La notizia è di quelle che segnano un’epoca. La Commissione delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti ha votato una serie di misure proposte dall’Organizzazione mondiale della sanità sulla riforma internazionale della cannabis. In particolare, è stata decisa la declassificazione della sostanza dalla tabella nella quale si trovano sostanze come eroina e cocaina. In pratica, ne ha riconosciuto il valore terapeutico. Un riconoscimento compatto e plebiscitario da parte di tutta l’Unione europea. Era da 59 anni che non venivano prese decisioni di questa portata sulla tossicità delle sostanze. In pratica, sono state cambiate le quattro tabelle che dal 1961 classificano piante e derivati psicoattivi a seconda della loro pericolosità. A questo punto, sarà possibile avviare nuovi studi scientifici riguardo gli usi medicinali della pianta. E molti Stati potrebbero decidere di legalizzarla per scopo terapeutico, riconsiderando le sanzioni previste “per l’uso ricreativo”.

Cannabis terapeutica

Scienziati e medici di mezzo mondo non hanno dubbi: la cannabis a scopo terapeutico ha molteplici benefici sul sistema nervoso ed è usata per il trattamento di diverse malattie, come il Parkinson, la sclerosi, l’epilessia, il dolore cronico e i tumori. Anche il nostro Paese si adeguato alle normative internazionali: da una decina di anni è consentito il ricorso alla cannabis terapeutica se in possesso di regolare prescrizione medica. Ora, la decisione delle Nazioni Unite apre nuovi ed inesplorati scenari. Badti pensare che dal report “Estimated World Requirements of Narcotic Drugs 2020” dell’International Narcotics Control Board, l’Italia avrebbe un fabbisogno di 1.950 kg all’anno di cannabis medica. Un fabbisogno soddisfatto solo in piccola parte da produzione autoctona. Il resto? Proviene dall’Olanda.

Un business da 30 miliardi

Che il business della cannabis sia in costante espansione, d’altronde, è sotto gli occhi di tutti. Anche in Italia. Poco più di un anno fa è stata costituita la prima associazione “cannabis light” che rappresenta oltre 2 mila punti vendita. Per un fatturato di oltre 6,5 milioni. E se per la parte agricola il giro d’affari è di circa 40 milioni, sul valore finale del mercato italiano, considerando tutti i possibili usi e l’indotto, le stime oscillano tra i 7,3 e i 30 miliardi potenziali nel giro dei prossimi dieci anni. Si tratta di stime pubblicate dalla società londinese Prohibition Partners, aggiornate al primo trimestre 2019, equamente divise come provenienza tra settore medico-farmaceutico e uso ricreativo. Insomma, i numeri potrebbero essere anche superiori. Nonostante la crisi da pandemia.

Cosa dice la legge

Un giro d’affari mostruoso, a livello internazionale. Tuttavia, ad oggi, nella maggior parte del mondo, possedere e consumare marijuana è illegale. Le legislazioni, però, sono diverse da Paese a Paese. In generale, i Paesi asiatici e quelli europei sono i meno tolleranti. La prima nazione ad aver legalizzato la cannabis è stato l’Uruguay nel 2013. Negli USA, invece, Colorado e California hanno scelto la strada della legalizzazione. In Europa la marijuana è illegale in Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Irlanda, Grecia e Finlandia. La pena su possesso, vendita, trasporto e coltivazione è stata revocata solo in Olanda. In Spagna, invece, è possibile coltivare o consumare cannabis, ma solo tra le mura domestiche. Ovvie, dunque, le conclusioni: ci vorrà ancora un po’ di tempo per far sì che l’utilizzo della cannabis venga accettato nel mondo. Ma per chi fa del business la sua ragione di vita, la strada è tracciata…