Potrebbe esserci il vaccino per il coronavirus. È una sfida contro il tempo. Il Coronavirus si sta diffondendo rapidamente in gran parte del mondo; dalla Cina all’Italia, passando per l’Europa, l’Africa e svariati Paesi asiatici. E proprio mentre il virus ha varcato il confine gli Stati Uniti, arriva la notizia che tanti, tutti auspicano da tempo: potrebbe esserci il vaccino.
A darne la notizia è il “Wall Street Journal”: usando tutti i condizionali d’obbligo, la casa farmaceutica statunitense “Moderna”, che sta lavorando sul vaccino per il Covid-19 insieme al National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) e al NIH, National Institute of Health’s, ha spedito il primo lotto del suo farmaco, sviluppato rapidamente, ai ricercatori della Casa Bianca, che lanceranno i primi test umani per verificare se il vaccino sperimentale possa aiutare a debellare l’epidemia. 

Moderna Pharmaceuticals

Moderna Pharmaceuticals ha inviato le fiale di vaccino dal suo impianto di produzione di Norwood, nel Massachusetts, all’Istituto Nazionale delle Allergie e Malattie Infettive di Bethesda. La società entro la fine di aprile potrebbe iniziare un test clinico su circa 20-25 volontari sani.
I primi risultati si potrebbero avere tra luglio e agosto. Entrando, invece, proprio nel merito scientifico, il vaccino contro il Coronavirus creato da Moderna si chiama “mRna-1273” e la sua principale componente è la proteina “S” che ospita l’infezione cellulare, come è già avvenuto con la Sars.
Insomma, in questo momento la società americana sarebbe in “pole” ma non è certo l’unica industria farmaceutica in gara. È infatti lunga la lista delle società che stanno febbrilmente lavorando per trovare “l’elisir” in grado di combattere il virus del secolo.

La corsa al vaccino blocca coronavirus

Dietro molte di queste c’è il “benefattore” Bill Gates. La partnership “Coalition for Epidemic Preparedness Innovations” (Cepi), lanciata al World Economic Forum di Davos nel 2017 da Bill e dalla moglie Melinda, lo scorso 28 gennaio ha annunciato il sostegno finanziario alla ricerca dell’antidoto al virus.
E se Moderna in questo momento è davanti a tutti, sono in dirittura di arrivo gli studi di altri due istituti, la casa farmaceutica “Inovio”, in Pennsylvania, e l’Università del Queensland, in Australia.
Inovio ha già ricevuto 9 milioni di dollari dalla Cepi dopo i 56 milioni ottenuti negli anni scorsi per le ricerche sulla Mers, la sindrome respiratoria mediorientale da Coronavirus. Inovio Pharmaceuticals, di Plymouth Meeting, starebbe mettendo a punto nei suoi laboratori di San Diego un vaccino che, secondo quanto affermato dal suo Ceo Joseph Kim, potrebbe essere testato in Usa e Cina all’inizio dell’estate.
A lavorare sul Coronavirus sono anche i ricercatori dell’Università del Queensland. In tre settimane, hanno prodotto un vaccino basato sulla tecnologia “molecolar clamp” (letteralmente morsetto molecolare). A loro dire, potrebbe essere ancora più efficace nel creare una risposta immunitaria al virus.

Alla corsa per il vaccino partecipano anche altri colossi della farmaceutica come Johnson & Johnson, GlaxoSmithKline e Sanofi

Oltre a motivi meramente “filantropici”, è chiaro che il primo che taglierà il traguardo in questa folle corsa avrà dei ritorni economici davvero notevoli.
Basta vedere l’andamento in Borsa del titolo di Moderna per rendersene conto: l’azienda vola a Wall Street. Poche ore prima che venisse comunicata la notizia del vaccino contro il coronavirus, il titolo Moderna aveva chiuso in positivo dell’1,94%.
In sei mesi il titolo dell’azienda del Massachusetts ha guadagnato a Wall Street il 24,18%.
L’antidoto è dunque una necessità umanitaria impellente. Che gonfierebbe anche le tasche di alcune multinazionali in giro per il mondo…