Le startup sono salve. Per ora. E solo quelle nate negli ultimi anni. Stiamo parlando di quelle costituite on line, senza bisogno di passare dal notaio e da spese alte per la loro nascita. Ottiene un primo successo l’emendamento del deputato 5 Stelle, Luca Carabetta, che prevede il ripristino della modalità di costituzione online delle startup e la validità di quelle nate via web dopo la sentenza del Consiglio di Stato. Già, quella magistratura che lo scorso 29 marzo scorso ha annullato il decreto del ministero dello Sviluppo economico (Mise) che permetteva la costituzione delle startup innovative direttamente online. In pratica, senza alcuna “vidimazione” del notaio, quindi senza atto pubblico. Pochi giorni fa, invece, la commissione Bilancio della Camera dei deputati ha ammesso per metà, infatti, l’emendamento Carabetta. Temporaneamente, solo nella parte che si propone di “salvare” dalla nullità le startup costituite on line in questi anni.

Startup “semplificate”

La procedura semplificata, per ora, non è ammessa. Il deputato Carabetta annuncia battaglia. Sta di fatto che il vaglio di ammissibilità apre il percorso parlamentare dell’emendamento, su cui il governo dovrà esprimere il proprio parere. Insomma, il percorso è ancora lungo e non è possibile fare un pronostico di come si chiuderà tutta la faccenda. Intanto, ecco i capisaldi del documento di Carabetta per aprire le startup:

  • atto pubblico notarile, anche informatico ovvero telematico, senza la presenza fisica delle parti quando c’è collegamento con il notaio tramite piattaforma web che consenta la videoconferenza e con apposizione di firma digitale;
  • procedura telematica che, previa identificazione elettronica del richiedente, consenta la redazione dell’atto costitutivo mediante scrittura informatica privata.

La proposta emendativa allarga la possibilità di costituzione online anche alle società Srl e Srls con opzione notaio/senza notaio.

Ma quanto mi costi?

Tutto verte sulla questione costi. Già, ma quanto costa aprire una nuova startup al giorno d’oggi? Sul sito lexdo.it è possibile fare due conti. Dunque, in Italia vi sono spese fisse equivalenti a 509 euro, a cui si somma l’onorario del notaio compreso tra i 1.000 e i 2.000 euro. Nel Regno Unito il costo è di 13 sterline, in Francia di circa 268 euro e senza notaio. In Spagna il notaio, in caso di capitale minimo, chiede 150 euro, a cui si aggiungono 440 euro di tasse. In Estonia solo 145 euro di spese vive e senza notaio. “Nel nostro Paese per aprire una società il primo anno si pagano oltre 3.000 euro di spese, di cui quasi la metà sono tasse. È un peccato che ancora una volta ci sia stato un ostacolo e speriamo che presto il Governo e il Parlamento risolvano questo problema che danneggia la competitività del nostro Paese e frena i nostri imprenditori”, dice Giovanni Toffoletto, cofondatore e amministratore delegato di lexdo.

La direttiva Ue

Anche perché se si dovesse ripristinare il passaggio notarile in via esclusiva, si contravverrebbe “ai propositi assunti a livello comunitario con la proposta degli Start-up nations standard per sostenere semplificazione e digitalizzazione”, si legge nella relazione all’emendamento Carabetta. Ma soprattutto, agli indirizzi contenuti nella direttiva (Ue) 2019/1151, che dovrà essere recepita entro il 2021 dal nostro Paese. Una direttiva che prevede, che, “qualora siano utilizzati modelli per la costituzione online di società, l’obbligo di disporre degli atti costitutivi della società redatti e certificati in forma di atti pubblici, qualora non sia previsto un controllo preventivo amministrativo o giudiziario, si considera soddisfatto”.