Nonostante sul sito ufficiale sia ancora impressa la vecchia data, è ormai arrivata l’ufficialità che la fiera del Salone del Mobile è stata posticipata.

La comunicazione è arrivata direttamente dal Sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ci ha però tenuto a precisare si tratta solo di un semplice “arrivederci”.

Com’era facile immaginare, è l’emergenza coronavirus la causa del rinvio di uno degli eventi mondiali più importanti nel settore della casa de dell’arredamento. Da qualche settimana infatti, il numero dei contagiati nel nostro paese sale rapidamente, così come l’attenzione verso il fenomeno da parte delle autorità.  E se si è arrivati alla decisione di disputare le partite di Serie A a porte chiuse, è perché ci troviamo di fronte a una situazione davvero complicata da gestire.

Non ci è ancora dato sapere quanto tempo durerà questa epidemia, e se i focolai aumenteranno o diminuiranno. E purtroppo, riunire una così grande folla di persone in un periodo ancora troppo vicino rispetto all’emergenza che stiamo vivendo, può sicuramente rappresentare un rischio per l’incolumità dei visitatori, che oltretutto, sono per la maggior parte stranieri.

La decisione di sospendere o posticipare il Salone del Mobile doveva necessariamente essere presa con un certo anticipo. Questo, soprattutto per salvaguardare le aziende del settore che vi partecipano ogni anno in qualità di espositori. Durante questo evento infatti, molte imprese riescono a portare a casa circa il 30 per cento degli ordinativi di tutto l’anno.

Salone solo posticipato a giugno?

L’unica buona notizia che filtra dall’amministrazione milanese, è che sembra non ci sia nessuna intenzione di annullare l’evento. Ed ecco dunque quell’”arrivederci” a cui si riferiva Sala.

D’altronde parliamo di una fiera conosciuta in tutto il mondo, che da sola vale 120 milioni di euro.  Occorreva dunque agire in fretta per non creare troppe danni economici alle imprese interessate. Anche perché queste aziende, nell’esposizione alla fiera, investono una somma consistente di denaro. Un sforzo economico imponente, che ha senso soltanto quando si ha una minima certezza di ritorno economico.

Ma va precisato che per il momento è tutto un’incognita. Non ci è dato sapere quale sarà la situazione a giugno e se l’emergenza coronavirus si sarà placata.

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La storia del Salone del Mobile

Negli anni 60, l’Italia ha vissuto forse il più grande momento storico di rinascita economica Non è un caso se ci riferiamo proprio a quegli anni quando parliamo di “boom economico”. Una rinascita che ha coinvolto in particolare modo il comparto edilizio. Al termine della seconda guerra mondiale, c’era tantissimo da ricostruire nel nostro paese. Il problema è che una volta costruiti ( o ricostruiti) gli edifici, ogni cittadino aveva la necessità di riempirli. A meno che non volesse accontentarsi di un appartamento sfitto.

Nel 1960 a Colonia riapre la Koelnmesse, una storica esposizione che aveva per protagonista casa e arredamento. La riapertura riscosse un grandissimo successo, e questo convinse alcuni imprenditori italiani che era possibile creare qualcosa di simile anche in Italia.

Nasce così il Comitato Organizzatore del Salone del Mobile Italiano, e nel 1961 viene inaugurata la prima edizione del Salone del Mobile. La fiera poteva vantare una spazio espositivo di oltre 11 mila metri quadri. Vi parteciparono nella veste di espositori circa 328 aziende e in quel primo anno si registrarono oltre 12 mila visitatori, di cui almeno 800 provenienti dall’estero.  Numeri che sorpresero, e che diedero il via a un evento che rimane e rimarrà nella storia dell’arredamento e del design.

Con il passare del tempo infatti, il Salone del Mobile è diventata la più importante fiera  mondiale dedicata alla casa e all’arredamento. Si svolge ogni anno ad Aprile nella zona di Rho a Milano, durante la settimana del Design. La manifestazione ospita diverse categorie che solitamente vengono divise in cinque padiglioni: Classico, Design, Euroluce, EuroCucina, SaloneSatellite. È diventata poi un’abitudine quella di creare dei piccoli stand dedicati ai giovanissimi. 

Il momento più importante della fiera è il FuoriSalone.

È un evento molto particolare. È nato in modo del tutto spontaneo durante gli anni 80 e tuttora non viene gestito da nessun tipo di ente istituzionale. Fu’ semplicemente inventato e promosso da alcune aziende che cercavano un modo alternativo per promuovere i loro prodotti all’interno della manifestazione. A distanza di trent’anni, oggi il FuoriSalone è un appuntamento importantissimo, che coinvolge diversi quartieri di Milano.

Ma questa espansione oltre il Rho, riguarda anche il Salone del Mobile stesso. Infatti, quella che era nato inizialmente come un semplice fiera da esposizione, ha raggiunto un’importanza e un influenza tale da “invadere” l’intera città di Milano con eventi sparsi un po’ per tutta la città.

Salone del mobile: i possibili (e probabili) danni economici

Dover rinviare una delle fiere più importanti dedicate alla casa e all’arredamento, non è sicuramente una buona cosa da un punto di vista economico. Soprattutto dato che parliamo di un evento che cresce di anno in anno. Insomma, è davvero difficile per la nostra economia dover rinunciare a questa manifestazione.

Basti solo pensare che la partecipazione all’evento lo scorso anno, aveva superato ogni record precedente. Con 386 mila visitatori provenienti da 181 nazioni diverse, e mille eventi FuoriSalone, Milano si era letteralmente “accesa” all’insegna dell’arredamento, della casa e del design.

Fu’ proprio il sindaco Giuseppe Sala a riconoscerne i meriti durante la presentazione della fiera nel 2019.

Ricordò infatti come il settore del design rappresentasse per l’Italia il 10 per cento del Pil del nostro paese. Il Salone del Mobile genera infatti mediamente entrate per 270 milioni di euro. Se prima infatti avevamo ricordato che l’evento vale da solo 120 milioni di euro, a tutto questo bisogna aggiungere l’indotto economico di cui beneficia la città.

Hotel, ristoranti, negozi. Durante la fiera ogni imprenditore che lavora nel milanese vede schizzare il proprio fatturato nei giorni dell’esposizione. Anche perché, a differenza di quel lontano 1961, oggi i visitatori sono quasi tutti stranieri e rappresentano quasi il 90 per cento delle persone presenti in fiera.

Bastano solo questi semplici dati per comprendere come annullare una manifestazione del genere, non sia uno scherzo dal punto di vista economico. E questo, in un momento in cui la nostra economia di certo non vive un periodo di prosperità.

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Annullare la fiera diminuisce l’importanza di Milano nell’arredamento?

Milano è la capitale della moda e dell’arredamento, e sarebbe certamente un’esagerazione pensare che un semplice rinvio di un anno di uno dei suoi eventi più attesi, possa inclinare la sua leadership sul settore.

Soltanto due anni fa’, Milano venne eletta dalla Design Economy come capitale dell’arredamento. Nel capoluogo lombardo hanno sede circa un quarto delle scuole di design. C’è anche la Raffles, un importantissimi gruppo di Singapore che vanta 26 college in tutta l’Asia, e che proprio a Milano ha deciso di aprire la sua prima scuola in Europa.

Salone del Mobile di Milano: il collegamento tra Cina e Italia sull’arredamento va oltre il coronavirus

L’emergenza coronavirus ha dunque messo in seria difficoltà l’organizzazione dell’evento mondiale più importante sul mondo dell’arredamento. È curioso inoltre, che sia proprio il paese da cui sia partito il virus, ad avere il collegamento commerciale più diretto con la fiera.

La Porro Mobili è una storica azienda fondata nel 1925. È una delle pochissime ad aver partecipato a tutte le edizioni del Salone del Mobile.

Di recente Maria Porro, responsabile marketing, in un’intervista concessa al Sole24ore ha insistito sul fatto che quello che sta succedendo in Cina, non è solo una questione di incolumità pubblica, ma possiede anche risvolti economici molto forti per la loro e per le altre imprese del settore. Lo raccontano i numeri stessi dell’azienda. Su un fatturato complessivo di 22 milioni, l’8 per cento di questo viene da consumatori cinesi.

D’altronde la dichiarazioni rese dalla Porro sono inequivocabili:

“La preoccupazione per quello che sta succedendo in Cina è grande, quel mercato è importante per tutto il settore.Non c’è solo il valore economico. È un segmento in forte crescita. Un Paese strategico per tutti noi. Il nostro piano pubblicitario per il 2020 conferma ancora la crescita. È una scommessa cessa che tutti vogliamo vincere” .