In attesa del maxi decreto legato alla “Fase 2”, che certamente prevederà tra le misure i prestiti a sostegno del sistema economico italiano, le difficoltà per le PMI non mancano. Il principale strumento adottato dal Governo, cioè la garanzia pubblica sui prestiti chiesti alle banche dalle imprese in difficoltà, sta incontrando forti intoppi.

I motivi dei ritardi

Rallentamenti nei finanziamenti, ritardi burocratici e scelte delle banche, legate all’incertezza del momento: è evidente che qualcosa non sta funzionando. E l’erogazione dei prestiti va a singhiozzo.

Se il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha parlato di un fondo di garanzia da 750 miliardi, va detto che lo Stato può stanziare soltanto una piccola percentuale di questa cifra.

Ad oggi, solo le briciole dell’acconto è stato stanziato. Il grosso, circa 30 miliardi di euro, arriverà nei prossimi giorni. Si spera.

Senza dimenticare la classica burocrazia, che ingolfa un sistema che invece dovrebbe essere rapidissimo. Imprese e dirigenti si trovano a dover far fronte a scartoffie, autocertificazioni e al rispetto di una miriade di criteri per ricevere le garanzie. La maggior parte di queste difficoltà sono state risolte con una serie di correzioni effettuate dal Governo e dal ministero dell’Economia durante il mese di aprile, ma non tutte.

Un gatto che si morde la coda, quale scenario per i prestiti alle PMI?

E’ un gatto che si morde la coda. Il procedimento è noto: il Fondo di garanzia, pubblico, garantisce il 100% dei nuovi prestiti concessi alle piccole e medie imprese con meno di 500 dipendenti e a singoli artigiani e professionisti. Prestiti con un importo massimo di 25 mila euro, una durata di 6 anni. Rimborsabili a partire da 24 mesi dal momento della concessione. Per la domanda è sufficiente compilare un modulo e inviarlo alla propria banca. Tutto facile? Macché. Pare che diverse banche richiedano documenti aggiuntivi. Dal canto loro, gli istituti di credito segnalano che, per come è stato approntato il decreto, il sistema non può essere immediato. Il prestito infatti può essere erogato solo dietro l’autorizzazione del fondo di garanzia, e non dalle banche in autonomia. Altrimenti teoricamente un’impresa potrebbe chiedere il prestito a banche diverse e ottenere i soldi da ciascuna.

I prestiti alle imprese di medie e grandi dimensioni

Altro capitolo, le imprese di dimensioni medie. Qui i prestiti più consistenti sono coperti al 90% fino a 5 milioni.  Altre garanzie sono erogate alle imprese più grandi da SACE (una società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti) per periodi di tempo più brevi. Queste ultime possono chiedere, a seconda delle loro dimensioni, garanzie sui prestiti tra il 70 e il 90% del finanziamento. Per quanto riguarda questo secondo tipo di prestiti stanno sorgendo alcune problematicità. Il decreto infatti prevede che i vari tipi di garanzie possano essere usati per “sostituire” un prestito ricevuto in precedenza con uno nuovo garantito dallo Stato, su cui pagherà un interesse molto inferiore. Un iter vantaggioso per le banche, che in questo modo si fanno scudo con prestiti garantiti dallo Stato. Ed è vantaggioso anche per le imprese che strappano interessi inferiori.

Fatta la legge, trovato l’inganno…

Ma c’è un “ma”. Si tratta di un sistema che potrebbe mettere in difficoltà Palazzo Chigi. Le banche, infatti, potrebbero usare questo strumento per caricare sulla garanzia pubblica anche le esposizioni passate. Insomma, liberarsi dei crediti nei confronti delle imprese e migliorare così i propri bilanci, senza correre particolari rischi.

Una panoramica non certo confortante per le aziende italiane, alle prese con un bisogno urgente di liquidità e che invece stanno attendendo che Governo e banche si mettano d’accordo per avviare la tanto agognata “Fase 2”.