Dalla finanza alternativa alla finanza integrata. Un cambiamento che porta ormai con sé tutti i crismi dell’inevitabilità.

Se nei suoi primi anni di vita, il fintech veniva percepito dagli ambienti finanziari come una minaccia dalla dubbia utilità, è bastato poco affinché l’industria tradizionale ne vedesse i vantaggi e accettasse di essere entrata in una nuova fase.

Con il termine fintech si indica la tecnologia finanziaria che si occupa attualmente di fornire prodotti e servizi in quest’ambito. E un recente sondaggio realizzato dalla società Lendt e presentato alla conferenza Lending Innovation Summit, svela adesso quale saranno le tendenze del futuro. Perché il progresso non si è certo fermato al fintech, di cui al massimo è una parte.

La vera sfida del prossimo decennio è infatti quella di passare dalla finanza alternativa a quella tradizionale. 

Finanza integrata, la pandemia ha semplicemente accelerato un processo già in atto

Una trasformazione incombente, che la pandemia ha semplicemente accelerato. D’altronde con una crisi mondiale che ha contratto l’economia europea di circa 11 punti percentuali rispetto allo scorso anno, affidarsi alla tecnologia sembra al momento l’unico modo per far risorgere l’intero sistema produttivo.

Anche perché, le ricerche più aggiornate in merito, come quella condotta da Mckinsey lo scorso anno, ci mostrano come difficilmente torneremo ai livelli pre-covid prima del 2030. Ed è questo il contesto con cui la finanza tradizionale si è trovata scontrarsi negli ultimi mesi. Il distanziamento sociale, che reprime la socialità come poche volte è capitato nella storia, ha inevitabilmente portato il fintech ad ampliare le sue soluzioni per i clienti. 

Le banche tradizionali stanno già abbracciando il cambiamento

In un’intervista rilasciato al sito di informazione economica EconomyUp Giuseppe Donvito, partner del progetto P101 ed esperto del settore, ha parlato di questo repentino cambiamento che il coronavirus ha portato nel mondo finanziario.

A suo parere infatti bisogna prendere atto che “sempre più banche tradizionali interagiscono profondamente con le fintech, che si trasformano in nuove entità esse stesse. I first mover di questa evoluzione hanno un chiaro vantaggio”.

Come spesso dunque accade nei grandi momenti storici di sviluppo dell’industria, a sopravvivere saranno dunque coloro che accetteranno il cambiamento senza opporsi. La strada sembra dunque tracciata in tal senso. Una vera finanza integrata, in cui consulenza e tecnologia si intrecciano in modo indissolubile per mettersi al servizio delle persone, rappresenta il futuro.

Un futuro che difficilmente può essere riscritto in tal senso. E d’altronde, sono ormai diverse le banche tradizionali che hanno deciso di abbracciare questo cambiamento. Tra queste vi è ad esempio l’istituto di credito Bbva che negli ultimi dieci anni è finito nel diventare un leader dell’innovazione tecnologica del settore con una serie di investimenti nella tecnologia molto importanti. 

Finanza integrata, inizia tutto con il lancio del brand targato Goldman Sachs nel 2018

Stesso discorso per Mastercard, che lo scorso anno ha persino lanciato un’iniziativa denominata “Mastercard Fintech Express”. Si tratta di un progetto nato per incentivare le start-up fintech a sfruttare la rete di partenship della banca. Tutte situazioni che inevitabilmente porteranno a una mutazione sostanziale nel core-business degli istituti di credito.

E un primo assaggio di questo, lo abbiamo avuto nel 2018 quando Goldman Sachs ha lanciato il brand Marcus. Una mossa che sorprese molto il settore. Nessuno infatti si aspettava che un istituto finanziario potesse avventurarsi in un’impresa del genere. 

Leggi anche: Tecnologia applicata al settore bancario, mutazioni in atto

Il successo di questa iniziativa, che negli anni ha indotto più di 500 mila investitori a depositare nel progetto circa 21 miliardi di sterline, sembra testimoniare in modo inequivocabile come la finanza tradizionale si trovi di fronte a un cambiamento forte e al contempo impossibile da evitare.