Da quando è iniziata questa maledetta pandemia, nel nostro gergo quotidiano sono emerse parole che fino a un paio di mesi fa masticavamo con fatica. A cominciare proprio da “pandemia”, senza dimenticare “Coronavirus” o “Covid19″. Ma non solo: si sta facendo sempre più strada la cosiddetta terminologia “ shut-in economy”, davvero centrale nella vita delle persone, obbligate a stare in casa h24 da più di un mese.

The Shut-In Economy

Letteralmente si tratta di “economia tra i confini” e fa riferimento a tutto ciò che è on demand, ordinato da casa, chiesto e usufruito online. A dir la verità, stiamo parlando di un mercato in profonda evoluzione anche prima dell’avvento nelle nostre vite del virus maledetto.
Ora, però, sta acquisendo uno sviluppo incredibile. La verità è che se “prima” la shut-in economy era solo una delle opzioni che offriva il mercato, “ora” per la maggior parte degli analisti è l’unica strada percorribile per il futuro. Già, perché come ha detto qualcuno, “ tutti vorremmo tornare alla normalità, ma forse non succederà mai”.
E allora dovremo attrezzarci per una “nuova normalità”. Fatta su misura per la shut-in economy. Alla quale  si dovranno adattare piccole e medie imprese, grandi società, compagnie multinazionali, consumatori. In questo nuovo mondo, l’on demand sarà l’imperativo unico. E  le ripercussioni sul digitale, sulla privacy, sulla socialità e sulla salute saranno irreversibili.

Alcuni esempi di Shut-In Economy

Aumenterà l’importanza di  tutorial e formazione online, le  vendite saranno sempre più su portali  e-commerce,  i siti web saranno store digitali. Aspetti positivi ce ne sono, con uno stile di vita completamente diverso, con meno inquinamento; ma anche filiere produttive in sofferenza e un Pil che potrebbe registrare un calo dal 2,4% fino al 5%.
L’ottimismo però deve essere il “must”, visto che dalle colonne del “Telegraph”, autorevole quotidiano britannico, si ricorda che dopo un evento storico drammatico, la ripartenza sarà accelerata e i consumi si impenneranno. Si pensi – si legge sul giornale londinese – al “boom dilagante” registrato negli anni Venti dopo la terribile influenza spagnola.
In questo senso, non è difficile immaginare la reazione delle persone dopo un isolamento di mesi, quando riapriranno pub, teatri, cinema, discoteche. La sfida è inquietante da un lato; dall’altro, davvero intrigante. Quando la fase emergenziale sarà terminata, sarà un po’ come rinascere. Le imposizioni di misure di distanziamento sociale saranno sempre più frequenti quando i ricoveri nei reparti di terapia intensiva aumenteranno, e viceversa quelle di riduzione ogni volta che diminuiranno”.

La “Quarantena Yo-Yo”

E’ quella che alcuni esperti definiscono “Quarantena Yo-Yo“: potremmo essere costretti a vivere in costante isolamento e quindi perennemente online, alternando le nostre vite digitali a qualche settimana di vita di quasi normalità”.
Quindi:  cinema e teatri con posti ridotti, palestre e negozi a numero chiuso, percorsi obbligati per i clienti, distanziamento programmato.
Ebbene, lo stesso meccanismo riguarderà l’economia globale e il mondo delle PMI.
Chi saprà adattarsi all’ignoto e quindi ricollocarsi sul mercato, allora sopravviverà. Chi non sarà in grado di cogliere la sfida, è destinato a scomparire.

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