Dopo la new economy del 1989 e la conseguente smaterializzazione del lavoro, lo “Smart working” è la nuova rivoluzione economica!

Nessuno avrebbe previsto in tempi così brevi un tale cambiamento di prospettiva. Dopo Milano, mezza vuota a causa del fenomeno del South Working, e Londra, ugualmente ‘abbandonata’ dai pendolari, anche a New York non solo il lavoro agile ha svuotato la città ma ha anche fatto alzare i prezzi delle case in periferia.  

 

In America

Negli Stati Uniti e nello specifico le grandi capitali con in testa New York da quando è arrivato il lockdown non sembra più la stessa. Milioni di persone lavorano da casa. Le persone evitano di prendere la metro e recarsi a Manhattan, in tanti restano nelle loro case dei sobborghi ma tutto ciò ha causato un aumento dei prezzi delle case, soprattutto villette, situate nei sobborghi della grande metropoli e rallentato i prezzi delle case in centro, che prima erano ambitissime e molto care. Solo a luglio, come riporta Business Insider, c’è stato un aumento del 44% delle vendite delle case nelle contee suburbane mentre le vendite in centro sono calate del 56%.

 

In Italia

Un fenomeno simile potrebbe accadere anche in Italia. Per ora, invece, si sta tentando di ridare vita ai borghi spopolati, che grazie al lavoro da remoto e la possibilità di operare da casa potrebbero rinascere.

Secondo una stima de Il Sole-24Ore, riportata da Pambianco, in 20 anni Milano ha guadagnato circa 100mila residenti provenienti da altre regioni d’Italia, soprattutto dal Mezzogiorno, e una parte consistente di questi, con la pandemia, è rientrata nella propria terra, continuando a lavorare online, ma non consumando più a Milano. 

“In questo momento, è difficile calcolare una perdita media del comparto in città, perché ogni quartiere fa storia a sé”, ha spiegato a Business of Milan Carlo Squeri, segretario generale di Epam-Confcommercio. “In pieno centro, la perdita di fatturato per alcuni locali si può misurare nell’ordine del 75% e la situazione peggiore è legata alle attività diurne, proprio perché gli uffici sono chiusi e i dipendenti non escono a pranzo”.

 

“Niente resterà come prima”

Il recente report “Niente resterà come prima” della Associazione Gianroberto Casaleggio è piuttosto drastico sul punto: “La decentralizzazione dalle città è uno degli effetti attesi, e maggiormente paventati dal mercato immobiliare, del Coronavirus. Molti investitori, proprietari di immobili e potenziali acquirenti si chiedono quale sarà il futuro delle metropoli, con la decentralizzazione degli interessi economici, del lavoro, dell’intrattenimento notoriamente focalizzato nelle grandi città. 

La forte domanda di spazi residenziali negli ultimi anni, dovuta al continuo afflusso di persone nelle metropoli, ha portato a un significativo aumento dei prezzi delle case in vendita e in affitto. Ora viviamo una netta controtendenza, appurata da due avvenimenti. Il primo a Milano, dove il gruppo Unibail-Rodamco-Westfield ha annunciato che il progetto per la costruzione del più grande centro commerciale in Italia, destinato a Segrate e denominato Westfield Milano, è stato ufficialmente sospeso. 

Inoltre, la società immobiliare francese Klépierre ha annunciato i suoi risultati del primo trimestre del 2020: il fatturato è sceso del 4,2% e i redditi da locazione del 4,7%, principalmente a causa di cessioni di attività. Le stime per il mercato immobiliare italiano suggeriscono che ci vorranno tre anni per recuperare le perdite accumulate finora, pari a 122 miliardi di euro”.

 

Il giusto equilibrio

Il giusto equilibrio, perciò, sarebbe lavorare in remoto almeno un paio di volte a settimana, poiché “è la routine coatta che uccide l’innovazione”. E in effetti, lo sviluppo del capitalismo nel mondo occidentale è andato di pari passo con la crescita del numero di persone che scambiavano idee in spazi pubblici o quasi pubblici. È questa mescolanza che favorisce la creatività, e i grandi centri urbani sono un terreno particolarmente fertile. Quindi nei prossimi anni possiamo ragionevolmente attenderci smart working a piccole dosi, e un calo, ma solo parziale, del flusso di pendolari verso la città.

 

Cosa ci lascia questa esperienza

La città, quindi, può essere un presidio di tutela della salute pubblica. Inoltre, il Covid-19 e lo smart working ci forzano momentaneamente a mantenere le distanze ed a ridurre la densità abitativa delle superfici. Ma la densità, dice Lahoz, è il modo più sostenibile di vivere, poiché la concentrazione dei servizi consente l’accesso a una popolazione più ampia. 

E, come sottolinea Richard Sennet, docente di urbanistica al Mit di Boston, “le città densamente abitante sono anche più efficienti da un punto di vista energetico. Spopolando le città, quindi, vi potrebbe essere anche un tema di ulteriore peggioramento del cambiamento climatico. Una città sana richiede che il settore dei trasporti garantisca in qualche modo una distanza di sicurezza tra i viaggiatori, cosa che è incompatibile con il modo in cui funziona il trasporto pubblico”. 

La soluzione a questo, aggiunge Sennet, sarebbe il concetto di “città dei 15 minuti” che si sta sviluppando a Parigi, e di cui parla molto anche il sindaco di Milano, dove è possibile andare a piedi o in bicicletta al lavoro, a fare shopping, usufruendo di tutti i servizi primari all’interno del quartiere.