Le elzioni americane del 2016 sono state lo spartiacque della consapevolezza del potere dei dati accumulati da Facebook. Una piattaforma che permetteva di far sentire la voce dei senza voce, consentiva anche ai troll di diffondere provocazioni astiose con una tale intensità da spaccare i timpani.

Facebook divenne così lo strumento dei movimenti di liberazione ma anche dei regimi oppressivi. Soprattutto, ci fu un’enorme violazione della privacy: l’etica della condivisione di Facebook era ora diventata un espediente per appropriarsi dei dati degli utenti. E quei dati – informazioni fornite in modo spontaneo e inconsapevole da tutti noi – furono la base su cui Facebook crebbe e prosperò.

 

La formazione di Mark

Mark è cresciuto a Dobbs Ferry, nello Stato di New York, in un quartiere residenziale a nord di New York City. Amava i videogiochi. Uno dei suoi preferiti era un gioco di strategia per PC chiamato Civilization. Lo slogan era: “Costruisci un impero destinato a durare”. 

Al secondo anno di liceo chiese di frequentare una scuola privata con una quantità maggiore di corsi di programmazione a livello avanzato. Era un avido studente di latino. Sentiva un’affinità fanatica con l’imperatore Cesare Augusto, un sovrano comunicatore che mostrò anche una sfrenata brama di potere e di conquista.

Zuckerberg entrò all’Università di Harvard nel 2002. Nel febbraio 2004 arrivò TheFacebook. 

 

Il taccuino del cambiamento

Zuckerberg ha sempre amato scrivere a mano in taccuini. Il taccuino del cambiamento, datato 28 maggio 2006, delinea i due progetti che trasformeranno Facebook da una rete per liceali nel colosso di internet che conosciamo. Il 29 maggio ha iniziato una pagina chiamata “Open Registration”.

Voleva che alla fine Facebook fosse aperto a tutti, ma sulle pagine del taccuino iniziò a meditare sulle implicazioni di tale ampia apertura. Ciò che distingueva Facebook dagli altri social network era la presunta privacy garantita dalla sua configurazione recintata. 

 

I Dark Profiles

Riempì di parole il suo taccuino. Occupò tre pagine per delineare un abbozzo di qualcosa che chiamò “Dark Profiles”. Si trattava di pagine Facebook di persone che, per dimenticanza o intenzionalmente, non si erano registrate al servizio.

L’idea era quella di permettere agli utenti di creare un profilo degli amici – o di chiunque non avesse un account Facebook – con semplicemente un nome e un indirizzo e-mail. Una volta che il profilo era creato, chiunque avrebbe potuto aggiungervi informazioni come dettagli biografici, interessi, hobby o altro.

Non è chiaro quanto di tutto questo sia stato messo in pratica. Nel suo libro di memorie del 2012 Katherine Losse, ex dipendente di Facebook, ha scritto che nel 2006 aveva lavorato a un progetto per “creare profili nascosti di persone che non erano ancora utenti di Facebook, ma le cui fotografie erano state taggate sul sito”.

 

Livelli narratrivi

Zuckerberg immaginò una gerarchia a tre livelli per rendere le storie avvincenti, ipotizzando che le persone fossero guidate principalmente da un misto di curiosità e di narcisismo. Il livello superiore erano le “storie su se stessi”. Il secondo erano “storie della propria cerchia sociale”. Nel taccuino fornì alcuni esempi del tipo: cambiamenti nei rapporti tra amici, eventi della vita, “evoluzione delle amicizie (persone che entrano ed escono dall’ambito di socialità)” e “persone dimenticate e che si sono rifatte vive”.

 

Privacy

Zuckerberg aveva appena iniziato. Nei giorni successivi abbozzò febbrilmente le idee sulla privacy e sull’espansione di Facebook. Facebook avrebbe dovuto essere visto dagli utenti come un’interfaccia futuristica di tipo sociale per accedere al mondo di una persona.

Nel 2010 introdusse l’Instant Personalization, una funzione di personalizzazione istantanea che eliminò la privacy per dare maggiori informazioni personali agli sviluppatori di applicazioni esterne.

 

In Nigeria

Alla fine dell’estate del 2016 accompagnai Zuckerberg in Nigeria. A Lagos visitò un incubatore per startup tecnologiche e salutò la gente come se fosse uno del posto. “Ciao, sono Mark”, cinguettava. Sedusse tutti: una donna imprenditore che operava attraverso Facebook, star nigeriane dell’intrattenimento. Persino il presidente Muhammadu Buhari rimase particolarmente colpito dal fatto che Zuckerberg avesse usato i mezzi pubblici per muoversi in città. Zuckerberg divenne subito un eroe nazionale.

 

Le elezioni Americane

Due mesi dopo, Donald Trump fu eletto presidente degli Stati Uniti. Successivamente si scoprì che Facebook aveva commesso molti passi falsi. Soprattutto era stato il veicolo della campagna di disinformazione condotta dai russi.

Aveva poi infranto le promesse sulla privacy degli utenti, i cui dati erano stati raccolti senza il loro consenso e forniti a terze parti. Aveva diffuso informazioni false in Myanmar, da qui era scoppiata una rivolta e due persone avevano perso la vita. Aveva contribuito a distruggere il modello di business del giornalismo indipendente.

 

Controllo dei dati mondiali

Oggi, Facebook e le altre piattaforme social che fanno capo a Mark Zuckerberg hanno accesso ai dati di circa 6,98 miliardi di utenti, pari al 47,8% degli utenti attivi delle 15 principali reti social del mondo (considerato che ogni piattaforma ha anche molteplici account per lo stesso utente, e ogni account è conteggiato singolarmente). Gli utenti di Facebook rappresentano il 34,6% della popolazione mondiale.

Con un dominio così esteso Facebook è arrivata – come noto – a porre dubbi di possibile monopolio ai regolatori. Anche negli Stati Uniti alcuni parlamentari hanno ipotizzato uno “spezzatino” Facebook per ripristinare una corretta concorrenza di mercato. Altri hanno proposto di vietare a Facebook di acquisire in futuro altre grandi reti social, per non ripetere l’accentramento avvenuto con l’acquisizione di WhatsApp. I critici di Zuckerberg affermano che Facebook non ha concorrenti perché li compra.

 

I concorrenti

Questo non vuol dire che Facebook sia davvero riuscita ad azzerare la concorrenza. A incalzarla è soprattutto YouTube, che fonda il suo successo sul video-sharing. Mark Zuckerberg deve ancora sviluppare o trovare un prodotto in grado di rivaleggiare con la piattaforma di proprietà di Google.

Un altro temibile rivale, secondo Buy Shares, è l’astro nascente TikTok, ormai settima nella classifica dei grandi social globali (800 milioni di utenti) e che “ha superato Facebook in vari ambiti.

 

La risposta della Casa Bianca

Il presidente Usa Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che vieta l’uso di TikTok negli Stati Uniti, insieme a un altro ordine esecutivo contro WeChat, definendo le due app cinesi una minaccia alla sicurezza nazionale perché violerebbero la privacy dei cittadini americani.

La mossa della Casa Bianca potrebbe anche essere vista come una ritorsione contro la Cina che ha messo al bando i grandi social network americani. Zuckerberg si è recato più volte in visita a Pechino per trattare con le autorità e cercare di far togliere Facebook dalla black list – finora senza fortura. Ma se Zuckerberg dovesse spuntarla, per la galassia delle reti social di Menlo Park si aprirebbe davvero un’occasione di dominio globale, considerato che la Cina ha una popolazione di oltre 1 miliardo di persone.