In un articolo uscito di recente su Business Insider, è stata pubblicata una riflessione molto interessante su Keynes da parte di Luciano Canova. Questi è un economista e autore di un saggio intitolato “Egea. Quando l’oceano si arrabbia. Keynes per chi non l’ha mai letto”.

Nel tratteggiare la figura di Keynes, Canova parte dal fatto che non bisogna mai dimenticarsi che l’economista inglese possedeva un certo grado di arroganza. Oggi secondo Canova, Keynes si sarebbe trovato benissimo nei panni dell’influencer. Fermo restando però che ogni sua teoria o idea si nutriva di uno “studio rigoroso e da una cultura economica senza paragoni”.

Keynes era un liberale

Ciò che però secondo lo studioso italiano molti dimenticano, è che Keynes era innanzitutto un liberale. E nonostante sia stato uno degli economisti che ha permesso di ripensare l’intervento pubblico dello stato nell’economia, bisogna comunque ricordarsi che fu anche  “un fautore del pareggio di bilancio”.

Canova ritiene che oggi ci sia un’idea molto distorta sulle teorie dell’economista inglese, che di certo non ha mai ritenuto che la soluzione a una recessione fosse quella di far salire all’infinito la spesa pubblica.

D’altronde secondo il docente “la verità è che i pochi ha davvero letto e capito l’economista inglese. A cominciare dal suo trattato sull’occupazione”. 

Keynes e gli economisti di oggi

Bisogna invece a suo parere considerare Keynes come colui che ha riformulato con una vera e propria rivoluzione concettuale la macroeconomia moderna. Ma se è vero che spesso nelle sue teorie sono previste misure eccezionali per risollevarsi da una recessione, bisogna sempre considerare il periodo storico in cui ha vissuto. Keynes ha infatti svolto la sua professione a cavallo tra due guerre mondiali, trovandosi in momenti storici drammatici, con milioni di persone disoccupate. 

Nel suo libro, Canova ripercorre la vita dell’economista attraverso la sua lunga carriera da intellettuale ma ancora di più, attraverso le sue relazioni con la politica. Un’analisi che a suo parere permette di far emergere molti aspetti di Keynes che sono sconosciuti all’opinione pubblica.

E su questo aspetto, Canova critica fortemente i consulenti economici moderni che sono al servizio della politica. Canova definisce gli economisti di oggi come “figure affacciate sulla nostra vita pubblica splendono di luce riflessa, non hanno alle spalle riconoscibili trascorsi accademici, né una produzione scientifica degna di questo nome”.

Ma per il docente, utilizzare, discutere oggi di Keynes significa proprio dotarsi degli strumenti per capire meglio le differenze tra il passato e il presente nell’economia. Se Keynes, con tutti i suoi difetti, rimaneva comunque un intellettuale che ha sempre studiato tantissimo per proporre delle teorie accettabili, oggi invece accada l’opposto.

Gli economisti che supportano attualmente la politica economica nel mondo, sono per Canova dei veri e propri “imbonitori”. Persone prive di quella cultura empirica indispensabili a chiunque tratti di economia è che oltretutto vivono di proposte e teorie che non sono quasi mai accompagnate e giustificate dell’evidenza. 

Chi era davvero Keynes?

Per Canova dunque, la lettura di Keynes nel presente serve principalmente a riflettere su due aspetti. Il primo riguarda la visione distorta con cui continuiamo a giudicare l’economista inglese.

Che nella sua vita non fu mai un rivoluzionario della scienza, è che si trovò piuttosto in momenti storici eccezionali in cui vi era un disperato bisogno di misure eccezionali. Oggi invece lo si presenta come un alfiere della lotta al liberismo, come nella sua vita avesse sempre sostenuto lo statalismo contro la libera impresa. Una lettura sbagliata, che di certo non aiuta a comprendere la caratura del personaggio. 

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In secondo luogo, questo fraintendimento su chi fosse realmente Keynes, si accompagna a una certa superficialità che accomuna oggi molti studiosi di economia. Come infatti ricorda più volte Canova nel suo libro, oggi gli studiosi trattano l’economia come una materia astratta, in cui la teoria non deve necessariamente essere supportata da riscontri empirici.