Sono tante le aziende che hanno lanciato un singolare allarme. Aziende che operano in settori anche molto diversi tra loro. Dal mondo dell’auto motive alla telefonia passando attraverso ogni sorta di apparato tecnologico di nuova generazione tutti hanno una smodata fame di “chip”, ovvero di microprocessori.

Le auto in Cina

La carenza di chip per auto in Cina potrebbe persistere per un decennio. Fattori a breve termine come errori negli ordini dovuti a previsioni errate e interruzioni di produzione dovute al Covid-19 si risolveranno naturalmente, ha affermato Yuan Chengyin, direttore generale del National New Energy Vehicle Technology Innovation Center, organismo nazionale cinese dedicato alla mobilità avanzata. 

Il punto, è che la crescente domanda in Cina di auto elettriche, la sua mancanza di know-how tecnico interno e le tensioni geopolitiche potrebbero far persistere il problema sulla lunga durata. “L’industria dei chip cinese è sotto una pressione enorme”, ha detto Yuan in un’intervista a “Bloomberg News”. “Non credo che il problema possa essere risolto dall’oggi al domani.”

Il rimbalzo della domanda di semiconduttori in Cina

Il primo fattore è stato in realtà il rimbalzo dell’economia proprio in Cina dopo il primo duro impatto della crisi del Covid-19. Rimbalzo che ha fatto correre la domanda di chip ben oltre le aspettative. 

Proprio Huawei per altro, a causa del divieto a fare business con il colosso cinese per le società Usa (e tra queste c’è Qualcomm, tra i leader nei chip per smartphone e telecomunicazioni in genere), ha iniziato ad acquistare sul mercato tutto quello che trovava, in modo da crearsi delle riserve per sostenere la sua produzione. Non diversamente dai consumatori che facevano scorte di carta igienica e disinfettanti a inizio pandemia, lo shopping di Huawei a limitato la disponibilità sul mercato per gli player.

Nxp cita una “grave carenza” e alza i prezzi

A peggiorare la situazione c’è stato l’incendio che in ottobre per tre giorni ha devastato l’impianto di Nobeoka della giapponese Asahi Kasei Microsystems (Akm). Il nome dirà poco, ma il blocco alla supply chain di Akm è stato un durissimo colpo per tutta l’industria della componentistica elettronica utilizzata dai produttori nipponici di fotocamere e non solo. Secondo un fornitore del Sol Levante, citato da Reuters, si è arrivati a ritardi nell’ordine di oltre 10 settimane nelle consegne di semiconduttori per WiFi e Bluetooth. 

L’olandese Nxp Semiconductors, che opera soprattutto nell’automotive, ha dichiarato ai clienti di essere costretta ad alzare i prezzi su tutti i prodotti a causa di un “aumento significativo” dei costi dei materiali e di una “grave carenza” di chip. In ultima battuta, in novembre c’è stato anche uno sciopero in Francia dei lavoratori di STMicroelectronics. Secondo i sindacati le agitazioni hanno comportato un declino di circa l’8% per l’attività complessiva del gruppo, anche se fonti societarie hanno dichiarato di non avere registrato impatti sulla produzione.

L’allarme di Samsung

L’allarme arriva da Samsung, che lamenta un “disequilibrio” tra la domanda che è esplosa e l’offerta che è scarsa. “Per questo motivo – fa notare -, la penuria che ha colpito il settore dell’automobile potrebbe tracimare in altri comparti tecnologici”.

A rendere noto il problema è il Financial Times, che riporta le parole di Koh Dong-jin, capo della divisione smartphone del gruppo sudcoreano: “Non si può affermare che la questione della carenza di chip sia stata risolta al 100 per cento”. Al momento la carenza di chip colpisce principalmente il settore automotive.

Gli effetti in borsa

Intanto l’andamento del mercato dei semiconduttori si riflette anche a livello più ampio in ambito borsistico. I mercati asiatici appaiono contrastati, dopo una serie di cali, tirati verso il basso proprio dal comparto in questione, con il peso in particolare di giganti come Tsmc e Samsung. In Giappone indici contrastati, con Nikkei piatto (-0,02%) e Topix in rialzo (+0,1%), piatta anche Shanghai (-0,03%), mentre ha guadagnato Shenzen (+0,9%). A velocità alterne anche la Corea, con Kospi in calo (-0,6%) e Kosdaq in rialzo (+0,3%).

Apple

Anche la produzione di Apple sembra messa a rischio dalla crisi globale dei chip: i prossimi MacBook Pro e gli iPad attesi per il mese di aprile subiranno probabilmente dei ritardi, o saranno disponibili inizialmente in quantità limitate.