Alla fine, la decisione di Apple è stata quella di posticipare, in una data da definire, l’attivazione di un nuovo servizio a causa delle proteste delle associazioni.

Si tratta che avrebbe permesso di poter rintracciare e identificare la possibile presenza di immagini pedopornografiche su iPhone e altri dispositivi prodotti dall’azienda di Cupertino. Una novità che era stata ufficializzata ad inizio agosto . Anche se inizialmente, sarebbe stata resa attiva soltanto negli Stati Uniti con l’aggiornamento in autunno del sistema operativo. Dai giorni successivi all’annuncio però, Apple ha dovuto fare i conti con le proteste di diverse associazioni che si occupano di tutela della privacy.

Queste infatti hanno fin da subito manifestato la loro contrarietà a questa misura. Troppi i pericoli per i cittadini, che rischiano di essere così ulteriormente tracciati e controllati dalla tecnologia. 

Come funziona Neural Hash

E alla fine, la loro battaglia è stata accolta da Apple. Il colosso hi tech ha dunque deciso di metterne in stand by l’attivazione. Un nuovo capitolo sulla protezione dei dati personali, e il dibattito in tal senso è appena iniziato. Da un lato un tracciamento che riduce una privacy degli utenti che già adesso risulta ai minimi termini. Dall’altro, l’esigenza di tutelare le possibili vittime della pedopornorafia su internet.

L’applicazione creata dall’azienda di Cupertino si chiama Neural Hash.  Il programma permette di confrontare porzioni diverse di immagini, cercando corrispondenze sulla possibile presenza di materiale pedopornografico. Se ad esempio il sistema identifica 30 corrispondenze sulla stessa foto, viene immediatamente segnalato ai moderatori dell’azienda. A loro spetta poi il compito di verificare manualmente la segnalazione ricevuta e mettersi in contatto con le forze dell’ordine laddove si riscontri un crimine. Apple continua però a difendere questo sistema, sostenendo che non lede in alcun modo la privacy degli utenti e non introduce criteri meno stringenti a riguardo. Rassicurazioni che però non sono bastate. 

Apple, la raccolta firme dell’Electronic Frontier Foundation

L’Electronic Frontier Foundation, una delle più grandi organizzazioni al mondo al mondo che si occupa della libertà della rete, è riuscita a raccogliere in pochissimi giorni 25mila firme contro la novità annunciata da Apple. All’azienda, viene riconosciuto il lodevole intento di voler aiutare le forze degli ordini e le vittime nel contrasto alla pedopornografia. Ma è stato inaccettabile, secondo molte associazioni, il fatto che Apple volesse introdurre questo sistema senza aver mai cercato il confronto con le associazioni a tutela dei consumatori che si occupano del tema. Anche perché si trattava di un’innovazione che avrebbe fin dal principio coinvolto decine di milioni di utenti in America.

E così alla fine della scorsa settimana, il colosso hi tech ha comunicato, con una nota ufficiale pubblicata sul sito che “visti i riscontri da parte dei clienti, dei gruppi per la tutela dei minori, dei ricercatori e di altri soggetti, abbiamo deciso di prenderci altro tempo nei prossimi mesi per raccogliere suggerimenti e apportare dei miglioramenti prima di diffondere queste funzionalità essenziali per la sicurezza dei bambini”. 

Apple, ci troviamo di fronte a uno dei pochissimi dietrofront della storia dell’azienda

Una scelta che naturalmente ha convinto le associazioni, anche perchè si tratta di uno pochissimi ripensamenti di un’azienda che solitamente, prende qualunque decisione in autonomia, ascoltando raramente il parere dei privati cittadini a riguardo. Apple ha però lasciato chiaramente intendere che l’iniziativa è stata per l’appunto, soltanto sospesa. Si cercheranno adesso nuove soluzioni per implementare che trovino il favore delle associazioni di categoria. 

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La speranza è che stavolta però, si inizi un reale tavolo di concertazione con chi per lavoro, prova a tutela e difendere la privacy su internet degli utenti.