Ha rivoluzionato la cucina di milioni di famiglie in tutto il mondo e ora naviga in brutte acque, il marchio storico dei contenitori da frigo Tupperware adesso è stato in ginocchio a causa del Lockdown. Un crollo che ha favorito nettamente un concorrente diretto come Amazon che con la crisi ha aumentato a dismisura i suoi introiti.

 

Piano di contenimento

Per contenere la crisi, il 26 maggio l’azienda ha proposto ai suoi creditori di ricomprare circa un terzo di un prestito da 600 milioni di dollari (546 milioni di euro), che deve essere restituito tra un anno. Tupperware vorrebbe ricomprarlo a prezzi scontati, pagando 45 centesimi per ogni dollaro. In questo modo spera di alleggerire la pressione economica sull’azienda e riuscire a ripagare il resto del debito tra un anno.

 

Genesi della crisi

La crisi di Tupperware è stata aggravata tra febbraio e marzo dalle restrizioni dovute al coronavirus e da un’indagine finanziaria sulla sua filiale in Messico dedicata ai cosmetici; l’indagine aveva anche rimandato la chiusura dell’anno finanziario. A febbraio l’azienda ha comunque detto di aspettarsi, per il 2019, una diminuzione delle vendite almeno del 12 per cento rispetto all’anno precedente. Già da ottobre l’allora direttrice esecutiva Patricia Stitzel ha spiegato che «di base, le persone non sono più legate al marchio»; un mese dopo aveva dato le dimissioni, dopo solo 18 mesi di incarico.

 

Dagli incontri analogici all’online

Dopo mesi di ribassi, recentemente, un forte andamento positivo in borsa ha trovato riscontro nell’aumento complessivo dei ricavi (477,2 milioni di dollari +14% rispetto al terzo trimestre del 2019) e degli utili (+341% 34.4 milioni), come riportato nei risultati del terzo trimestre del 2020. 

 

Il segreto della rinascita

Ma qual è il segreto di questa rinascita? Per l’azienda un fattore determinante è stato lo spostamento sul digitale, passo non scontato per un modello di business sviluppato intorno al network marketing.

“L’online rappresenta uno strumento imprescindibile per supportare l’attività e mantenere il contatto con i clienti quando proprio la possibilità di contatto fisico è venuta meno, come durante il lockdown – fanno sapere da Tupperware Italia – . Nei paesi in cui l’online è già da tempo presente e la forza vendita ha già dimestichezza con strumenti digitali e vendite online, come Stati Uniti e Canada in Nord America e la Germania in Europa, la pandemia ha giovato alla vendita dei nostri prodotti. In Italia, invece, non abbiamo ancora uno store online e abbiamo avuto più difficoltà. Per questo abbiamo deciso di puntare sullo smart party, ossia un party a distanza, in cui le nostre consulenti fanno le dimostrazioni in ambiente virtuale, tramite strumenti come Zoom, WhatsApp o Facebook Messenger. Alla fine della dimostrazione è possibile ordinare digitalmente, tramite un i.paper cliccabile, i prodotti presentati dalla consulente culinaria che ha organizzato il party virtuale”.

 

Gli esordi

Tupperware ha fatto successo grazie alla vendita diretta, una strategia alla radice del funzionamento dell’azienda. Venne fondata, infatti, nel 1946 dal chimico Earl Tupper ma le vendite ingranarono solo negli anni Cinquanta, quando Tupper assunse come segretaria Brownie Wise e le diede il compito di ingaggiare una rete di donne per sponsorizzare e vendere i contenitori di plastica e con coperchio ermetico che aveva inventato. 

Nacque il cosiddetto metodo Home Party Plan: un rappresentante di Tupperware ingaggiava casalinghe, e poi anche donne che lavoravano, per organizzare festicciole a casa o al lavoro dove venivano presentati e venduti i prodotti di Tupperware. Le invitate erano amiche, vicine e colleghe a cui venivano mostrati i prodotti in un’atmosfera informale e piacevole. La padrona di casa riceveva in cambio un regalo, che dipendeva anche dalla buona riuscita delle vendite.

 

Il ritorno

Per Alessandro Ruocco, consulente finanziario indipendente e blogger, i fattori che hanno segnato il rilancio di Tupperware sono tre. “La qualità percepita dei prodotti, la loro disponibilità anche online e la necessità delle famiglie di fare scorte alimentari. Questo ritorno alla socialità avrà un impatto negativo non solo su Tupperware, ma su tutto il comparto dei prodotti per la conservazione degli alimenti”.