Come mai alcune città italiane sono state invase da mezzi a noleggio (car/bike/scooter sharing e recentemente monopattini elettrici)?

Merito o colpa del provvedimento che prevede l’investimento di 164 milioni di euro in 81 comuni italiani mirato ad implementare la mobilità sostenibile casa-scuola casa-lavoro nelle città o raggruppamenti di Comuni al di sopra dei 100 mila abitanti.

Promuovendo e finanziando pratiche come l’uso della bicicletta, il bike sharing, il car pooling, la mobilità elettrica collettiva, l’introduzione di mobility manager nelle amministrazioni pubbliche e nelle aziende – afferma il Ministro dell’Ambiente Sergio Costasi punta a qualificare ambientalmente la cultura della mobilità, a migliorare la qualità della vita e dell’aria nelle città e a ridurre le emissioni di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici“.

Gli interventi riguarderanno percorsi ciclabili e pedonali, servizi di mobilità condivisa, opere per l’integrazione modale, percorsi ciclabili e pedonali, trasporto collettivo, mobility management, sistemi Its, servizi di accompagnamento, moderazione del traffico.

L’alleanza tra tecnologia e sostenibilità

Il processo di incentivazione alla mobilità si inserisce in una più ampia riflessione che vede al centro del dibattito e dei nuovi processi produttivi proprio il concetto di “Sostenibilità”.

Come fare in pratica a rendere strumenti di sostenibilità l’intelligenza artificiale, i robot, i big data, la blockchain o le diverse piattaforme senza cadere nel tranello del paralizzante giudizio etico-morale?

LEGGI ANCHE Piattaforme digitali e Blockchain: opportunità e sfide per le aziende

La paura ed il rischio paventati dai più, circa la possibilità che l’IA possa sottrarre in un futuro prossimo forza lavoro devono essere soppiantati da un sano e positivo ottimismo in grado di guardare oltre, individuando in questi strumenti “risorse” che possono migliorare la nostra vita.

Intelligenza Artificiale e sostenibilità

La domanda, dunque, non è se l’intelligenza artificiale crei o distrugga posti di lavoro, ma come fare per sviluppare un’intelligenza artificiale che renda il mondo più sostenibile.

Sostenibilità digitale. Perché la sostenibilità non può fare a meno della trasformazione digitale Stefano Epifani

Il libro di Stefano Epifani

E’ questa la strada proposta dal libro “Sostenibilità digitale. Perché la sostenibilità non può fare a meno della trasformazione digitale” dell’advisor dell’Onu sugli impatti della digital transformation e presidente del Digital transformation institute, Stefano Epifani.

Pensare la sostenibilità senza tecnologie non è sostenibile, si riduce a decrescita felice, un concetto che tecnicamente non sta in piedi“, racconta Epifani spiegando che “la sostenibilità digitale è la capacità di utilizzare la tecnologia strumentalmente per perseguire gli obiettivi di sostenibilità fissati dall’Agenda 2030 del Onu“.

Il primo passo necessario a mettere in campo un’alleanza tra tecnologia e sostenibilità, secondo l’autore, è quello di sviluppare a tutti i livelli della società una vera e propria cultura condivisa della tecnologia“. L’interesse e la conoscenza della tecnologia sono fondamentali, in un mondo in cui la vita delle persone ne è pervasa a fondo, come dimostrano dalle storie di cinque uomini e donne raccontate nel libro: il giornalista Valerio, l’imprenditrice Anna, il tassista Alfio, l’agricoltore Domenico e la dottoressa Carla.

Il rischio di non cogliere le opportunità di cambiamento

Il rischio è quello di fare come i vetturini inglesi che, per contrastare la diffusione delle prime automobili, avevano ottenuto la legge Red flag act, che imponeva agli automobilisti di essere preceduti da una persona che sventolava una bandiera rossa. Invece la trasformazione digitale va guidata e accompagnata e qualche segnale positivo in questo senso c’è, secondo Epifani, che vede “una presa di coscienza a livello internazionale da parte di alcuni parti della politica. Per esempio, a livello europeo, dove la commissaria Von der Leyen sta investendo moltissimo in sostenibilità digitale“. In Italia, invece, c’è una generazione di politici, che non capiscono la tecnologia e non ne sono interessati“, chiude l’autore.

Il libro, contiene anche esempi delle tecnologie più promettenti e delle loro possibili applicazioni per lo sviluppo sostenibile, dal cloud computing ai social network, dall’Internet of things alla stampa 3d.