La partita che si gioca intorno al Recovery Found è fondamentale per le sorti dell’Europa. Mentre l’Italia auspica che la quata di fondo perduto rimanga di 80 miliardi e quella da restituire di 90, i paesi detrattori con l’Olanda in testa vorrebbero ridimensionarla.

Ma per il presidente del consiglio Giuseppe Conte il ragionamento andrebbe inquadrato in forma più affine alla “sfida epocale”. Cioè: il punto non sono solo i soldi, ma la filosofia che c’è dietro il nuovo fondo, strumento inedito che va a riequilibrare le asimmetrie tra i paesi dell’Unione, tra chi è stato più colpito dalla crisi del covid e chi meno, con l’obiettivo ultimo di salvare l’eurozona. 

Tradotto: cade un paese – tipo l’Italia – cadono tutti, l’argomento che effettivamente ha convinto Angela Merkel ad agire insieme ad Emmanuel Macron, sfornando un piano franco-tedesco che è servito da canovaccio alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per il ‘Next generation Eu’ presentato la settimana scorsa.

 

Cos’è il Recovery Found?

Con lo scoppio della pandemia da Coronavirus e il conseguente stallo dell’economia per l’Unione europea, Bruxelles ha dato il via libera ai Paesi membri per spendere contro la recessione. Per farlo, ha di fatto congelato il Patto di stabilità, l’accordo per il controllo delle rispettive politiche di bilancio. Ma i Paesi Ue, in particolare i più colpiti, hanno chiesto anche un piano d’aiuti. Le trattative hanno riguardato, non senza tensioni, Mes, Coronabond e Recovery Fund.

Il piano del Recovery Fund stilato dalla Commissione parla di 750 miliardi di euro. La cifra complessiva (da record nella storia dell’Unione) è pensata per essere divisa tra i Paesi membri che stanno fronteggiando la crisi più grave da Coronavirus. La cifra è talmente elevata che la Commissione ha erogato dei bond ad hoc (cioè delle emissioni di debito) che avranno come garanzia il bilancio dell’Ue. In generale, si tratta di 500 miliardi di contributi a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti.

La vera novità (nonché una delle vittorie del fronte franco-tedesco, ma anche dell’Italia e della Spagna) è che il debito di quei prestiti sarà messo in comune: a ripagarlo non saranno i singoli Paesi che riceveranno i finanziamenti, ma la stessa Commissione europea. Si tratta inoltre di un prestito a lunga scadenza: la restituzione dovrà avvenire tra il 2028 e il 2048.

 

Un compromesso inevitabile

La risposta dell’Europa alla crisi economica innescata dalla pandemia da coronavirus è stata “adeguata e rapida“, nonostante un “minimo di difficoltà” all’inizio dovute anche al fatto che “tanti Paesi hanno quasi voluto negare l’evidenza” di quello che stava accedendo. E anche se l’Unione “non uscirà da questa crisi con un assetto federale“, le condizioni per una ripartenza con “un’idea nuova di futuro” ci sono.

Antonio Parenti, appena insediato alla guida della Rappresentanza della Commissione europea a Roma, in un’intervista fa il punto su sfide e prospettive di fronte ai Ventisette partendo dalla scommessa sulla quale si gioca il primo tempo dell’uscita dalle secche della crisi, il Recovery Fund. “Alla fine il compromesso sarà necessario” e anche i Paesi cosiddetti frugali “dovranno trovare un accordo” nel loro stesso interesse.

Paesi come l’Austria, l’Olanda, la Svezia, “sono estremamente aperti al commercio internazionale” e di fronte al rischio sempre più concreto di una “segmentazione dei mercati” a livello mondiale, che sarà ancora più radicale nel caso in una rielezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, “il mercato unico europeo diventerà una valvola di sicurezza per tutti, anche per loro”.

 

L’Italia rischia di essere cotta a fuoco lento

In un articolo apparso qualche girno fa sul Fatto Quotidiano, Paolo Ferrero, esponente della sinistra italiana fa una disamina che prende le distanze sia dalla maggioranza di Governo sia dall’opposizione.

In primo luogo – scrive Ferrero – a me pare che le classi dominanti, guidate dal governo francese e tedesco, abbiano fatto una scelta precisa di rafforzamento dell’Europa. Nel 2008-2013 quelle stesse classi dominanti hanno usato la crisi per gerarchizzare e disciplinare gli stati nazionali, obbligandoli a destrutturare welfare e diritti dei lavoratori. Per farlo hanno rischiato la disgregazione dell’area dell’Euro.

Oggi, nella crisi della globalizzazione innescata dalle politiche di Trump e suggellata dagli effetti del coronavirus, quelle stesse classi dominanti scelgono l’Europa come terreno strategico. Il senso dell’accordo tra Merkel e Macron sta qui, nella consapevolezza che il terreno europeo è necessario ad entrambi per competere nella nuova situazione caratterizzata dalla crisi della globalizzazione e dalla neoregionalizzazione dell’accumulazione.

 

Orbán si schiera contro: trattativa in salita

Lo European recovery fund è assurdo e perverso, privilegia i paesi ricchi e non quelli più poveri all´interno dell´Unione europea“. Ecco le parole con cui nella consueta intervista addomesticata alla radio pubblica il popolarissimo premier-autocrate sovranista Viktor Orbán, alleato politico di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ha celebrato i suo primi dieci anni al potere in Ungheria con un pesantissimo attacco all’talia. 

Pronunciando cioè un durissimo “no” ad aiuti europei importantissimi soprattutto per l’Italia e gli altri paesi più colpiti dal Covid 19. In altre parole l’Italia, terzo paese donatore dell’Unione europea dalla quale l’Ungheria riceve enormi fondi di coesione vitali per la sua crescita (pur rifiutando le quote di ripartizione di migranti e profughi e quindi lasciandoli tutti in paesi donatori come Italia, Germania o Francia), per Orbán è un nemico da ostacolare e non un amico.

 

Come verranno spesi i soldi?

L’utilizzo delle risorse tuttavia, precisa la Commissione è legato a una serie di indicazioni che l’esecutivo europeo ha inserito nel suo documento. E Bruxelles definisce chiaramente le sue priorità per l’utilizzo dei fondi che arriveranno dal nuovo strumento messo in campo dalla Commissione e dalle risorse del Bilancio pluriennale della Ue se la proposta dell’esecutivo europeo passerà l’esame degli Stati membri. Queste alcune delle priorità:

 

Economia ‘verde’ e digitale

La conversione ‘verde’ dell’economia europea e la digitalizzazione restano le priorità indicate dalla Commissione: la doppia transizione “verso un’Europa verde e digitale rimane la sfida principale di questo generazione”, scrive l’esecutivo Ue nel documento che invita a “investire su vasta scala, nelle energie rinnovabili e soluzioni a idrogeno, trasporto pulito, cibo sostenibile e un’economia circolare intelligente”.

 

Politiche di coesione

La Commissione propone una nuova iniziativa chiamata REACT-UE per aumentare il sostegno alla coesione, ovvero alle politiche messe in campo dalla Ue per ridurre il divario tra le diverse regioni europee e colmare i ritardi delle regioni meno favorite.

Attraverso REACT-EU, la Commissione propone di mettere in campo 55 miliardi di euro in più per finanziare la politica di coesione fino al 2022. Finanziamenti supplementari saranno previsti nel periodo 2020-2022 per gli attuali programmi di coesione e per il Fondo di aiuti europei agli indigenti Il finanziamento aggiuntivo sarà assegnato in base alla gravità del’impatto economico e sociale della crisi, compreso il livello di disoccupazione giovanile e la relativa prosperità degli Stati membri.

 

Clima, più risorse al fondo di transizione.

La Commissione propone di fornire un sostanziale finanziamento aggiuntivo di 30 miliardi di euro per il Just Transition Fund, portando il totale a 40 miliardi di euro. I finanziamenti potranno essere utilizzati per alleviare gli impatti socioeconomici della transizione verso la neutralità climatica nelle regioni più colpite, sostenendo ad esempio per la riqualificazione dei lavoratori, l’aiuto alle Pmi per creare nuove opportunità economiche e investire nell’energia pulita e nell’economia circolare.

Il meccanismo di transizione sarà sostenuto da 1,5 miliardi di euro provenienti dal bilancio dell’UE e da 10 miliardi di euro di prestiti da parte della Banca europea per gli investimenti. Complessivamente i pilastri del meccanismo di transizione giusta dovrebbero mobilitare fino a 150 miliardi di euro di investimenti “per garantire che nessuno rimanga indietro durante la transizione verde”.

 

Rafforzare la sanità e prevenire le crisi

Parte delle risorse messe sul tavolo, secondo la proposta della Commissione, dovrà servire per per rafforzare la sicurezza sanitaria e prepararsi “per future crisi sanitarie”. La Commissione propone un nuovo programma che si chiamerà EU4Health dotato di 9,4 miliardi, per “un importante rafforzamento rispetto alle precedenti proposte nell’ambito europeo”.

Ci sarà anche un Social Fund Plus, un nuovo programma per garantire che l’Unione sia dotata delle capacità essenziali per “creare un quadro globale per la prevenzione, la preparazione e la prevenzione delle crisi sanitarie dell’UErisposta, integrando e rafforzando gli sforzi a livello nazionale e il sostegno regionale a sistemi sanitari nell’ambito della politica di coesione”.

 

Più fondi alla protezione civile europea

“Una chiara lezione della pandemia è che l’Europa deve essere in grado di reagire in modo più rapido e flessibile alle gravi crisi transfrontaliere, data l’entità della potenziale perturbazione delle nostre economie e società”, scrive la Commissione che ha deciso di rafforzare RescuEU, il meccanismo europeo di protezione civile.

La dotazione finanziaria sarà aumentata a 3,1 miliardi di euro, finanziando investimenti nelle infrastrutture di risposta alle emergenze, capacità di trasporto e squadre di supporto per le emergenze.

 

Ricerca scientifica, piano da 95 miliardi

La Commissione intende destinare un finanziamento al programma ‘Orizzonte Europa’ pari a 94,4 miliardi di euro per aumentare il sostegno europeo alle attività di ricerca e innovazione legate alla salute, per aumentare lo sforzo di ricerca alle sfide come la pandemia di coronavirus, l’estensione degli studi clinici, misure protettive, virologia, vaccini, trattamenti e diagnostica e traduzione di risultati della ricerca sulle misure di politica di sanità pubblica.

 

Agricoltura

Nel piano della commissione sono previsti investimenti anche per l’agricoltura: “le aree rurali avranno un ruolo vitale da svolgere nel realizzare la transizione verde”, scrive Bruxelles che propone di rafforzare il bilancio del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale di 15 per sostenere gli agricoltori e le aree rurali nel fare i cambiamenti strutturali necessari per attuare il Green Deal europeo, in particolare per sostenere il conseguimento “degli obiettivi ambiziosi nella nuova biodiversità e strategie Farm to Fork”.