Uno degli obiettivi dichiarati dal Pnrr, fin dal primo tavolo di discussione in Europa, è stato di varare fondi a sufficienza per favorire la transizione digitale. Un tema su cui il governo Draghi sembra aver post fin dall’inizio una particolare attenzione. L’esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce, fino ad adesso ha dichiarato di voler spendere in questa direzione, circa 24 miliardi.

Una somma che arriva dal piano Next Generation Europe, creato dall’Unione Europea per contrastare in modo efficace le conseguenze economiche generate dalla pandemia. 

Transizione Digitale, la politica italiana non ha utilizzato al meglio i fondi europei

Per farlo però Draghi dovrà scontrarsi con il fallimento storico del nostro paese con i fondi europei.

La politica italiana ha sempre infatti avuto la tendenza o non sfruttare in modo corretto i fondi stanziati dall’Ue, o a volte, a non utilizzarli del tutto. Il premier si ritrova inoltre a fare i conti con lo scetticismo delle amministrazioni locali. Queste infatti continuano a sostenere che non è il momento storico giusto per concentrarsi in modo così convinto sulla transizione digitale.

La priorità deve infatti quella di aiutare le piccole imprese e i liberi professionisti sul territorio. categorie lavorative che sono state duramente danneggiate dalle misure restrittive predisposte per contenere l’epidemia. Resta però il fatto che è dal 2014 che la politica mondiale sottolinea la necessità di adeguare il tessuto imprenditoriale al progresso tecnologico. 

La transizione digitale è strettamente legata alla sostenibilità ambientale

Anche perché si tratta di una scelta che inevitabilmente porta le aziende ad investire nella sostenibilità ambientale.

E proprio per questo sono in molti all’interno della comunità europea a sostenere che soltanto investendo nella transizione digitale si potrà realmente uscire da questa crisi economica. ma non solo, perché come accennato in precedenza, si tratta di un passaggio fondamentale anche per perseguire il nuovo green deal annunciato mesi fa dalla Presidentessa Ue Von der Leyen.

In Italia, la situazione risulta particolarmente tragica in tal senso nel Sud Italia. In questa porzione di territorio infatti, il gap digitale con il resto del mondo è molto grande. Emblematico il caso della Campania, una regione tra le più arretrate del nostro paese. Qui infatti per colmare il digital divide sono stati spesi circa 72 milioni. Una cifra irrisoria, che non colma in alcun modo il divario digitale con i paesi più sviluppati. 

A rischiare sono le nuove generazioni

A rischiare sono naturalmente le nuove generazioni, come ha più volte ribadito Draghi anche nei suoi discorsi più recenti. I più giovani infatti, nonostante completino al meglio il loro percorso di istruzione nei loro territori, si ritrovano sempre più spaesati una volta entrati nel mercato del lavoro. Impossibilitati a ritrovarsi quelle competenze digitale ormai indispensabili e che sono dunque costretti a imparare da autodidatti. Va un po meglio nel Nord Italia, dove alcune regioni hanno dimostrato l’importanza di investire nella promozione della cultura digitale e del progresso.

La Lombardia ad esempio ha investito circa 200 milioni di euro  per perseguire quest’obiettivo. Una cifra di quattro volte superiore a quella di quasi tutte le altre regioni del sud. Nel complesso però, bisogna necessariamente tirare un’amara conclusione. 

Transizione Digitale, il governo Draghi sarà in grado di invertire la tendenza?

Nell’ultimo decennio, la politica italiana non ha fatto praticamente nulla per incentivare la transizione digitale nel nostro paese. La speranza è che adesso il governo Draghi sia in grado di invertire la tendenza. In tal senso, non bisogna dimenticare che questo Piano nazionale di resilienza è una misura prettamente emergenziale. Si tratta dunque di un’opportunità storica di usare dei fondi economici che non erano mai stati concessi, quantomeno di questa entità, in precedenza dall’Europa. 

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Allo stesso tempo però non parliamo di un provvedimento strutturale, cosa accadrà nel momento in cui questi fondi vengono esauriti? La speranza è che il governo italiano riesca a varare un piano di investimenti organico e spalmato su più anni. Colmare il digital divide nella nostra nazione è ormai una necessità economica e sociale alla quale non possiamo più sottrarci.