Si possono dunque definire le Smart Cities, come infrastrutture che sono in grado di raccogliere ed elaborare i dati presenti sul territorio al fine di migliorare la qualità della vita, utilizzando una tecnologia denominata Internet Of Things (IoT).

Grazie ai nuovi progressi tecnologici è infatti possibile fare in modo che le città possano iniziare ad autogestirsi. Lo scopo finale è di rendersi, in totale autonomia, economicamente sostenibili e autosufficiente da un punto di vista energetico.

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Nelle smart cities gli oggetti hanno infatti la capacità di scambiarsi informazioni tra di loro. Un ruolo importante nel funzionamento di queste città intelligenti li hanno i sensori, che hanno il compito produrre un’enorme quantità di dati utili a migliorare e implementare nuovi servizi per i cittadini. Dall’altra parte consentiranno alle amministrazioni pubbliche una gestione sempre più oculata ed efficiente delle risorse.

L’avvento della tecnologia 5G, che sarà in grado di supportare un flusso di dati di dimensioni mai viste prima, sta portando con sé una grandissima varietà di innovazioni.

Smart Cities, anche gli indumenti saranno “connessi”

Una rivoluzione tecnologica che avanza inesorabile, e che ha finito per coinvolgere anche i vestiti che utilizziamo. Questi infatti, stanno per diventare sempre più smart e tecnologici, inglobando sensori molto simili a quelli che si utilizzano oggi per gli smart watch.

Nel futuro del nostro vestiario, sensori sempre più piccoli e avanzati saranno introdotti direttamente nei tessuti, allo scopo di munirli di quante più funzioni possibili.

Molte startup hanno già infatti iniziato a investire nella produzione di smart clothes. Vestiti intelligenti le cui funzioni vanno oltre l’utilizzo tradizionale. Al momento però, le aziende che si occupano della progettazione degli smart clothes si concentrano principalmente sul settore sport.

Smart clothes: i nuovi vestiti tecnologici

Gli Smart Clothes del futuro avranno capacità molto estese. I sensori ad esempio saranno in grado di monitorare in tempo reale il battito cardiaco e la temperatura corporea di chi li indossa. Nel caso in cui rilevino sbalzi improvvisi, questi possono inviare in maniera tempestiva un’apposita notifica allo smartphone, rendendo di facile accesso tutti i dati relativi alle nostre condizioni di salute.

Inoltre, l’introduzione di sensori per la comunicazione wireless contribuirà in maniera significativa allo sviluppo dei sistemi di pagamento contactless. Attraverso tecnologie come la Near Field Communication o la RFID, l’utilizzatore potrà pagare il conto di un ristorante o di un bar, o accedere alla metropolitana avvicinando la giacca a dei lettori predisposti per la lettura.

Una delle realizzazioni già presenti sul mercato sono le smart socks, dei calzini intelligenti progettati per chi ama correre. Si tratta di sensori dotati di pressione, in grado di monitorare i movimenti di chi li indossa con un altissimo grado di accuratezza. Esistono poi delle magliette tecniche, anch’esse dotate di sensori, che riescono a rilevare il lavoro muscolare, fornendo preziosissime informazioni sulla qualità del lavoro svolto.

Un’azienda britannica, ha presentato nel 2016 una giacca munita di bottoni smart. Al loro interno si trovano dei sensori e dei chip che permettono a chi li indossa di poter effettuare dei pagamenti contactless o viaggiare senza biglietto, avvicinando semplicemente il bottone al reader.

Il progetto We Light

Uno dei progetti italiani più interessanti a riguardo, si chiama We Light ( WEarable LIGHTing for smart apparels), ed è nato allo scopo di rendere intelligenti gli indumenti che indossiamo, mettendoli persino in grado di dialogare tra di loro.

È stato sviluppato dall’ENEA avvalendosi della collaborazione del CNR, l‘INFN, l’Università di Modena e Reggio Emilia e il laboratorio di ricerca industriale MIST E-R.

Il progetto è stato finanziato dalla regione Emilia-Romagna e si propone principalmente di produrre indumenti destinati a chi pratica sport. Attenzione rivolta anche a chi si ritrova in situazioni ad alto rischio di pericolo, come coloro che lavorano ogni giorno sulle autostrade.

L’idea di base, è quella di servirsi di materiali innovativi che siano in grado di dissipare il calore, e integrare nei tessuti sensori di varie tipologie allo scopo di raccogliere i dati sia di chi li indossa che dell’ambiente circostante.

Le applicazioni d’uso

Questi capi d’abbigliamento ipertecnologici saranno in grado di sfruttare la fibra ottica e i LED per rendersi visibili nel caso in cui ci si trovi in zone pericolose in cui si dispone di poca luminosità.

Riepilogando, grazie al loro sistema integrato di microelettronica e sensori, gli smart clothes consentiranno di ridurre rapidamente l’energia termica, di raccogliere dati relativi alle performance fisiche di chi li indossa e alla qualità dell’aria, di gestire i sistemi di luminosità presenti negli indumenti in base alle condizioni atmosferiche esterne, e di segnalare all’utente l’ingresso in zone considerate pericolose grazie all’attivazione automatica delle fibre ottiche e dei LED presenti sui capi indossati.

We Light possiede poi un database open source, al quale si può accedere tramite una semplice app che indicherà i percorsi migliori in cui correre, in modo da evitare zone particolarmente dissestate. Per il momento però, il progetto è ancora in fase di progettazione. A breve saranno prodotti i primi prototipi che, laddove superassero i test, potrebbero ridefinire totalmente l’intera filiera dell’abbigliamento. 

Smart Cities in Italia

Per il secondo anno consecutivo, Milano, secondo l’ICity Rank 2019, rapporto annuale condotto da FPA (gruppo digital360) si è confermata come la città più smart d’Italia, seguita da Firenze e Bologna.

La capitale della moda si conferma dunque in testa per trasformazione digitale e mobilità sostenibile. Indietro invece ancora secondo lo stesso report per quanto riguarda la tutela ambientale.

Nel report di FPA trovano un’ottima posizione molti centri urbani italiani di medie dimensioni come  Bergamo, Trento, Parma, Modena e Reggio Emilia.

Sconfortante il fatto che le ultime venti in classifica di questo rapporto siano tutte meridionali, con la capitale Roma in 15esima posizione.