Quanto costa il peso della Pubblica Amministrazione sulle imprese italiane? I numeri sono allarmanti. Tra tasse e burocrazia, ogni anno sono oltre 138 i miliardi che gravano sui bilanci delle aziende del nostro Paese. Quasi 8 punti di Pil, a frenare irrimediabilmente l’economia del Bel Paese.

L’analisi dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre

E’ quanto emerge da una recente analisi pubblicata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, associazione veneta degli artigiani e delle piccole imprese. Ad essere penalizzate in maniera esorbitante, guarda caso, proprio le realtà di ridotte dimensioni. Un peso che sta diventando sempre più insostenibile. Lasciamo sempre parlare cifre e dati, che non hanno bisogno di commenti particolari.

Eccoli: a fronte di un gettito complessivo annuo di 81,2 miliardi di euro di tasse versate all’Erario, il costo annuo sostenuto dalle nostre imprese per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione è di oltre 57 miliardi. Urgono interventi semplificati e strutturati, come suggeriscono i tecnici CGIA, soprattutto da parte del Governo che “dovrebbe riflettere su questi dati e cominciare a lavorare per ridurne l’impatto. Se, a causa della situazione dei nostri conti pubblici, abbattere il carico fiscale in misura significativa non appare per nulla semplice, una drastica riduzione della cattiva burocrazia, invece, potrebbe essere ottenuta a costo zero, o quasi”.

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Pubblica Amministrazione si può ridurre la cattiva burocrazia?

Già, più semplice a dirsi che a farsi, visto che in decenni di apparato, in questa direzione i risultati sono stati piuttosto scarsini… Eppure, la ricetta pare davvero semplice.

Dalla CGIA ecco la soluzione: “Ridurre il numero delle leggi attraverso l’abrogazione di quelle più datate, evitando così la sovrapposizione legislativa che su molte materie ha generato incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi ed adempimenti sempre più onerosi”.

Una produzione legislativa abnorme, quella italica. Secondo i dati pubblicati dall’istituto di consulenza “The European House – Ambrosetti”, si stima che nello Stivale vi siano 160.000 norme, di cui 71.000 promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale.

Giusto per fare un raffronto: in Francia sono 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3.000. Una “iper legiferazione” figlia anche della mancata abrogazione delle leggi concorrenti e al fatto che il nostro quadro normativo negli ultimi decenni ha visto aumentare esponenzialmente il ricorso ai decreti legislativi che, per essere operativi, richiedono l’approvazione di decreti attuativi. Ma non è tutto: in merito alla complessità delle procedure amministrative che incontrano gli imprenditori dei 28 Paesi dell’Unione Europea, l’Italia si trova al penultimo posto.

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Le misure da applicare alla Pubblica Amministrazione

Riepilogando, ecco una serie di misure da applicare – anche in maniera piuttosto veloce – proprio per cercare di migliorare l’efficienza della Pubblica amministrazione. Tutto per alleggerire i costi amministrativi delle aziende.

Innanzitutto, come già sottolineato, è necessario migliorare la qualità e ridurre il numero delle leggi, analizzando più attentamente il loro impatto, soprattutto su micro e piccole imprese. Passaggio successivo: monitorare con cadenza periodica gli effetti delle nuove misure per poter introdurre tempestivamente dei correttivi. Senza dimenticare che la Pubblica Amministrazione va totalmente informatizzata, rendendo i siti più accessibili e i contenuti più fruibili; perché, ad esempio, non rendere obbligatorio, da parte dell’utenza, la compilazione esclusivamente per via telematica delle istanze? Altro tasto dolente sul quale bisogna davvero fare un’attenta riflessione: accrescere la professionalità dei dipendenti pubblici attraverso un’adeguata e continua formazione. Tutti elementi sui quali servono interventi chiarificatori e decisioni drastiche. Per il bene dell’economia italiana.