“Piano ambizioso in una sitiazione complicata”, sembra questo il monito che serpeggia nella testa degli investitori di ITA, la nuova Alitalia. Il nuovo piano industriale, infatti, che dovrebbe partire dal mese di aprile del 2021 prevede in cinque anni il raddoppio delle flotta e il quadruplo dei guadagni.

 

La società

Prende corpo il progetto della Nuova Alitalia, o Ita, come è stata soprannominata la newco incaricata di mantenere in vita il fantasma dell’attuale compagnia in amministrazione straordinaria. Nome, logo (leggermente rivisto) aerei e personale, oltre alla sede, saranno presi in carico da Ita guidata da Fabio Lazzerini (ad) e Francesco Caio (presidente). I due manager hanno illustrato in Commissione Trasporti della Camera, come si stia delineando il volto della compagnia di bandiera dotata di 3 miliardi di euro.

 

Il piano industriale

La nuova azienda di fatto pubblica avrà circa 5mila dipendenti e 52 aeroplani (tutti in affitto), molti meno della vecchia Alitalia che impiegava 104 mezzi aerei e 11.500 persone, per la maggior parte ora in cassa integrazione. Inizialmente la nuova compagnia avrà pochi collegamenti intercontinentali: solo nove aeroplani saranno per le tratte a lungo raggio, in particolare gli Stati Uniti e il Sud America. Mentre per i collegamenti europei saranno cancellate le tratte non profittevoli e ci si concentrerà sulle grandi città.

La nuova compagnia, Ita, dovrebbe acquistare alcuni asset dalla vecchia Alitalia, ora in amministrazione straordinaria. Ma su queste transazioni ci vuole vedere chiaro l’Antitrust della Commissione europea, che richiede che le due società siano indipendenti.

 

Gli obiettivi

I vertici sperano in una forte accelerazione per i prossimi anni. L’obiettivo è tornare nel 2025 a impiegare 9.500 dipendenti e 110 aeromobili, quasi quadruplicando i ricavi rispetto a quelli stimati per il 2021, anche grazie a partnership industriali con altre compagnie straniere (si parla di Lufthansa, oppure Air France). 

Una scommessa ambiziosa, che dipenderà anche dalla forza del rimbalzo del 2021 su cui per ora le previsioni restano molto negative. Secondo la Iata infatti nel 2021 la perdita per il settore aereo mondiale dovrebbe ancora essere in forte territorio negativo, per circa 30-40 miliardi di dollari di perdita (nel 2020 saranno circa -180 miliardi).

 

Scenario in forte miglioramento

Considerando che le maggiori compagnie stimano di volare con una capacità del 30-35% nel primo trimestre 2021, una partenza di Ita – prevista in aprile 2021 – con circa 50 aerei tiene conto di uno scenario in forte miglioramento, per la diffusione del vaccino. Scenario non scontato. Gli aerei di lungo raggio scenderebbero da 26 a sei, con una fortissima riduzione di capacità nei voli intercontinentali (-70% circa).

 

Fiumicino e Linate

Il fulcro delle operazioni resta a Fiumicino, mentre per il medio raggio dal Nord verrà rafforzato il ruolo di Linate. Sfuma invece – almeno in questi mesi di difficile messa a punto – il ruolo di Malpensa che rischia così l’isolamento. Il lungo raggio passerà principalmente da Roma, ha spiegato Lazzerini ai parlamentari, proprio perché la pandemia ha cambiato le previsioni e messo in ginocchio il traffico intercontinentale. Inutile, dunque, insistere con voli semivuoti che rischiano di piegare alla nascita il nuovo vettore.

 

Le alleanze

Il fronte della alleanze: queste potranno diventare operative nel giro di un paio di anni. Nel frattempo una squadra sta studiando i due dossier sul tavolo che riguardano Delta e Lufthansa, anche se gli attuali advisor avevano (in parte) già puntato su Delta come migliore scelta nei mesi scorsi.

 

Aerei e treni

Infine, parlando di aerei e treni “l’intermodalità deve essere un asset per il paese che si deve modernizzare. La vera intermodalità è portare l’alta velocità ferroviaria negli aeroporti internazionali”, ha concluso Lazzerini, “e sicuramente ci lavoreremo, abbiamo già parlato con il gestore della rete ferroviaria e i ministeri interessati”.