Nonostante l’avvento della pandemia abbia costretto il mondo intero ad accelerare i processi di digital transformation nelle aziende, nel nostro paese la strada è ancora lunga. Non basta infatti limitarsi a implementare un’innovativa infrastruttura digitale per proiettare l’industria nel futuro. 

Digital Transformation, la cultura aziendale prima di tutto

Parliamo infatti di un processo di trasformazione digitale che per quanto inevitabile, ha bisogno di un certo tipo di competenze e cultura aziendale per avere successo. Ed è proprio sul versante della cultura interna ad un’impresa, che l’Italia sembra ancora particolarmente carente.

Manca infatti la consapevolezza del modo in cui le nuove tecnologie devono intrecciarsi alla nostra vita lavorativa, per non essere viste come una realtà separata dal contesto aziendale. Invece fin troppo spesso ci si trova ancora davanti ad imprenditori che decidono di dare il via a un processo di digitalizzazione della propria impresa per semplice moda. Magari approfittando dei fondi concessi da Industria 4.0 ma senza però considerare questi investimenti parte integrante di una trasformazione più grande. 

Sergio Crippa (Hpe): implementare queste tecnologie con la giusta consapevolezza

E che il nostro paese sia particolarmente indietro nel prendere atto di una processo ormai inevitabile, è una tesi fortemente caldeggiata da Sergio Crippa, sales manager dell’azienda Hpe, che ha fornito una panoramica della situazione in un’intervista concessa a al quotidiano on line Industria Italiana. E secondo il manager, nel momento in cui si decide di implementare delle nuove tecnologie, bisogna farlo soltanto se si è in grado di supportare questo processo.

Non ha senso dunque approfittare dei fondi statali e investire nella digitalizzazione, se dietro non c’è un chiaro percorso volto ad innovare l’azienda oltre il lato meramente tecnico. Ed è questo a parere di Crippa l’approccio più pericoloso da evitare ad ogni costo: “Se mi offrono una vacanza gratis al polo nord, e a me piace il caldo, non ci vado solo perché è gratis. Gli aiuti governativi sono un’ottima cosa; è fantastico avere lo Stato che mette a disposizione delle risorse per favorire la trasformazione digitale. Ma un percorso di digitalizzazione deve essere immaginato e realizzato a prescindere dagli aiuti”.  

Anche perché, questa tendenza ha dato il via a un fenomeno molto negativo all’interno delle imprese negli ultimi anni. Proprio per sfruttare l’occasione degli aiuti di stato diverse aziende nel nostro paese hanno iniziato dei processi di digital transformation. Progetti però mai completato e finiti nel dimenticatoio, in quanto non nascevano da una reale volontà di proiettarsi nel futuro, ma dalla possibilità di accaparrarsi in primo luogo dei nuovo fondi.

Ma come spiegato in precedenza, non può esistere una vera trasformazione aziendale in quest’ambito, se non si agisce in modo diretto sulla cultura all’interno dell’impresa. Di sicuro, la pandemia sta giocando un ruolo decisivo nel far prendere coscienza agli imprenditori di questa necessità. 

La pandemia ha accelerato un processo già in atto, ma le criticità permangono

Ed è un dato di fatto come l’utilizzo di nuove tecnologie digitali, nel mondo post-coronavirus, sia cresciuto a un livello mai visto. L’adozione ad esempio della tecnologia cloud, che prima della pandemia coinvolgeva il 6 per cento delle aziende sul territorio, riguarda adesso un terzo di tutto le imprese nel nostro paese.

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Crippa però continua a premere sul fatto che diventa inutile implementare le nuove tecnologie nella propria azienda se poi non si è disposti a cambiare mentalità. A fare insomma in modo che il cambiamento sia reale e riguardi innanzitutto l’approccio con cui utilizzare le novità che questa avanguardia tecnologica sta portando all’interno delle aziende. La strada insomma è ancora lunga perchè ciò che deva cambiare in primo luogo è la cultura aziendale.