Sono giorni difficili negli Stati Uniti. Gestire il “posta pandemia” (ammesso che siamo già in questa fase…) non è per niente semplice. Alla crisi economica e sociale si aggiungono i dati allarmanti della disoccupazione, i problemi dei mercati finanziari e l’inflazione galoppante. Tutte gatte da pelare che l’Amministrazione Biden sta affrontando con enorme fatica. Insomma, stando ai più qualificati analisti di politica internazionale, gli USA si trovano di fronte ad una serie di problematiche da risolvere. E per giunta, nel più breve tempo possibile. Possiamo riassumerle così: il rischio default; l’inflazione galoppante; la riqualificazione infrastrutturale del Paese.  Incognite notevoli, il cui esito condizionerà – o forse lo sta già facendo – la ripresa dopo i mesi difficili della pandemia. Già, la ripresa globale. Con la Cina e la sua economia galoppante, sempre alla finestra.

Rischio default

Il rischio default c’è. Eccome. Tanto che sta già destabilizzando i mercati finanziari di mezzo mondo. A confermarlo è stato lo stesso presidente Joe Biden: “Non posso garantire che lo eviteremo”. E poi l’attacco diretto ai Repubblicani per il loro atteggiamento “pericoloso” e “incosciente” nel non voler agire sull’aumento del tetto del debito. “Con la loro ipocrisia stanno giocando alla roulette russa”, ha sentenziato Biden. Senza un’azione risoluta ed immediata, l’intera economia americana rischia di vedersi cadere addosso un “meteorite”: “Fare default significherebbe autoinfliggersi una ferita in grado di far sprofondare l’intero sistema”. Tutto ruota attorno al mancato innalzamento del tetto del debito dall’attuale livello di 28.400 miliardi di dollari. C’è tempo fino al prossimo 18 ottobre

Accordi politici

Una data fatidica. Già, perché in mancanza di un accordo tra Repubblicani e Democratici al Congresso entro il 18 ottobre prossimo, il Governo non riuscirebbe più a pagare le proprie spese ed onorare gli impegni, facendo finire gli USA in default. Un evento “senza precedenti nella storia del Paese”, sottolinea la Segretaria al Tesoro Janet Yellen. Che poi incalza: “I titoli del Tesoro statunitense sono stati a lungo considerati il bene più sicuro del pianeta e questo spiega in parte lo status di riserva del dollaro. Metterlo in discussione non pagando nessuno dei nostri conti in scadenza sarebbe davvero un risultato catastrofico”.

I tempi dell’inflazione

Altra questione, l’inflazione, piaga che rappresenta una grande sfida per la Fed, che dovrà prendere le “decisioni giuste” per contenere la crescita dei prezzi e non bloccare la ripresa nascente. Un quadro macroeconomico che ha un nome preciso, la stagflazione, e che non può essere gestito con i “consueti” strumenti di politica monetaria. Ne ha fatto cenno la Segretaria al Tesoro USA, Janet Yellen, che è stata anche Presidente della Fed sino al 2018. Sottolineando la natura “incredibilmente insolita” della recessione del 2020, la più ripida mai sperimentata, Yellen ha messo tutti in guardia sull’eventuale natura temporanea dell’inflazione. Il pericolo, infatti, è che queste tensioni sui prezzi potrebbero non scomparire così presto. Anzi ristagnare per mesi. Altro pericolo? Il mercato dell’occupazione: negli Usa mancherebbero “quasi sei milioni di posti di lavoro” rispetto al periodo pre-pandemia. Ma “molte aziende hanno difficoltà ad assumere”.

La sfida delle infrastrutture

Infine, la questione infrastrutture. Le misure legate al “Build Back Better” da 1.200 miliardi di dollari, per migliorare le strutture infrastrutturali del Paese, hanno creato divisioni anche all’interno del partito democratico che sostiene Biden. “Le nostre infrastrutture erano le migliori al mondo. Oggi, secondo il World Economic Forum siamo al 13esimo posto”, si lamenta il presidente Biden. Sentenziando: “Abbiamo tolto il piede dall’acceleratore. Il mondo se ne è accorto, compresi i nostri avversari e ora stanno colmando il divario alla grande”.