Non si ferma la crisi del gruppo immobiliare cinese Evergrande.

L’azienda sta infatti scontando una pesantissima crisi sul piano finanziario che le ha già fatto accumulare debito per oltre trecento miliardi. Una situazione che in queste settimane ha avuto forti ripercussioni sulle borse di tutto il mondo. E negli ultimi giorni, due delle agenzie di rating più importanti al mondo, Goldman Sachs e Nomura, hanno deciso di tagliare il rating della multinazionale cinese.

Nomura infatti prevede che Evergrande continuerà a risentire dello stop voluto dal governo di Pechino all’utilizzo del carbone nelle fabbriche per produrre energia elettrica. Un divieto che ha messo in ginocchio una parte del paese, che mai come ad adesso sconta delle drammatiche difficoltà nell’approvvigionare energia elettrica. 

Evergrande, da dove nasce la crisi

Nella città di Jilin ad esempio, una società che si occupa di servizi pubblici ha annunciato in questi giorni che la carenza di energia potrebbe portare ben presto anche a interrompere le forniture d’acqua. Nel suo report di valutazione dello stato finanziario di Evergrande, Goldman Sachs scrive che “i forti tagli alla produzione in diverse categoria di industrie ad alta intensità energetica si aggiungono alle già significative pressioni al ribasso nelle prospettive di crescita”.

Ma non solo perché l’Istituto finanziario americano ha anche stimato l’impatto che questa crisi avrà sul Pil cinese, generando un deficit nel terzo trimestre dell’anno pari all’1 per cento del Prodotto Interno Lordo. Più rosee le previsione per il 2022 in cui viene prevista una crescita dell’economia che dovrebbe attestarsi sui cinque punti percentuali. 

Evergrande, il report di Goldman Sachs

A questo però Goldman Sachs aggiunge che resta comunque una notevole incertezza rispetto al quarto trimestre, con rischi sia al rialzo che al ribasso relativi principalmente al modo con cui il governo gestirà il caso Evergrande, alla severità dell’applicazione degli obiettivi ambientali e alla politica attuale”. Resta il fatto che mai come in queste settimane il mercato finanziario mondiale è spaventato dalla stabilità del sistema immobiliare globale.

La crisi di Evergrande ha infatti dato il via a un effetto domino che rischia di mandare in profonda crisi tutto il comparto. 

La mossa dell’autorità monetaria di Hong Kong

È notizia di questi giorni inoltre, che l’autorità monetaria di Hong Kong ha deciso di intervenire direttamente sulla questione. Ha infatti chiesto a tutte le istituzioni finanziarie del paese di segnalare la loro esposizione verso il colosso immobiliare cinese. L’indiscrezione è stata fornita dal quotidiano economico Bloomberg, che ha spiegato come questa richiesta sia stata già inoltrata ufficialmente. L’antefatto della crisi della multinazionale cinese va ricercato in una decisione del governo cinese presa nell’estate 2020. La Banca del Popolo cinese infatti, fissò tre linee da seguire per il mercato immobiliare. 

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Tra le richieste ad esempio, quella di stabilire un tetto massimo al rapporto tra indebitamento e capitale. Una decisione che ha immediatamente scatenato la crisi all’interno di Evergrande, già in quel momento profondamente esposta.