La crisi di governo mette in stand-by tutto quello che riguarda il recovery plan: senza un esecutivo stabile si ferma tutto e quindi le misure previste già approvate dal Consiglio dei Ministri vengono stoppate.

 

L’allarme della Bce

Dopo l’allarme lanciato dalla Bce e le preoccupazioni dell’Europa sulla instabilità politica italiana, da Roma arrivano rassicurazioni. L’impressione è che nessuno, nemmeno le opposizioni, abbia intenzione di mettere a rischio i 209 miliardi stanziati dall’Europa. Il ministro Gualtieri al lavoro per costruire una trincea parlamentare attorno alla bozza approvata dal governo. E la maggioranza potrebbe ricompattarsi

 

Tempi stretti 

L’indicazione che viene da Bruxelles è chiara. Lo ha esplicitato il vice presidente esecutivo della Commissione, Valdis Dombrovskis riferendosi peraltro non solo al nostro Paese: «C’è ancora molto lavoro da fare». Occorre definire «le stime dei costi» dei singoli progetti, gli obiettivi intermedi (al cui rispetto è strettamente collegata l’erogazione delle tranche semestrali del Recovery Fund) e quelli finali. 

Le somme vanno impegnate entro il 2023 e spese entro il 2026. E poi occorre uniformare il set di riforme alle Raccomandazioni-paese che la Commissione europea ha inviato nel 2019 con l’indicazione precisa dei settori in cui occorre intervenire.

 

Investimenti

Anche sul fronte degli investimenti, occorre rispettare la tabella di marcia indicata dalla Commissione europea. Ogni progetto deve essere sostenuto da una stima (da aggiornare) sull’impatto atteso in termini economici e sociali, oltre che ambientali. Anche in questo caso, il cronoprogramma da inserire nel Piano dovrà essere rispettato.

A rendere ancor più urgente la soluzione della crisi politica aperta con l’uscita di Italia Viva dal governo vi è infine la questione della governance del Recovery Plan. Quanto alla definizione della cabina di regia e dei soggetti istituzionali cui affidare il coordinamento del Piano, l’Italia è in ritardo. I principali paesi europei hanno già individuato come strutturare la regia dell’operazione. 

Se non vi è più traccia dell’originaria «cabina di regia» indicata dal Governo nella fase preliminare di messa a punto del Piano, ora è tempo di definire nel dettaglio le modalità di costituzione della struttura di monitoraggio e i soggetti cui dovrà fare capo. E anche in questo caso il sostegno di un’ampia maggioranza parlamentare è fondamentale.

 

Mes

E sul Mes intanto che si consuma l’ultimo scontro tra Iv, Conte e gli altri partiti alleati. Le ministre renziane definiscono «incomprensibile» la rinuncia al fondo salva-Stati, lamentano ritardi sulle urgenze del Paese e sui nuovi ristori. «Il Mes non è compreso nel Next Generation, non è questa la sede per discutere il punto», è la replica di Conte, che invita a «non speculare sul numero dei decessi in Italia per invocare l’attivazione del Mes», con «un accostamento che offende la ragione e anche l’etica».

 

Decreti anti-Covid

La crisi di governo potrebbe far entrare in crisi anche i provvedimenti anti-Covid. Eventuali nuovi ristori futuri potrebbero essere a rischio, come anche altri provvedimenti cruciali per il Paese in questo momento.