Il discorso tenuto da Mario Draghi a Rimini continua a far discutere. E d’altronde, nonostante l’ex governatore della BCE si sia lentamente defilato dalla politica dopo la fine del suo mandato, le sue opinioni vengono ancora considerate tra le più autorevoli in materia di politica economica. 

E gli argomenti toccati durante il meeting di Comunione e Liberazione che si è tenuto a Rimini, hanno naturalmente infiammato il dibattito pubblico sul tema. Draghi infatti ha parlato delle crisi che stiamo attraversando e di quale possono essere le strade per uscirne.

E lo ha fatto in un momento in cui nessuno in Europa sembra avere davvero chiaro quale sia la ricetta economica per affrontare questa imminente recessione causata dalla pandemia.

E per certi versi, Mario Draghi sembra uno dei pochi ad avere le idee chiare in merito. 

Draghi: i sussidi sono una prima forma di vicinanza alla società

Per l’economista infatti, i sussidi di cui si discute in Europea, e che sono al centro dei contenuti del Recovery Fund, sono per molti aspetto importanti e indispensabili. Rappresentano infatti “una prima forma di vicinanza alla società”. Servono a “sopravvivere, a ripartire”. 

Le difficoltà attraversate dal tessuto sociale del vecchio Continente sono stati uno dei cardini del discorso di Draghi.

In un momento in cui l’economia europea sembrava infatti sulla strada giusta per superare tutte quelle difficoltà, che nonostante sia passato un decennio, la crisi finanziaria del 2008 ha portato con sé, ci si trova di fronte a un nuovo ostacolo.

E non occorre nemmeno approfondire troppo gli ultimi report del Fondo Monetario Internazionale, per capire che questa recessione sarà ancora più difficile da superare. 

Occorre pragmatismo secondo Draghi. E il primo aspetto su cui riflettere è che i sussidi a un certo punto finiranno. Per l’ex presidente della BCE on si può pensare di far ripartire l’economia europea con misure di questo tipo.

La ricetta di Draghi per certi versi è molto semplice. Serve pragmatismo, obiettivi di politica economica chiari e definiti. A questo però va necessariamente affiancata una leadership politica che sia in grado di tranquillizzare i cittadini. 

Il ruolo delle giovani generazioni

Ma sono le giovani generazioni il vero asset strategico su cui puntare. Ed è sul loro ruolo che si impernia il discorso tenuto da Draghi. 

Per l’ex governatore di Banca d’Italia l’istruzione diventa il tema fondamentale. Mai come in questo momento storico, c’è bisogno di riqualificare professionalmente i più giovani, di dargli tutti gli strumenti per fare in modo che siano loro a farci riemergere da questa recessione.

Le nazioni Ue devono dare priorità a questo aspetto prima che sia troppo tardi. Il vero rischio altrimenti, è “una distruzione di capitale umano senza precedenti nella storia”. 

Insomma, il reddito futuro dei giovani si decide adesso. 

E questa crisi può essere affrontata in modo efficace soltanto se i leader europei prendono coscienza dell’importanza di questo tema. Bisogna investire sull’istruzione delle giovani generazioni, come mai forse si è fatto in passato.

E non è chiaro se Draghi in queste considerazioni si riferisse anche ai paesi del Nord, che in fondo su questo tema si sono dimostrati sempre particolarmente virtuosi. Di sicuro per Draghi, il debito pubblico che questa emergenza sanitaria ed economica sta creando un po’ in tutte le nazioni, è senza precedenti.

E ricadrà tutto sulle spalle delle nuove generazioni. E anche in ragioni di questo non investire adesso su di loro, non dargli gli strumenti per farli entrare nel mercato del lavoro con le giuste competenze, rischia di essere la vera spada di Damocle dell’Europa.

E d’altronde, è lo stesso Draghi che a un certo punto del suo discorso sentenzia che “privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”.

Leggi anche: Generazione Z e nuovi modelli di consumo online