Le banche centrali dei principali paesi del G20 non stanno attualmente rispettando gli accordi di Parigi riguardanti la transizione ecologica.

Questo è quanto emerge da un rapporto commissionato dalla Positive Money Uk denominato “The Green Central Banking Scorecard” nella data del 31 Marzo 2021. Si tratta di un’organizzazione no-profit che è stata fondata nel 2010. Il suo scopo è quello di sensibilizzare attraverso apposite campagne informative sulla necessità di una nuova economia green per il sistema bancario. Il report è stato presentato nella data del 7 Aprile alla riunione del G20.  Un incontro a cui erano presenti i ministri dell’economia delle nazioni rappresentate e dei banchieri centrali. 

Accordi Parigi mai rispettati, dal 2016 al 2020 più di 3mila miliardi investiti in combustibili fossili

Nello studio di certo non mancano delle forti critiche alla banche centrali su come queste stanno affrontando il tema della transizione ecologica. I ricercatori infatti evidenziano come al momento non vi sia traccia di politiche finanziarie e monetarie che si dimostrino realmente incisive per ridurre nel medio termine l’utilizzo di combustibili fossili.

Anzi, la maggior parte delle banche più importanti al mondo continua invece a investire somme considerevoli nei combustibili fossili. Un dato che è stato recentemente confermato anche da un’altra ricerca prodotta dalla Rainforest Action Network chiamata “Banking on Climate Chaos”. Il quadro presentato dallo studio di Positive Money non lascia ben sperare per il futuro e dimostra come la strada per ridurre l’inquinamento del pianeta, sia decisamente in salita.

Dal 2016 al 2020 infatti, sono stati investiti più di 3 miliardi di dollari nei combustibili fossili. I ricercatori, nell’analizzare le attività delle banche centrali sul tema, hanno redatto delle schede di valutazione per misurare l’impegno delle banche nel processo di transizione ecologica. 

Cina e Brasile in cima alla classifica del report

A dominare questa classifica, e a classificarsi come banche virtuose in tema di tutela dell’ambiente ci sono Cina e Brasile. Due nazioni che risultano tra le più colpite dalla crisi climatica e ambientale. Per i ricercatori questo primato è dovuto al fatto che i danni climatici in questi paesi sono più visibili e hanno un maggiore impatto sociale. E dunque, vi è una maggiore pressione affinché vengano attuate politiche green.

Va però precisato che in Brasile però il governo Bolsonaro ha compiuto delle scelte che hanno aggravato ulteriormente il problema della deforestazione. E nello studio viene ipotizzato che il vero freno alle politiche anzionali sul tema, sia arrivato dalle politiche stabilite dal G20 che impedisce eccessivi finanziamenti a politiche inquinanti. 

Accordi sul clima di Parigi, è arrivato il momento di rispettarli

Risultati positivi in merito da allora sono stato ottenuti, ma la situazione continua a restare critica. E senza un deciso cambio di rotta, il futuro del Brasile si presenta tutt’altro che roseo. In questa classifica, l’Unione Europea si piazza al quinto posto. La ricerca di Positive Money sottolinea in modo particolare lo scarso impegno della Banca Centrale Europea nell’attuare politiche monetarie che incentivano politiche green.

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Il rapporto si conclude dunque con un appello a tutte le istituzioni bancarie presenti nel mondo affinché agiscano con più decisione sul tema dell’inquinamento. E il riferimento non può che essere al rispetto degli accordi di Parigi, che su molti punti non viene ancora rispettato completamente dalle nazioni che lo hanno sottoscritto.

Nel rapporto si legge infine  che “l’esclusione dei combustibili fossili dai programmi di acquisto di attività e dai quadri di garanzia e l’adeguamento di strumenti prudenziali come le ponderazioni del rischio per integrare efficacemente il rischio dei prestiti ad alto tenore di carbonio”.