I detti popolari non tramontano mai. Se è vero che hanno pur sempre un fondo di verità. Un po’ come per “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Che potrebbe essere applicato alla perfezione per questa brutta storia legata al fantasmagorico mondo delle energie rinnovabili. Sì, che piacciono a tutti, che fanno riempire la bocca di parolone come “sostenibilità”, “transizione energetica” e altre amenità del genere. Ma che poi, stringi stringi, se non c’è il business dietro, fanno gola davvero a pochini… I fatti: il quinto bando del Gse (Gestore dei servizi energetici) per assegnare incentivi a centrali elettriche pulite per 2.461 megawatt di potenza è andato praticamente a vuoto. Peggio perfino del drammatico quarto bando e ha attributo aiuti ad appena 297,7 megawatt di richieste”, riporta “Il Sole 24Ore”. Vediamo come stanno le cose.

Aste e rinnovabili

Il problema non è nelle aste del Gse. “Il problema è che le autorizzazioni per gli impianti alimentati da energie rinnovabili (eolico, solare, idroelettrico, biometano e così via) sono lentissime e spesso non arrivano, contestate dai comitati di ambientalisti per la tutela del paesaggio e dell’habitat”, spiega il quotidiano finanziario italiano. Insomma, partecipare diventerebbe controproducente. I dati non mentono mai. Il risultato del quinto bando ha visto andare in fumo addirittura l’88% delle offerte per incentivi alle rinnovabili. Il bando precedente aveva allocato un già modesto 25% di offerte di incentivi a solare, eolico e altre tecnologie rinnovabili. Una caduta inesorabile.

Flop ed incertezze

Il motivo principale dell’abbandono? Molti impianti eolici, fotovoltaici, idroelettrici, a biomasse, di biometano e così via non riescono a superare il blocco delle autorizzazioni. Proteste, sit in, politica che non decide. Nel campo delle rinnovabili siamo nel classico caso del “tutti le vogliono, ma lontano da casa”. A fronte dell’ennesimo flop dell’asta del Gse, qualcosa finalmente si muove. Il senatore leghista Paolo Arrigoni è il primo ad intervenire: “Non è possibile continuare in questo modo e che a meno di un intervento radicale ed efficace del nuovo decreto Semplificazioni dovremo rassegnarci a dire addio agli obiettivi sulle rinnovabili della transizione energetica. Ricordo infatti che per adeguarsi ai nuovi target di decarbonizzazione europei entro il 2030 l’Italia dovrà installare circa 70 nuovi GW di capacità. Gli operatori che vogliono investire chiedono inoltre certezze”.

I contratti diretti

Se le aste vanno deserte, di certo non si sbloccano gli investimenti in energia pulita. In particolare, è rigoglioso il mercato dei contratti di fornitura diretta fra produttori e grandi consumatori. L’ultimo in ordine di tempo: Axpo Italia e Canadian Solar hanno firmato un long term power purchase agreement (Ppa) per l’acquisto dell’energia prodotta da due impianti in via di sviluppo. La capacità complessiva è pari a 12 megawatt fotovoltaici. Il polo si trova tra Ragusa ed Enna, nel bel mezzo della Sicilia. Altro step: il colosso chimico belga Solvay punta sull’energia rinnovabile e ha firmato un Ppa fisico con Falck Renewables della durata di 10 anni. Il progetto prevede lo sviluppo del solare in Puglia. Il 70% dell’elettricità prodotta dall’impianto andrà a beneficio di quattro dei sei stabilimenti italiani di Solvay: Bollate, Ospiate, Livorno e Rosignano, ottenendo una riduzione di emissioni annue di CO2 di oltre 15 mila tonnellate.