C’è un settore che non conosce crisi. Anzi, trae linfa vitale dai periodi difficili, proprio come quello che si sta accadendo sull’economia e sulla società internazionale. Stiamo parlando del mercato del falso. Tra gli ambiti più colpiti, calzature e abbigliamento, gli alimentari, i giocattoli, i ricambi auto. E ancora – sempre più gettonati – i prodotti elettronici e informatici. Un mercato a cui le imprese italiane pagano un “dazio” di almeno il 10%. Stando alle stime pubblicate dall’Ufficio Ue per la proprietà intellettuale (EUIPO), le perdite subite dai bilanci degli Stati membri prodotte dal mercato del falso hanno raggiunto i 15 miliardi di euro. Solo nell’ultimo anno, i prodotti contraffatti hanno garantito alla criminalità organizzata guadagni per almeno 2,5 miliardi, di cui almeno 225 milioni a carico delle aziende italiane.

Il mercato del falso non conosce crisi

I numeri non mentono mai. L’analisi di EUIPO dice che quasi un europeo su 10 (9%) ha acquistato prodotti contraffatti. Emergono tuttavia differenze significative tra gli Stati membri: i paesi nei quali si registra una percentuale più elevata di casi in cui i consumatori sono esposti a indicazioni fuorvianti sulla merce da acquistare sono Bulgaria (19%), Romania (16%) e Ungheria (15%). Svezia (2%) e Danimarca (3%) presentano invece le percentuali più basse. L’Italia, con il 6% della popolazione che afferma di essere stata indotta con l’inganno ad acquistare prodotti contraffatti, si colloca nettamente al di sotto della media dell’Ue. In generale, un terzo degli europei (33%) si è interrogato sull’originalità del prodotto acquistato.

Un valore di 121 miliardi

I prodotti contraffatti rappresentano il 6,8% delle importazioni dell’Unione europea, con un valore che ammonta a 121 miliardi di euro. I problemi connessi a questo tipo di business sono aumentati durante la pandemia. La proliferazione di medicinali falsi, come gli antibiotici e gli antidolorifici, o dispositivi di protezione individuale e le mascherine, comporta numerosi rischi per la salute e la sicurezza. Anche la pirateria digitale rappresenta un mercato redditizio per i trasgressori. Nel caso dell’IP-TV (contenuti televisivi ai quali si accede tramite una connessione internet) le perdite sono ingenti. All’interno dell’Unione europea i fornitori di servizi di IP-TV illegale registrano ogni anno guadagni che ammontano a quasi 1 miliardo di euro.

I danni per le PMI

Oltre a colpire i consumatori, le attività di contraffazione comportano anche un danno ingente per le piccole e medie imprese. Stando allo studio Ue, una PMI su quattro in Europa dichiara di aver subito violazioni della proprietà intellettuale. Di queste, il 26,8 % si trova in Italia. Le imprese titolari di diritti di proprietà intellettuale, quali marchi o brevetti, hanno segnalato perdite di fatturato (33%), danni in termini di reputazione (27%) e contrazione dei vantaggi competitivi (15%) a seguito della violazione dei propri diritti. Anche se attualmente meno del 9% delle PMI europee possiede diritti di proprietà intellettuale registrati, per le imprese titolari di tali diritti, i vantaggi sono evidenti: le piccole e medie imprese titolari di brevetti, disegni o modelli e marchi, registrano un fatturato per dipendente superiore del 68% rispetto alle imprese che non detengono tali diritti. Inoltre, i dipendenti percepiscono retribuzioni più elevate.

Fondo Ue da 20 milioni

Per sensibilizzare l’opinione pubblica al valore della proprietà intellettuale e aiutare le PMI ad accrescere la propria competitività sul mercato, l’EUIPO ha avviato il programma “Ideas Powered for Business”. L’iniziativa comprende un fondo per le imprese pari a 20 milioni di euro. Previsto sia il finanziamento dei servizi di valutazione della proprietà intellettuale sia il rimborso del 50% delle tasse per le domande di marchi, disegni o modelli a livello nazionale, regionale o europeo.