Per quanto non se ne stia parlando molto, la crisi economica innescata dall’emergenza coronavirus sta interessando particolarmente le piccole Partite Iva.

Chiunque infatti sia un lavoratore autonomo o possiede una piccola attività con un massimo di 5 dipendenti, che sia un bar o un ristorante, si sta ritrovando in queste settimane a fare i conti con una situazione molto pesante.

Nelle città più colpite dal virus le vendite sono crollate.

Per tutti questi motivi, Antonio Caprio, segretario della UGL di Bari ha chiesto in questo giorni al governo di intervenire il prima possibile, “prima che il peggio accada”.

Tra le sue proposte vi è quella di utilizzare gli ammortizzatori sociali in deroga.

Quanto dureranno e quali saranno gli effetti complessi di questa crisi causata dal Coronavirus?

L’ufficio studi della Cgia (Associazione Artigiani e Piccole Imprese MESTRE) ha effettuato una ricerca in cui rileva che innanzitutto la vera incognita è l’estensione temporale del fenomeno. Ovvero, bisognerebbe prima capire quanto tempo durerà ancora questo stato di emergenza per avere quadro completo dei possibili danni economici.

Secondo Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, vi è il rischio più che concreto di perdere qualche punto decimale di Pil. Non una previsione leggera. Se ad esempio il nostro Pil dovesse scendere di 0,4 punti, ci troveremmo a scontare un danno complessivo che si aggira intorni ai 7 miliardi di euro. Una cifra molto importante, che potrebbe ricadere interamente sulle spalle delle piccole imprese.

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Il decreto legge del governo per contrastare l’emergenza

Il 28 febbraio scorso il governo ha varato un primo decreto legge per fronteggiare l’emergenza.

Nella bozza elaborata dall’esecutivo si prevede fino a 1.500 euro di indennità per tutti gli autonomi e i professionisti che svolgono la loro attività commerciale nelle cosiddette “zone rosse”, ovvero quelle più colpite dal contagio.

Questa indennità sarà oltretutto esente da tasse e parametrata al periodo di sospensione forzata dell’attività subita dagli imprenditori.

A questo, il decreto aggiunge la sospensione dei pagamenti per due mesi per quanto riguarda le bollette di luce e gas. Ci saranno delle rate dei mutui agevolate alle imprese più colpite, con un allungamento della durata temporale dei piani di ammortamento.

Cosa ne pensano le piccole Partite IVA?

Sicuramente queste misure sono pensate per provare a dare un aiuto concreto a tutti gli imprenditori in difficoltà. Ma è davvero difficile pensare che siano abbastanza per arginare la situazione.

L’ACTA (Associazione italiana dei freelance), , ha lanciato un sondaggio tra le piccole partite Iva su come loro vedono il prossimo futuro da un punto di vista economico. I risultati tratteggiano uno scenario poco rassicurante. A preoccupare di più c’è la perdita del reddito, che non accennerà a diminuire nei prossimi mesi.

Su 410 intervistati, il 47 per cento di loro ha subito la cancellazione di almeno una commessa ( nella settimana precedente al sondaggio). Mentre il restante 53 per cento ha comunque subito la sospensione o il rinvio di un ordine.

L’opinione dei lavoratori autonomi non è certo orientata all’ottimismo. Prevedono infatti che nei prossimi ci saranno altra cancellazioni. È bene inoltre specificare che queste difficoltà non riguardano solo i commercianti che lavorano nelle zone rosse, ma coinvolgono un po’ tutto il territorio, considerato anche il grado di scambio commerciale interno che avviene tra Nord e Sud.

Oltretutto, molte delle persone intervistate dal sondaggio si sono dichiarate a favore di misure di welfare e sostegno verso chi più è stato danneggiato da questa vicenda.

Proprio per perseguire questa logica, l’ACTA di recente ha fatto una proposta per discutere la sospensione dei versamenti fiscali e una rateizzazione a lunga durata che sia priva di sanzioni ed interessi.

Sempre l’associazione dei freelance ha poi sottolineato il fatto che bisognerà anche dare una particolare attenzione a tutti quegli autonomi che nei prossimi mesi fronteggeranno situazioni di gravidanza e malattia.

Partite IVA: l’emergenza coronavirus aggrava una situazione che però esisteva già

E tutto questi danni economici derivanti dall’emergenza, arrivano in una situazione che già risultava tragica di per sé per le piccole attività e gli autonomi. Negli ultimi tre anni, le Partite IVA si sono ridotte del 40 per cento.

Una situazione economica sempre più tesa alla stagnazione. I controlli e gli infiniti adempimenti burocratici da sostenere le hanno fatte scendere vertiginosamente da 8,5 milioni a 5 milioni. Fermo restando che oggi, l’ostacolo più grandi tutti per chi volesse lavorare in proprio, riguarda una pressione fiscale che è arrivata a toccare il 64 per cento dei profitti delle piccole Partite IVA. Oltretutto, il prelievo Irpef sui lavoratori autonomi è di molto superiore a quello di dipendenti o pensionati.

E non bisogna nemmeno dimenticarsi che la chiusura di più di tre milioni e mezzo di Partite IVA è avvenuta nonostante nel 2019 la legge di bilancio abbia introdotto l’allargamento del regime forfettario fino a 65mila euro. Neanche il problema dei controlli statale è da trascurare. Ogni anno una piccola attività subisce in media 100 controlli da 15 enti diversi.

Ma forse, il dato davvero drammatico, è il fatto che secondo una ricerca redatta dall’Istat, il 25 per cento dei lavoratori autonomi vive sotto la soglia di povertà.

D’altronde il reddito medio nell’ultimo decennio è diminuito di circa 7 mila euro. Senza considerare che spesso per non chiudere si è costretti ad indebitarsi. La Confcommercio afferma addirittura che il 98 per cento delle partite Iva si ritrova a pagare rate derivanti da debiti o mancati pagamenti.

La battaglia politica del consigliere Daniele D’angelo

Il Consigliere comunale Daniele D’angelo ha sferrato un duro attacco politico alle regioni e al governo centrale, proprio sul tema delle Partite IVA.

D’angelo sostiene infatti che nonostante il decreto, il governo non stia realmente pensando a tutelare le esigenze di autonomi e piccole attività. Da qui, il suo appello a tutte la partite Iva di unirsi alla sua battaglia per farsi ascoltare. Lo scopo è quello di cercare insieme a loro un confronto diretto con il governo, nel tentativo di ottenere un incontro che possa aiutare a risolvere la situazione.

Nel caso le sue richieste rimangano inascoltate, D’angelo ha affermato che non escluderebbe affatto l’ipotesi di organizzare uno sciopero fiscale con la chiusura temporanea di tutte le attività commerciali.  D’altronde le parole del consigliere comunale in difesa delle piccole partite Iva, lasciano pochi dubbi sulla sua voglia di esporsi ed affrontare il problema.

In un recente intervento politico ha infatti dichiarato:

“per i più scettici faccio notare che la gravità del problema si sta ripercuotendo maggiormente sul turismo, recettività ed indotto, ma a scalare arriverà a ledere l’economia di tutte le attività imprenditoriali nel silenzio di una Stato governato da incapaci e da enti locali che non spingono per un aiuto, come ha fatto Zaia in Veneto. Vediamo cosa succede e ci aggiorniamo per prendere una decisione incisiva e definitiva”.

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