La crisi colpisce tutti. Singoli cittadini, piccole e medie imprese. E grandi aziende. Come la Moby, compagnia di navigazione italiana. E’ notizia recente che insieme alla CIN (ex Tirrenia), con due note pubblicate nella Borsa del Lussemburgo, Moby ha comunicato agli obbligazionisti che entrambe le società – controllate dalla Onorato Armatori srl – hanno richiesto il “concordato in bianco” al Tribunale di Milano. Per “continuare sotto la sua egida le negoziazioni con i propri creditori” e arrivare ad un accordo per la ristrutturazione del debito.

Moby e la corsa contro il tempo

Lo scenario di crisi è stato accertato dal Tribunale di Milano solo qualche mese fa. Ora, il colpo di scena della richiesta del “concordato in bianco”. Che sta già avendo i primi effetti: innanzitutto, bloccare le istanze di fallimento o richieste di pignoramento cautelativo da parte proprio dei creditori. Il tutto per scongiurare la replica di situazioni drammatiche, come il blocco dei conti correnti già subito dal gruppo nel marzo scorso. Una decisione che provocò lo stop delle navi ex Tirrenia per 3 giorni. Un danno che allo stato attuale, in piena stagione estiva e con la necessità di fare cassa dopo mesi di forzata chiusura, sarebbe davvero insostenibile per il gruppo guidato da Vincenzo Onorato.

In ballo mille posti di lavoro

Ma è, in ogni caso, una corsa contro il tempo. Con in ballo anche il bando di gara per la continuità territoriale “da” e “per” la Sardegna. Viaggi by the sea che valgono, per la flotta italiana, oltre 72 milioni. Un bando in scadenza proprio in questi giorni.  Una vicenda della quale si sta interessando anche il Ministero dei Traporti, come è ovvio che sia. Di riunioni ne sono state fatte parecchie. Le decisioni assunte, per ora, sono top secret. Ma stando ai rumors, da Palazzo Chigi non sarebbero intenzionati a concedere una proroga a Tirrenia per quanto concerne le tratte con la Sardegna sovvenzionate dallo Stato. Tutto lascia presupporre che sarà indetto un bando di gara. Il Governo si impegnerebbe, se così fosse davvero, ad attivare la clausola sociale per la salvaguardia dei mille addetti di Tirrenia impegnati sulle direttrici principali.

Il negoziato con le banche

Nell’attesa prosegue il negoziato tra Moby e le banche, tra cui Intesa Sanpaolo e Unicredit. Negoziato anche con gli obbligazionisti esposti per 300 milioni, la cui prossima tranche di rimborso ad un tasso del 7,75% pare proprio tutta da verificare. L’armatore Onorato ha nominato come consulente PricewaterhouseCoopers. La multinazionale specializzata in servizi di revisione e consulenza per le imprese, dovrà elaborare – nel più breve tempo possibile – un piano di ristrutturazione del debito.  L’obiettivo è arrivare ad un accordo che soddisfi le richieste dei creditori. Magari con una sostanziale dilazione dei termini.

Fiducia e speranza

Da buon Generale, che deve infondere fiducia e coraggio alle truppe, il patron di Moby, Vincenzo Onorato, si è rivolto ai dipendenti con un post su Facebook. Ricco di ottimismo: “Abbiamo superato la crisi del coronavirus, siamo vivi e forti. Forse l’unica compagnia che produce ancora ricchezza ed occupazione in un quadro dei collegamenti marittimi mondiali devastante. Per prevenire altri attacchi e non compromettere la stagione sono ricorso ad una procedura che obbliga la finanza a dialogare con noi. Non fatevi fuorviare da informazioni che sono soltanto speculazioni strumentali finalizzate a creare a noi problemi nel momento in cui il lavoro è ripreso. Stiamo lavorando e, dopo il coronavirus, abbiamo ripreso a produrre alla grande”.