L’approvazione del Decreto Rilancio da parte del Governo, apre numerosi scenari di finanziamento a fondo perduto per piccole e medie imprese italiane. Indennizzi da 2mila a 40 mila euro con accredito diretto da parte dell’Agenzia delle entrate sul conto corrente del beneficiario.

Il contributo è rivolto alle Pmi, alle cooperative, agli imprenditori agricoli, ai commercianti e ai lavoratori autonomi con partita Iva.

Alle imprese con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi ad aprile 2020 di almeno il 50% spetta un credito d’imposta fino al 60% dell’affitto.

Cancellato il versamento del saldo e della prima rata dell’acconto Irap di giugno.

Un credito d’imposta anche per la sanificazione degli ambienti di lavoro, pari al 60% delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2020, fino all’importo massimo di 60.000 euro.

Nel dettaglio le aziende, con un volume di ricavi non superiore a 250 milioni, e i lavoratori autonomi, con un corrispondente volume di compensi, non sono tenuti al versamento del saldo dell’IRAP dovuta per il 2019 né della prima rata, pari al 40%, dell’acconto dell’IRAP dovuta per il 2020.

 

Quali sono i soggetti esclusi

  • i soggetti la cui attività risulti cessata alla data del 31 marzo 2020;
  • gli enti pubblici;
  • gli intermediari finanziari e società di partecipazione di cui all’articolo 162-bis del TUIR;
  • i soggetti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27, 38 o 44 del D.L. n. 18 del 2020, vale a dire il bonus 600 euro e il Fondo per il reddito di ultima istanza.

Quest’ultimo punto è particolarmente importante. Stando alla formulazione di cui all’art. 28 del decreto rilancio, sarebbero automaticamente esclusi dai contributi a fondo perduto non tutti coloro che hanno percepito il bonus INPS, ma solo determinate categorie: professionisti  e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa (art. 27 del dl 18/2020), lavoratori dello spettacolo (art. 38) e coloro che hanno usufruito del Fondo per il reddito di ultima istanza (art. 44).

In ogni caso, il contributo spetta se l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. Per i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019, il contributo spetta anche in assenza di tale requisito del calo di fatturato/corrispettivi.

Anche in assenza di tali requisiti, il contributo spetta ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019.

 

Come avviene il calcolo del contributo 

L’ammontare del contributo a fondo perduto è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 come segue:

  • 20% per i soggetti con ricavi o compensi inferiori a 400.000 euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto;
  • 15% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400.000 euro e inferiori a 1 milione di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto;
  • 10% per i soggetti con ricavi o compensi superiori al milione di euro e inferiori a 5 milioni nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto.

Le persone fisiche hanno diritto alla percezione di un contributo minimo di 1.000 euro, invece per le società è previsto un importo minimo di 2.000 euro. Nell’ultima versione del decreto si chiarisce inoltre che il tetto massimo del contributo concedibile non può superare i 40mila euro.

 

Come presentare la domanda

I soggetti interessati presentano, esclusivamente in via telematica, un’istanza all’Agenzia delle entrate anche tramite un delegato al servizio del cassetto fiscale dell’Agenzia delle entrate o ai servizi per la fatturazione elettronica.

Il contributo viene corrisposto direttamente dall’Agenzia delle Entrate con accredito sul conto corrente del soggetto richiedente.

Sconto sulle bollette elettriche

Per tre mesi – maggio, giugno e luglio – le piccole e medie imprese potranno usufruire di bollette elettriche più leggere.

Una proposta che ha lo scopo di alleviare il peso delle quote fisse delle bollette elettriche in particolare in capo alle piccole attività produttive e commerciali, gravemente colpite su tutto il territorio nazionale dall’emergenza epidemiologica da COVID-19.

L’articolo 33 del decreto rilancio prevede che l’ARERA ridetermini le tariffe di distribuzione e misura dell’energia elettrica al fine di:

  • azzerare le attuali quote fisse indipendenti dalla potenza relative alle tariffe di rete e agli oneri generali per tutti i clienti non domestici alimentati in bassa tensione;
  • per i soli clienti non domestici alimentati in bassa tensione con potenza disponibile superiore a 3,3 kW, le tariffe di rete e gli oneri generali saranno rideterminate al fine di ridurre ulteriormente la spesa applicando una potenza “virtuale” fissata convenzionalmente pari a 3 kW, senza che a ciò corrisponda alcuna limitazione ai prelievi da parte dei medesimi clienti.

Ricordiamo che la cosiddetta “quota fissa” delle bollette elettriche è composta dai diversi elementi che non variano in funzione del volume di energia prelevata, e può comprendere, oltre alle tariffe di rete e agli oneri generali, anche componenti fisse a copertura dei costi di commercializzazione della vendita; tali ultime componenti non sono oggetto della disposizione allo scopo di non creare distorsioni tra il mercato libero e i clienti forniti nel servizio di maggiore tutela.

Incentivi per gli investimenti nell’economia reale – i PIR

L’articolo 143 del decreto rilancio introduce una misura di carattere strutturale volta ad incentivare gli investimenti, sia in capitale di rischio sia in capitale di debito, nell’economia reale e, in particolare, nel mondo delle società non quotate, potenziando la capacità dei piani di risparmio a lungo termine (PIR) di convogliare risparmio privato verso il mondo delle imprese.

La misura tende a convogliare in maniera consistente gli investimenti verso imprese di minori dimensioni concedendo la possibilità, agli investitori, di costituire un secondo PIR con dei vincoli di investimento più specifici.

Gli investimenti qualificati, infatti, sono composti da strumenti finanziari, anche non negoziati in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione, emessi o stipulati con imprese radicate in Italia, diverse da quelle i cui titoli azionari formano i panieri degli indici FTSE MIB e FTSE Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati, nonché da prestiti erogati alle predette imprese e da crediti delle medesime imprese.

 

Investimenti qualificati

Tra gli investimenti qualificati, quindi, oltre agli strumenti finanziari, sono incluse anche fonti di finanziamento, alternative al canale bancario, quali la concessione di prestiti e l’acquisizione dei crediti delle imprese a cui il piano è rivolto.

Il decreto rilancio prevede inoltre:

  • un vincolo di concentrazione degli investimenti pari al 20%;
  • limiti all’entità degli investimenti pari a 150mila euro all’anno e a 1 milione e mezzo complessivamente.

Il provvedimento consente la costituzione del nuovo PIR attraverso un’ampia categoria di intermediari. Gli investimenti qualificati di tale nuova tipologia di PIR, infatti, possono essere effettuati, oltre che tramite OICR aperti e contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione, anche tramite FIA, quali, a mero titolo semplificativo: European long term investment fund (“ELTIF”), fondi di private equity, fondi di private debt e fondi di credito. Per questo, l’agevolazione prevista dal decreto crescita in favore degli ELTIF viene abrogata.