Impatto della Plastic Tax sul tessuto delle PMI

Argomento “caldo”, anzi “rovente”, al centro della Manovra del Governo Conte “Bis” è della Plastic Tax, ovvero dell’imposta sugli imballaggi.

Una delle novità contenute all’interno della Legge di Bilancio 2020 e più dibattute tra le forze di maggioranza riguarda la cosiddetta Plastic Tax, assai criticata da Matteo Renzi e difesa dal capo politico del M5s Luigi Di Maio.

Che cos’è la Plastic Tax? Come funziona? E, qual’è l’impatto dell’imposta sugli imballaggi sul tessuto produttivo delle PMI? Scopriamolo in questa guida.

Che cos’è?

La Plastic Tax o imposta sugli imballaggi è disciplinata dal punto di vista normativo nel testo del disegno di legge “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022”, presentato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

L’articolo 79 del ddl definisce la Plastic Tax come “imposta sul consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego” e gli “incentivi per le aziende produttrici di manufatti in plastica biodegradabile e compostabile“.

La finalità dell’introduzione dell’imposta sugli imballaggi è quella di tutelare l’ambiente ed è normata da 19 commi.

A quanto ammonta la Plastic Tax? L’imposta è fissata nella misura di 1,00 euro per chilogrammo di materia plastica contenuta nei «manufatti con singolo impiego che hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari» (come stabilito dal comma 7 dell’art. 79 del ddl).

Tali manufatti saranno gravati dalla nuova imposta sugli imballaggi se realizzati con l’impiego, anche parziale, di materie plastiche, costituite da polimeri organici di origine sintetica.

L’imposta sugli imballaggi mira a scoraggiare l’utilizzo di prodotti monouso contenenti plastica.

L’intervento della Commissione Europea

Sulla Plastic Tax era intervenuta precedentemente la Commissione Europea, che aveva inserito tra le sue proposte per il bilancio comunitario 2021-2027 l’introduzione di un tributo nazionale di 0,80 centesimi di euro per ogni chilogrammo di plastica contenuto in imballaggi non riciclati.

La finalità dell’imposta è ridurre lo spreco di plastica in prodotti monouso: questa tassa potrebbe generare ricavi annuali per 6,6 miliardi di euro.

Il quadro e lo scenario europeo

L’Italia introdurrà la sua Plastic Tax a partire dal 2020, mentre altri paesi dell’Europa hanno già introdotto un’imposta sugli imballaggi.

In Belgio la Plastic Tax ammonta a 3,6 euro al chilogrammo per le posate usa e getta di plastica, in Portogallo di 0,08 euro (più IVA), in Francia, la tassa è di 6 centesimi di euro per borsa, nel Regno Unito di 5 centesimi di euro.

In Danimarca sono tassate due materie plastiche, il polistirene espanso sinterizzato (Eps) e il cloruro di polivinile (Pvc), entrambi circa 2,70 euro al chilo.

Plastic Tax: che impatto avrà la sua introduzione?

Con l’arrivo in Senato del disegno di legge di Bilancio per il 2020 sono stati chiariti i presupposti della Plastic Tax, un’imposta di 1 euro al chilogrammo che riguarderà gli imballaggi di plastica e mirerà a disincentivare l’uso di prodotti monouso contenenti plastica.

Sull’introduzione della Plastic Tax si sono scagliate contro le tre principali associazioni europee dell’industria della filiera della plastica: Plastic Europe, European Plastics Converters e Plastic Recyclers Europe.

La Plastic Tax proposta in Manovra avrà un impatto negativo sia in termini di posti di lavoro sia per quanto riguarda i consumatori che subirebbero le esternalità negative di questa imposta.

Ricordiamo, a tale proposito, che in Italia il settore delle materie plastiche riveste un ruolo cruciale per l’economia nazionale, in particolare per il tessuto produttivo delle PMI, considerate la “spina dorsale” del Belpaese.

L’introduzione e l’entrata in vigore della Plastic Tax metterebbe a rischio la sopravvivenza di circa 2000 PMI e 50.000 lavoratori in tutta la filiera.

Le ripercussioni negative

Ben si comprende che l’imposta sugli imballaggi avrebbe ripercussioni negative sull’intera economia e metterebbe in pericolo la sopravvivenza di un comparto che in Italia rappresenta un’eccellenza.

L’entrata in vigore della Plastic Tax andrebbe, infatti, a penalizzare i prodotti e non i comportamenti errati, e andrebbe a vanificare gli investimenti e gli sforzi dell’industria plastica italiana verso l’economia circolare.

Molti tuonano contro la Plastic Tax vista come una misura del Governo giallorosso per “battere cassa”e non per tutelare l’ambiente.

A tale proposito ricordiamo l’intervento dell’Onorevole Pierantonio Zanettin, che sottolinea come la plastica oggi sia integralmente riciclabile e il nostro Paese è all’avanguardia.

Esistono PMI che operano con successo in questo comparto. Con la plastica riciclata si fanno cassette per la frutta, traversine dei treni d’alta velocità e tanti altri oggetti di uso comune.

La proposta: incentivare il riciclo

Piuttosto che penalizzare l’intera filiera produttiva, sarebbe più intelligente incentivare il riciclo della plastica. Dovrebbero essere pensati, ad esempio, degli incentivi per la sostituzione dei materiali di imballaggio.

Inoltre, come argomentato dal deputato di Italia Viva, Luciano Nobili:

la plastic tax è sbagliata perché invece di aiutare l’ambiente colpisce un settore strategico per molte imprese italiane”.

Basti pensare che Federconsumatori stima in 140 euro l’aumento di spesa per famiglia derivante dall’imposta sugli imballaggi.

Sull’impatto della Plastic Tax è intervenuto anche Alberto Bertone, patron delle Fonte di Vinadio-Acqua Sant’Anna:

I politici decidono senza conoscere la materia. Come si possono mettere mille euro di tassa su una tonnellata di polietilene tereftalato, quello che si utilizza per le bottiglie dell’acqua, che costa 700 euro! Il 130% in più: come se un’auto da 50mila euro costasse 120mila“.

Una bottiglia d’acqua minerale costerebbe 1 euro e non più 50 centesimi, i consumi crollerebbero ulteriormente e le imprese del settore sospenderebbero gli investimenti.