Le dichiarazioni di Erik Nielsen sono sicuramente destinate a far discutere. Il capo economista di Unicredit ha espresso infatti delle considerazioni sul debito pubblico italiano molto forti.

Queste infatti, si pongono in netto contrasto con quella che è al momento la filosofia economica dominante in Europa. Affermazioni che oltretutto, non esentano da “certe colpe” nemmeno le agenzie di rating americane. 

Il Btp Italia ha raccolto una cifra record

Nelle scorse settimane Il Ministero dell’Economia e delle Finanze è riuscito in un’impresa storica.

Il nuovo Btp Italia infatti emesso dal Mef, ha toccato  in pochissimo tempo la cifra record di 22,3 miliardi. 

Una raccolta che è andata oltre ogni aspettativa. 

Anche perchè, il dato più significativo a riguardo, è che  due terzi di questo sono stati comprati da risparmiatori privati italiani.  Solo 8,3 miliardi sono invece stati acquistati da investitori istituzionali. 

Da un lato è sicuramente comprensibile che Unicredit, essendo in questo momento il principale Dealer dell’emissione dei Buoni Del Tesoro italiani, abbia sentito la necessità di “ mettere in guardia” l’Italia dalle possibili pressioni di alcuni paesi Ue.

Alcuni stati membri infatti, non hanno affatto gradito la mossa del governo di autofinanziarsi in questa modalità. 

Dall’altro però, c’è da dire che difficilmente un istituto di credito così importante si era mai lasciato andare a dichiarazioni così forti sulla sostenibilità del debito pubblico italiano. 

Il capo economista di Unicredit: il debito pubblico italiano è sostenibile

Nielsen dunque con le sue affermazioni, si pone in totale controtendenza con quello che fino ad adesso è stato uno dei temi economici più controversi legati all’Italia in Europa. 

Per il capo economista di Unicredit, a differenza di quello che pensano alcuni paesi Ue, il debito pubblico italiano è perfettamente sostenibile.

Per spiegare questo, Nielsen spiega che bisogna partire dal presupposto che per comprendere se un debito pubblico è sostenibile o meno, bisogna sempre chiedersi a chi paga gli interessi lo Stato.

A questo proposito cita il Giappone, che nonostante un rapporto tra debito pubblico e Pil del 237 per cento, possiede un rating eccellente.  Com’è possibile? Nielsen spiega che questa grande fiducia nel Giappone da parte delle agenzie americane, risiede nel fatto che il suo debito è quasi totalmente in mano ai giapponesi e alla loro Banca Centrale. 

Certo per l’Italia il discorso è un po’ diverso.

Ma le parole del capo economista di Unicredit sembrano proprio voler essere un monito per l’intera Europa. 

Le agenzie di rating adottano infatti in UE un metro di giudizio molto diverso rispetto a quello utilizzato per il Giappone.

Nell’emettere un giudizio sui paesi Ue, per loro il rapporto tra debito pubblico e Pil è u indicatore fondamentale. Per questo l’Italia si ritrova costretta ad emettere Btp con la dovuta cautela.

Un eccessivamente indebitamento porta infatti le agenzie di rating ad abbassare il loro giudizio. Un declassamento che se supera una certa soglia, rischia di far perdere all’Italia l’accesso al mercato finanziario. 

Il problema è il giudizio delle agenzie di rating sul debito pubblico

Ed è proprio su questo aspetto che Nielsen si sofferma. 

Questi infatti spiega che questa eccessiva considerazione che viene data in Europa alla pericolosità del debito pubblico italiano da parte delle agenzie di rating e degli investitori istituzionali non è sensata da un punto di vista macroeconomico.

E continuando così, non si farà altro che regalare voti a tutti quei movimenti politici che invocano l’uscita dall’euro o l’utilizzo di una valuta parallela.

Anche perché, per il capo economista di Unicredit, il debito pubblico italiano è perfettamente sostenibile.

Soltanto il 34 per cento è infatti detenuto da investitori stranieri. Il restante 66 per cento è invece suddiviso in un 49 per cento totalmente in mano agli italiani, e un 17 per cento dalla Banca Centrale Europea. 

Questo significa, tornando alla considerazione precedente, che a pagare gli interessi del debito sono principalmente i cittadini italiani e la Banca Centrale Europea. E allora, esattamente come il Giappone, non possono esistere grandi rischi di sostenibilità per il nostro debito. 

Nielsen: i risparmiatori in Italia credono nel debito sovrano

E anche su questo, il capo economista di Unicredit fa’ una considerazione che suona come un avvertimento all’intera Europa.

Nielsen spiega infatti con l’acquisto record dei Btp Italia, i risparmiatori italiani hanno dimostrato di essere perfettamente a conoscenza del fatto che un debito sovrano è sostenibile.

Una consapevolezza tutto sommata nuova. Soltanto due anni fa’ infatti, il governo italiano era riuscito a piazzare la misera cifra di 2,1 miliardi di Btp Italia sul mercato. Nessun risparmiatore dunque in quel momento si fidava della sostenibilità del debito pubblico italiano.

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La conclusione di Nielsen è la seguente. Più gli italiani punteranno sull’acquisto dei Buoni Del Tesoro, e più il debito si rivelerà irrilevante da un punto di vista finanziario.

E dunque, non ci sarà bisogno per il nostro paese di “contemplare la ristrutturazione del debito o qualsiasi altra idea che comprometterebbe la stabilità finanziaria”. Come ad esempio, la tanto temuta patrimoniale che il governo ha messo sul tavolo in queste settimane.