La Bioeconomia è un termine che comprende tutte quelle tipologie di attività che riescono a utilizzare le risorse biologiche, terrestri e marini senza sottoporle a nessun tipo di spreco. Lo scopo è dunque quello di valorizzare la produzione in un’ottica eco-sostenibile. 

Con l’avvento della terribile epidemia di coronavirus che ha colpito il mondo intero, questo settore sta conoscendo un’espansione senza precedenti. 

Bioeconomia: Il rapporto curato da Intesa San Paolo a Assobiotec

Intesa San Paolo e Assobiotec hanno redatto un rapporto intitolato “ La Pandemia causata dal virus Sars-Cov-2″. In questo, viene in primo luogo evidenziata la necessità di ripensare in “toto” l’intero modello di sviluppo economico.

Senza una maggiore attenzione all’inquinamento e al rispetto dell’ambiente, il futuro si presenta infatti per l’umanità tutto meno che roseo.

La Bioeconomia  può realmente porsi come un vero e proprio pilastro di quel New Deal invocato dalla Von der Leyen, di cui l’Europa sembra avere disperatamente bisogno. 

Bioeconomia in Italia: le parole di Stefania Trenti di Intesa San Paolo

In suo recente intervento, Stefania Trenti di Intesa San Paolo, ha ribadito come la bioeconomia sia al momento uno dei comparti economici fondamentali per la ripresa italiana.

La Trenti si è soffermata in particolar modo su su come si è riusciti nell’intento  di integrare l’indispensabile innovazione tecnologica con una sensibilità ambientale da parte delle imprese, che non può più essere presa sottogamba in questo mondo che ci aspetta post-coronavirus.  

Inoltre, la Trenti ha rassicurato che il sistema finanziario continuerà a sostenere con convinzione lo sviluppo di questo settore. Oltretutto, la bioeconomia è diventata di recente uno dei settori protagonisti della regolamentazione appena introdotta dalla Commissione Europea.

In questa infatti, sono contenute delle indicazioni molto precise riguardo l’utilizzo di materiali come i polimeri biobased.

Ma non solo, la stessa Commissione in questo nuovo regolamento ha invitato le aziende europee ad occuparsi e riconvertire dove ce ne fosse il caso, la gestione delle risorse in campo agricolo. 

I numeri della Bioeconomia in Italia

C’è da dire che al momento l’Italia risulta tra i paesi che hanno aderito con maggior entusiasmo a questo nuovo modello di business. Come valore assoluto di produzione infatti, si piazza al terzo posto subito prima di Germania e Francia.  Stesso discorso per quanto riguarda il numero di occupati del settore.

Anche qui, l’Italia supera e Polonia e Germania per numero di occupati. 

Soltanto nel 2017, tutte la attività riconducibili alla bioeconomia, hanno generato entrate pari a 328 miliardi di euro. Un dato superiore di quasi due punti percentuali rispetto all’anno precedente. Oltretutto al momento in questo comparto economico, risultano impiegato circa due milioni di persone, dunque un decimo del totale dei lavoratori impiegati nel paese. 

Il rapporto realizzato da Cen-Circular

Il “ Rapporto Nazionale sull’economia circolare in Italia 2020, realizzato da Cen- Circular, ha invece posto l’accento sull’urgenza di utilizzare la bioeconomia per favorire al più presto una transizione sostenibile.

Infatti, come ricorda lo stesso report, l’operato umano ha contribuito purtroppo a modificare circa il 75 per cento delle terre emerse. Senza contare che, sempre in base ai dati forniti dallo studio, il 33 per cento del suolo mondiale risulta degradato e in condizioni critiche.

Un’altra dato interessante evidenziato dal rapporto, riguarda il fatto che in Europa 348 km chilometri vengono cementati ogni anno. Una superficie enorme che corrisponde pressappoco alla grandezza di di Malta. 

Evidente dunque che dati alla mano, la bioeconomica possa essere una delle pochissime soluzioni scientifiche in gradi di ribaltare lentamente la situazione. 

Bioeconomia: occorre una strategia rigenerativa

Ma tutto questo può avvenire secondo il rapporto del Cen a patto che si attui una strategia rigenerativa. Bisogna dunque utilizzare sempre delle risorse rinnovabili nella produzione, facendo di tutto per non compromettere la natura e il già precario equilibrio dell’ecosistema. 

E in questo senso, la tutela del suolo riveste un ruolo fondamentale e strategico.

Ad oggi infatti, sotto le nostre terre, sono contenute, o meglio dire sotterrate, più di duemila miliardi di tonnellate di carbonio organico . Una cifra assurda, che lo fa diventare il secondo sink per quanto riguarda l’assorbimento dei gas serra subito dopo gli oceani. 

Una situazione molto grave, a cui bisogna ricorrere ai ripari al più presto. Anche perché questo continuo ipersfruttamento del terreno è al momento. la principale causa delle emissioni nette di gas serra.