Come la maggior parte dei settori economici, immobilizzati dalla crisi scatenata dall’epidemia di coronavirus, anche il settore vitivinicolo, perla del Made in Italy, sta scontando delle grossissime difficoltà sul mercato.

Da mesi infatti, i produttori e le aziende agricole si ritrovano a fare i conti con le disdette di ordini provenienti dall’estero.

Disdette che nascono anche dal fatto che le aziende non accettano più il prodotto a meno che i produttori non trovino un modo per certificare che non siano contaminati da Covid19. 

L’annullamento poi delle fiere Prowein in Germania e Vinitaly in Italia ha definitivamente fatto piombare l’intero settore in una crisi senza precedenti. Queste infatti, costituiscono la principale vetrina di questa eccellenza Made In Italy. 

Oltretutto tra pochi mesi, molti altri produttori nel mondo usciranno con i prodotti scaturiti dalla vendemmia 2020, e difficilmente il settore sarà in grado di reggere la concorrenza.

I numeri del settore vitivinicolo, eccellenza del Made in Italy

E non parliamo certo di un mercato limitrofo per l’economia del nostro paese.

Attualmente il settore vitivinicolo impegna attivamente più di un milione di lavoratori tra coltivatori, cantine e distribuzione commerciale. Purtroppo, il blocco produttivo imposto dal governo per contrastare il coronavirus, ha costretto quasi metà di questa forza lavoro a restare ferma. 

Senza contare che la crisi di bar e ristoranti, che potrebbero persino restare chiusi anche dopo l’estate, ha stroncato le vendite anche in Italia.

Le piccole e medie aziende del settore per fronteggiare questa improvvisa crisi stanno facendo di tutto. Alcune stanno liberando le cantine vendendo il loro vino al prezzo di produzione, altre stanno provando a riconvertire la produzione trasformando il vino in alcool.

Tutte mosse però, che riusciranno a salvare soltanto una minima parte del loro fatturato. 

Il settore vitivinicolo rappresenta una delle maggiori eccellenze del Made in Italy all’estero, e non soltanto per il grosso indotto economico che produce.

Da sempre infatti la produzione di vino porta nel mondo la cultura del nostro paese nel saper produrre prodotti “figli” di una tradizione secolare. 

La vitivinicoltura nel nostro paese ha origini antichissime. Oltretutto, rispetto ad altre realtà esistenti nel mondo, le caratteristiche climatiche delle nostre regioni, conferiscono ai vini italiani delle peculiarità inimitabili. 

Il 35 per cento del vino prodotto è però destinato al segmento Ho.Re.Ca italiano

Ma al di là dell’export, i dati di Confagricoltura dicono che il 35 per cento del vino prodotto è sempre stato destinato al settore Ho.Re.Ca.

Evidente dunque come il mancato recupero dei crediti di questi ultimi mesi di vendite al comprato, insieme alle conseguenze del blocco produttivo, hanno creato un danno ai produttori e delle perdite che non saranno facilmente recuperabili. 

Federico Castellucci, presidente della confederazione vino di ConfAgricoltura, ha espresso di recente delle considerazioni molto importanti riguardo la crisi in cui si è ritrovata di colpo il settore vitivinicolo.

Castellucci ha infatti spiegato che la maggior parte delle piccole e medie imprese non si occupa della grande distribuzione, ma ha invece come punto di riferimento nella vendita e nella distribuzione, ristoranti e agriturismi italiani.

Il blocco totale di questo settore, per cui al momento non è previsto nessun vero riavvio delle attività dal governo, rischia dunque di portare i piccoli produttori al collasso. 

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Fase 2: le proposte per salvare il settore vitivinicolo

Adesso, si attende di capire quale sarà il futuro del settore vitivinicolo in questa nuova fase 2 decretata dal governo, che inizia ufficialmente oggi. 

Sarà sicuramente fondamentale per i produttori rilanciare la domanda esterna. Una mossa che non potrà puntare soltanto sulla vendita on line dei prodotti, ma che dovrà occuparsi purtroppo anche della comunicazione degli stessi.

La paura per le contaminazioni delle cantine rimane, nonostante non sia supportata da nessun motivo razionale ma da pregiudizi dettati dalla paura del momento storico. 

In gioco, come ha di recente ricordato la Coldiretti, c’è un settore che nel mondo frutta oltre 500 miliardi. 

Le proposte indirizzate al governo dal settore vitivinicolo naturalmente non mancano. 

Confagricoltura, ha proposto una serie di interventi per aiutare le aziende in difficoltà. Tra questi figurano una concessione di contributi in conti di interesse, una rinegoziazione del debito, lo sviluppo di garanzie sui crediti e molte altre proposte.

Così come la Coldiretti, ha chiesto la realizzazione di un piano salva vigneti, che prevede delle specifiche agevolazioni fiscali e anche previdenziali, da applicare a tutte le imprese che operano nel settore vitivinicolo.

Un piano di “salvataggio” che deve essere però privo di tutte le limitazione contenute nel decreto Cura Italia.