Dalla sanità alle utility, dalla produzione manifatturiera alla pubblica amministrazione, sono ormai molti i settori interessati dall’innovazione tecnologica dell’IoT (internet of things).

Il termine IoT (“Internet of Things”, o letteralmente “internet delle cose”) è stato coniato da Kevin Ashton, ricercatore presso il MIT, Massachussets Institute of Technology.

Si tratta di un neologismo utilizzato principalmente nelle telecomunicazioni: IoT è un termine nato dall’esigenza di attribuire un nome agli oggetti reali connessi ad Internet.

Sono validi esempi di IoT: una casa che accende i riscaldamenti appena ci sente arrivare o un frigorifero che ci segnala di acquistare il latte una volta terminato.

Questi sono semplici esempi di IoT, ovvero di oggetti che, collegati alla rete, permettono di unire il mondo reale con quello virtuale.

Digitalizzazione, Automazione, Innovazione

In altre parole, possiamo dire che l’Internet Of Things (IoT o Internet delle cose) è una tecnologia che consente di massimizzare le capacità di raccolta e di utilizzo dei dati da una moltitudine di sorgenti. Il vantaggio porta ad una maggiore digitalizzazione e automazione dei processi.

L’Internet delle cose consente di rendere disponibili i dati, che permettono di comprendere meglio il mondo reale, estrarre informazioni utili ai processi decisionali e aiutare le aziende a intraprendere percorsi d’innovazione digitale dei business.

Scopriamo in questa guida ValorImpresa la definizione di IoT, come funziona, dove è impiegato e quali sono gli impatti dell’IoT sul business.

Internet of Things: a cosa serve?

Secondo le stime di Gartner, grazie all’Internet delle Cose, entro il 2020, il numero dei dispositivi connessi in rete salirà a 20,4 miliardi.

Per comprendere a cosa serva, è importante sapere fin da subito che l’Internet of Things (IoT) nasce dalla convergenza tra sensoristica. L’elaborazione e comunicazione in rete di apparati digitali pensati per essere impiegati ovunque si debba raccogliere ed elaborare informazioni.

L’IoT consente l’interazione tra oggetti e permette di informatizzare e di mettere in rete le “cose”, esattamente come hanno fatto gli smartphone e i pc con gli utenti.

IOT: come è nato?

Nonostante sia un neologismo, le prime basi della nascita dell’IoT affondano al lontano 1982. In quell’anno alcuni ricercatori della Carnegie Mellon University applicarono sensori e connessione di rete a un distributore di bibite dell’Ateneo per conoscerne lo stato di funzionamento.

I concetti elaborati nel 1982 furono poi ripresi e rielaborati in un articolo redatto da Mark Weiser, Chief Scientist dello Xerox Parc. Poi pubblicato su Scientific American e, successivamente, da Reza Raji nel 1994 sulla rivista tecnica dell’Ieee.

Con l’evoluzione degli studi e con l’applicazione dell’IoT in diversi ambiti e settori, l’Internet of Things ha accompagnato i primi sviluppi della tecnologia RFID per facilitare la gestione degli oggetti da parte dei pc.

Come funziona?

Grazie all’Internet delle Cose, gli oggetti e gli apparecchi tra loro intelligentemente connessi possono raccogliere, elaborare e scambiare dati in rete, consentendo di migliorare monitoraggio, controllo e automazione.

A seconda delle applicazioni, l’Internet of Things può richiedere l’impiego dell’Edge Computing per l’elaborazione real time su Big Data, machine learning e AI.

IOT nei progetti d’Industria 4.0

L’IoT è un componente tecnologico fondamentale nei progetti d’Industria 4.0. Consente di rendere smart e connesse le macchine e le linee di produzione attraverso l’integrazione di sensori IoT e componenti di Edge computing per l’avvio di processi automatici e allarmi.

Ti potrebbe interessare leggere anche Industria 4.0: Nuove tecnologie al servizio delle imprese

Nell’industria automobilistica, ad esempio, sempre più automobili vengono progettate per essere connesse ad Internet consentendo una comunicazione in tempo reale.

Grazie ai sistemi di produzione cyber-fisici, mondo reale e virtuale si fondono nella produzione industriale.

I sistemi cyber-fisici (CPS). Centrali nella “Smart Factory” o “fabbrica intelligente”, sono macchine “smart” connesse a Internet e in grado di interagire sia tra di loro sia con gli esseri umani.

I dati operativi, selezionati e sintetizzati dai sistemi Edge sono resi disponibili per ulteriori elaborazioni. Ad esempio per ottimizzare la produzione, per alimentare le dashboard per il controllo di fabbrica e per fare manutenzione predittiva.

Personalizzazione del prodotto / servizio ai massimi livelli

Grazie alla maggiore disponibilità di dati aziendali, all’elaborazione di informazioni e alla capacità di monitoraggio continuo all’interno dei processi aziendali, è possibile fare previsioni più attendibili, oltre alla possibilità di creare nuovi servizi di grande valore aggiunto.

Le Smart Factory realizzano un approccio totalmente nuovo alla produzione in quanto consentono una maggiore flessibilità e una forte personalizzazione dei prodotti sulla base delle esigenze dei clienti.

Inoltre, grazie alle “fabbriche intelligenti” è possibile ridurre i tempi decisionali. Immaginiamo di avere a disposizione un set di dati che possono essere rielaborati in modo veloce ed efficace con diminuzione dei costi.

Grazie all’IoT siamo di fronte ad un cambiamento epocale. Possiamo considerare l’Internet delle Cose come una vera e propria Nuova Rete Internet proprio perché apre prospettive un tempo inimmaginabili.

IoT: quanto vale il mercato dei sistemi e degli oggetti connessi intelligentemente?

Nella versione più aggiornata della Worldwide Semiannual Internet of Things Spending Guide, si prevede che la spesa globale totale nei progetti IoT possa raggiungere 1,2 trilioni di dollari nel 2022. Una crescita media annua del 13,6% per i prossimi cinque anni.

I maggiori investimenti provengono dai settori del manufacturing e dei trasporti, che sono destinati a raggiungere il valore di circa 150 miliardi di dollari nei prossimi 3 anni.