Si può litigare per la Luna? Capita anche questo. La guerra spaziale è tra Jeff Bezos, patron di Amazon, ed Elon Musk, co-fondatore di Tesla. La notizia arriva direttamente dalla Cnn. La compagnia spaziale Blue Origin di Bezos ha fatto causa alla NASA perché ha scelto Musk e la sua SpaceX per costruire il mezzo di atterraggio che farà planare i prossimi astronauti statunitensi direttamente sulla Luna. “La NASA ha cambiato le regole del gioco all’ultimo momento”, è la denuncia. E ancora: “Questa decisione elimina la possibilità di concorrenza (…) e non solo ritarda, ma mette in pericolo il ritorno dell’America sulla Luna”. A parte i principi etici, stiamo parlando – come sempre accade in questi casi – di una mera questione di soldi. Tanti soldi. Andiamo all’origine della vicenda, cercando di comprenderne i risvolti e i possibili scenari futuri.

Bezos, Musk e la Luna

Tutto nasce dal programma “Human Landing System” della NASA. Il progetto inizialmente mirava a far competere almeno due società del settore privato per costruire il mezzo spaziale. Peccato pochi giorni fa, lo stesso ente spaziale ha annunciato – a sorpresa – che sarebbe andata avanti con SpaceX come unico appaltatore del progetto. Il motivo ufficiale? Semplici aspetti “economici”. Apriti cielo! Jeff Bezos non si è certo arreso ha subito presentato ricorso presso un’agenzia federale, chiedendo di annullare la decisione e di “sollecitare nuove offerte” chiarendo i “fondi disponibili”. La NASA al momento sembra non volerne sapere. L’impressione generale è che l’intricata vicenda sia solo all’inizio e che i colpi di scena siano dietro l’angolo.

I tweet di Musk

Chi non ha aspettato un attimo per rispondere è stato invece Elon Musk. Con un tweet, l’imprenditore sudafricano ha lanciato un messaggio piuttosto ambiguo in cui ha sottolineato come l’azienda di Bezos debba ancora riuscire a mandare in orbita un velivolo. Letteralmente, il tweet dice: “non riesce ad alzarlo (in orbita)”. Non contento, ha pubblicato un ulteriore e pungente tweet raffigurante l’articolo originale del New York Times relativo all’annuncio di Blue Origin, modificando la foto di apertura del pezzo ribattezzandolo “Blue Balls” (Palle Blu).

NASA e SpaceX

Il rapporto tra NASA e SpaceX è ormai consolidato, tanto che quest’ultima è diventata la principale partner dell’agenzia spaziale per quanto concerne i rapporti con i privati. Tra questi, c’è il trasporto degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), che in seguito alla dismissione degli Space Shuttle nel 2011 era stato affidato all’Agenzia spaziale russa “Roscosmos”. Seppure con qualche ritardo, dallo scorso anno la NASA è tornata a lanciare gli astronauti dal suolo statunitense grazie a SpaceX, che ha terminato lo sviluppo e i test della capsula da trasporto Crew Dragon, spinta in orbita dal suo razzo riutilizzabile Falcon 9.

L’offerta di Blue Origin

Quindi, da dove nasce il contenzioso? Dal fatto che Blue Origin lavora da tempo a New Glenn, un razzo progettato per competere con quelli realizzati da SpaceX. L’obiettivo è portare sino a 45 tonnellate di materiale in orbita. Il progetto ha subìto diversi ritardi e il razzo non ha ancora effettuato un lancio sperimentale. Blue Origin confida di riuscire a compiere un lancio dimostrativo entro la fine del 2022. Ma i tempi potrebbero essere più lunghi. Bezos sino ad ora non ha commentato direttamente l’esclusione e il ricorso, lasciando l’incombenza al CEO di Blue Origin, Bob Smith. Intervistato dal “New York Times”, Smith ha spiegato che l’azienda aveva presentato alla NASA una proposta da 6 miliardi di dollari, più del doppio rispetto a quella di SpaceX. Risposte dalla NASA? Nessuna. Insomma, par di capire che la “guerra per la Luna” è appena iniziata…