Un articolo uscito il 29 dicembre 2019 sul Wall Street Journal ha evidenziato come ormai da qualche tempo, l’economia della Cina stia affrontando diverse difficoltà.

Se i prezzi stanno crescendo ad un tasso altissimo, per la prima volta dopo trent’anni l’economia cinese cresce invece molto lentamente. Una situazione particolare in quanto solitamentei prezzi crescono quando l’economia cresce.

Secondo molti economisti, con questo trend la Cina sta rischiando di andare incontro ad un fenomeno molto raro, conosciuto con il nome di stagflazione.

Che cos’è la stagflazione?

La stagflazione è una situazione economia in cui prezzi tendono ad aumentare nonostante l’economia sia in rallentamento o recessione.

Si tratta di uno scenario molto particolare in quanto di norma, ad una recessione economica corrisponde un abbassamento dei prezzi e non il contrario. Il termine è stato coniato dall’ex Cancelliere britannico Iain Macleod, che lo utilizzo nel 1965 per descrivere la situazione economica che stava attraversando il suo paese.

Non era un concetto molto conosciuto a quei tempi, in quanto nella teoria keynesiana allora dominante, inflazione e stagnazione economica non potevano procedere di pari passo.

La stagflazione si realizza nel momento in cui i prezzi dei beni salgono, e la disoccupazione invece cresce. E’ un problema particolarmente ostico da affrontare per le banche centraliin quanto le politiche economiche e monetarie concepite per ridurre l’inflazione tendono solitamente a far aumentare la disoccupazione mentre, per converso, quelle pensate per diminuire la disoccupazione fanno aumentare l’inflazione.  

Nella letteratura economica, esistono al momento due teorie che cercano di spiegare da cosa sia causata la stagflazione.

La prima afferma che questo fenomeno si verifica nel momento in cui un aumento improvviso del costo del petrolio,riduce drasticamente la capacità produttiva di un’economia.. La seconda teoria afferma invece che la stagflazioneè causata principalmente da politiche monetarie sbagliate, in cui ad esempio si sceglie di far salire l’inflazione per poi bloccarla improvvisamente.

L’epidemia di peste suina che ha colpito la Cina

Ciò che, secondo il Wall Street Journal, è particolarmente allarmante della situazione economica cinese, riguarda il fatto che ad essere aumentati sono stati principalmente i prezzi del cibo,ed in particolare quelli della carne di maiale. Il prezzo dei beni alimentari è infatti cresciuto del 19 per cento nel 2019.

Un aumento dovuto principalmente all’epidemia di peste suina che ha colpito il paese, che oltretutto continua a peggiorare e si sta diffondendo negli altri paesi asiatici.

Il danno economico per il settore è enorme, considerato che attualmente l’industria alimentare cinese fattura intorno ai 114 miliardi di euro. Per provare a contenerne la diffusione, il governo cinese ha imposto agli allevatori l’uccisione di milioni di maiali.

Il problema però, è che l’ASFV, ovvero il virus responsabile della malattia, è molto aggressivo e si sta rivelandoparticolarmente difficile da debellare.  Non è ancora chiara quale sia la provenienza di questo ceppo virale, nè come sia arrivato in Cina. Alcuni ricercatori hanno però trovato delle affinità con alcuni tipi di virus conosciuti in Russia e in alcune parti del territorio europeo.

L’epidemia si è diffusa anche in Mongolia, Vietnam e Corea del Nord.

Non esiste attualmente una cura e nel momento in cui il virus infetta il maiale, ne causa la morte nel 90 per cento dei casi. Un’altra problematica con cui si sta scontrando il governo di Pechino riguarda il fatto che nonostante le disposizioni di abbattimento obbligatorio dei suini, non tutte le amministrazioni locali decidono di eseguirle, per non dover in seguito rimborsare gli allevatori.  

La reazione del governo cinese

In Cina i beni alimentari sono la prima voce di spesa delle famiglie cinesi. In media i cinesi spendono un quinto del loro reddito in cibo, circa il doppio di quanto si spende mediamente negli Stati Uniti.

Il governo cinese si trova dunque a fronteggiare una situazione non facile, in cui la soluzione più efficace sembra quella di stimolare la crescita economica attraverso l’abbassamento dei tassi di interesse.

Il problema però, è che la scelta di aumentare il denaro in circolazione, porta inevitabilmente con sé il rischio di far crescere ancora di più l’inflazione.

Nonostante questo, la banca centrale cinese ha comunque scelto di abbassare i tassi di interesse.

La gestione della stagflazione da parte del governo cinese sta seguendo una strategia protezionistica ben precisa. Infatti, nonostante la profonda crisi degli allevamenti suini nel territorio, il governo ha recentemente rifiutato circa 880 milioni di dollari di carne provenienti dal Canada.  

Sembra inoltre che il governo stia cercandodi non far diffondere troppo questa notizia. Di recente il New York Times ha diffuso una nota redatta dal governo di Pechino, in cui si chiede ai giornalisti cinesi di gestire con delicatezza questo argomento.  

Due portali di informazione che avevano in questi mesi parlato del pericolo di stagflazione che corre il loro paese, Phoenix News Media e NetEase, sono stati costretti a rettificare in quanto a detta del governo stavano diffondendo informazioni false e pericolose.

Le previsioni economiche per il 2020

Va comunque precisato che la Cina possiede tutti gli strumenti per ripartire economicamente.

Gli indicatori cinesi delineano una situazione di gran lunga migliore di quelle delle restanti economie globali. A questo va aggiunto un mercato del lavoro che continua a presentare forti segnali di crescita. Oltretutto, se all’attuale inflazione venisse scorporata nel conteggio i prezzi dei beni alimentari,questa si rivelerebbe stabile.

Di fronte al rischio di stagflazione, gli economisti del Fondo Economico Internazionale si aspettano che la Cina riduca il suo obbiettivi di crescita.

Il premier Li Keqiang, ha affermato di recente che la pressione negativa sull’inflazione potrebbe continuare anche nel 2020. In concomitanza con un raffreddamento del mercato immobiliare. D’altronde, a causa della peste suina e del conseguente aumento dei prezzi, rispetto all’anno scorso l’inflazione è salita del 4,5 per cento, con un aumento previsto nei prossimi mesi fino al 6 per cento.

La banca popolare cinese ha dichiarato di aver studiato degli specifici provvedimenti per frenare il fenomeno, attraverso appositi interventi volti a stimolare la crescita economica. Molti economisti cinesi continuano a ritenere che la stagflazione non sia al momento un pericolo reale per il loro paese.