferirsi fuori dalla California.

Senza dimenticare inoltre come gli incendi, che ormai da anni affliggono San Francisco, hanno peggiorato notevolmente la qualità della vita negli ultimi anni. E questa migrazione infatti era iniziata un po prima dell’avvento del coronavirus.

Già lo scorso anno, per tutti questi motivi, diverse aziende avevano scelto di trasferire la loro sede in Texas. Tasse più basse e un costo della vita più contenuto, con il vantaggio di trovarsi a qualche migliaio di chilometri dal quartier generale. Molte persone però iniziano ad avere paura che l’abbandono della Silicon Valley possa in un certo senso frenare il grande sviluppo tecnologico che stiamo vivendo. 

Un luogo in grado di ispirare le menti più brillanti

Parliamo infatti di un luogo che non si limitava ad ospitare solamente le sedi operative dei grandi colossi hi tech, ma che negli anni era diventato un vero e proprio cluster creativo, in grado di ispirare le menti più brillanti.

Fino allo scorso anno, questa zona a sud di San Francisco, ospitava, faceva incontrare, e permette un consistente scambio di opinioni tra i più grandi talenti del settore. E d’altronde, questa in fondo era la filosofia di Google. L’azienda di Mountain View, per citare un esempio tra i tanti, ha sempre creduto nell’importanza non solo di avere una sede fisica in cui i dipendenti potevamo interagire, ma anche che questa potesse rappresentare un terreno fertile di scambi di idee e di opinione. 

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Di qui arrivò infatti anni fa la decisione di costruire dei veri e propri campus per i dipendenti vicino al quartier generale. E troppo presto ancora per fare previsioni. Di sicuro, il declino della Silicon Valley avrebbe delle conseguenze che oggi fatichiamo a immaginare. Che lo smart working possa favorire la creatività di un team è tutto da dimostrare. Ma bisognerà attendere la fine della pandemia di coronavirus, per capire fino a che punto questo declino è inevitabile.