“Sì, la Renault potrebbe scomparire”. L’annuncio choc arriva dal Ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, annunciando al mondo, di fatto, la grave crisi che sta attraversando la casa automobilistica d’Oltralpe. E’ ormai una corsa contro il tempo: sul piatto ballerebbero oltre 5 miliardi di euro. E’ questo il prestito statale che la Renault dovrebbe incamerare per tornare a respirare e scongiurare la chiusura di diversi stabilimenti. Ma la partita è ancora tutta da giocare. E sono proprio questi i giorni decisivi.

Il taglio dei costi

Competitività e posti di lavoro: sono questi gli obiettivi che si pone la Renault. Il presidente Jean-Dominique Senard sta lavorando duramente per dar vita ad un nuovo piano strategico. Un rilancio per non chiudere. Anche – e soprattutto – con il sostegno di Parigi. Eppure, le notizie che arrivano sono di tutt’altro tenore. A cominciare da quanto annunciato sul Wall Street Journal: “Il gruppo Nissan Renault annuncerà miliardi di dollari di tagli ai costi e Nissan sta cercando di ridurre la capacità di un ulteriore milione di veicoli”. Si tratterebbe di un taglio drastico non solo per i lavoratori e la produzione ma anche per i piani di crescita dell’intera azienda. Le società avevano pianificato di vendere circa 14 milioni di automobili entro il 2022. Ora, l’obiettivo è più vicino ai 10 milioni.

Il nuovo piano strategico

I prossimi giorni saranno cruciali. Il gruppo dovrà presentare il piano strategico valido fino al 2022. Voci di corridoio prevedono la conversione del sito industriale di Flins, il più grande del marchio transalpino. Stiamo parlando di 2.600 lavoratori ed una capacità produttiva di 400 mila veicoli all’anno. A Flins si assemblano le city car elettriche “Zoé” e la Micra del partner giapponese Nissan. E proprio qui si gioca la partita: Le Maire ha detto che non firmerà assegni in bianco e se Renault vuole ottenere aiuti dallo Stato dovrà impegnarsi a tutelare l’attività in Francia. Eppure, la fabbrica di Flins va davvero male: nel 2019 ha prodotto solo 160 mila autoveicoli, con un tasso di utilizzo inferiore al 70% per garantirne la sostenibilità economica. Inoltre, i piani produttivi escludono il sito: la nuova Clio sarà prodotta in Turchia, mentre dal 2018 è stato deciso che i veicoli elettrici Renault vengano assemblati a Douai, nel Nord della Francia.

Ricavi a picco

I numeri non ammettono repliche: a causa della pandemia da Covid-19, il gruppo Renault ha chiuso il primo trimestre 2020 con ricavi in calo del 19,2% a 10,1 miliardi di euro. Le vendite globali si sono infatti attestate a 672.962 unità (-25,9%) rispetto alle 908.402 dello stesso periodo del 2019, con cali del 50,5% in Cina, 21,7% nelle Americhe e del 36% in Europa. I ricavi del settore automotive (AVTOVAZ esclusa) sono stati pari a 8,5 miliardi, con un calo del 21,3% dovuto principalmente alla diminuzione dei volumi. Le vendite ai partner hanno avuto un impatto negativo di 6,1 p.p. a causa del forte calo della produzione di veicoli e componenti per Nissan, Daimler e Opel.

Il mercato dell’elettrico

Situazione critica per una multinazionale con partecipazione statale al 15%. Con strategie che iniziano a destare alcune perplessità. Come l’abbandono del mercato cinese delle autovetture a combustione interna, per concentrarsi unicamente sulla vendita di veicoli 100% elettrici e commerciali leggeri. Nell’ambito dei veicoli commerciali leggeri le attività continueranno ad essere gestite da Renault Brilliance Jinbei Automotive. Le operazioni sui veicoli elettrici saranno sviluppate attraverso le due joint venture esistenti: eGt New Energy Automotive e Jiangxi Jiangling Group Electric Vehicle.