La pandemia sta creando gravi conseguenze anche sul piano economico. Il blocco prolungato di quasi tutte le attività produttive da Nord a Sud sta mettendo a dura prova la stessa sopravvivenza di quelle piccole e medie imprese (PMI), che costituiscono la spina dorsale del nostro tessuto produttivo. In un quadro così descritto, anche la ripresa è irta di difficoltà.

In tal senso, l’internazionalizzazione può rappresentare, in prospettiva, la linfa della ripresa per le PMI. Un’opportunità importante per sviluppare nuovi business, visto che prima di questa emergenza, il nostro export valeva 460 miliardi di euro (dati CRIBIS Export). Circa un quinto del nostro PIL.

Di commercio internazionale, mercati esteri e strategie per le imprese italiane, abbiamo parlato con Olga Diulgher, amministratrice di “Patrol International Srl”, azienda presente nel network dei provider del gruppo ValorImpresa, si occupa di un’ampia gamma di servizi legati all’internazionalizzazione delle PMI.

L’internazionalizzazione in Italia: una strategia vincente per le aziende oppure uno strumento ancora da scoprire?

Per le aziende italiane l’internazionalizzazione è ancora ampiamente una strategia ambita e uno strumento ancora in parte da scoprire. Molto è stato fatto, certamente, e le aziende italiane possono contare su un bagaglio di esperienze che ne ha rafforzato la reputazione e ampliato le competenze sui mercati internazionali. Molte sono però, e fortunatamente, le prospettive ancora inesplorate.

Intendo dire che sono svariati i settori, in particolare per chi voglia vendere in Russia ed Est Europa, in cui le produzioni italiane possono occupare fruttuosamente spazi di export: spazi vacanti o spazi di mercato sottraibili ad altri competitor grazie a migliore qualità e competitività.

Se alla qualità dell’offerta merceologica – di prodotti, materie prime, macchinari, ricambi – si affiancano competenze di export management coerenti, le opportunità di internazionalizzazione esistono. Il mercato internazionale va cioè affrontato con produzioni adeguate a ciascun settore e a ciascun Paese, e con il supporto di professionisti dell’internazionalizzazione.

Esiste un pre e dopo crisi: come rimanere competitivi in un mercato che attualmente genera solo incertezze?

Credo sia prematuro dire con certezza quali saranno le conseguenze e i risvolti della crisi commerciale che la pandemia da CoVid19 sta tratteggiando. Ritengo che ci saranno e che, al contempo, si supereranno meglio nella misura in cui si manterrà la volontà di perseverare gli scambi internazionali garantendo il massimo della competitività possibile. E della competenza, ovviamente.

In realtà non è mai facile muoversi sui mercati internazionali. O meglio, farlo è sempre una sfida che va raccolta con impegno e determinazione perché le variabili sono sempre numerose. E quando le variabili diventano più incisive e imprevedibili sono maggiormente necessari gli elementi che noi riteniamo irrinunciabili.

Tra questi: capacità di raccolta e analisi dei dati macroeconomici e dei dati di mercato; mappatura dei concorrenti, dei canali e dei volumi di vendita. E ancora: conoscenza delle legislazioni doganali e di certificazione dei diversi Paesi; presenza e conoscenza reale dei Paesi nei quali ci si muove, ci si vuole muovere o supportare altri a farlo.

È ancora possibile internazionalizzare nel panorama attuale di Covid19?

Non si possono nascondere le difficoltà che l’attuale pandemia da CoVid-19 sta imponendo alla movimentazione di merci e persone a livello internazionale e interno ai singoli Paesi. Va tuttavia osservato, e non con eccessiva sorpresa, che gli sforzi verso l’apertura e la collaborazione sono piuttosto generalizzati.

Dico ‘non con eccessiva sorpresa’ perché questi comportamenti sono sintomo della volontà di mantenere attive prassi commerciali ormai consolidate in ampi settori merceologici.

Le potremmo dire ‘buone prassi’: abitudini ad acquistare e vendere su mercati divenuti familiari, in cui cliente e venditore si conoscono e hanno la ferma intenzione di fare il possibile per perseverare nel reciproco business.

Queste sono le basi di ‘buona reputazione’ – qualità di prodotto e affidabilità di gestione – che possono vantare le imprese italiane sui mercati esteri e di Russia ed Est Europa in particolare.

E sono anche le credenziali per chi decida proprio in un periodo di crisi inattesa di aprirsi all’internazionalizzazione e vendere in Russia e in Est Europa.

Può l’internazionalizzazione diventare la nuova linfa vitale per le PMI italiane?

Direi che l’internazionalizzazione non solo possa, ma, anzi, debba diventare nuova linfa vitale per una consistente parte delle PMI italiane. Alla luce di quanto accennato poco sopra, diventa cruciale dotarsi di vision, strategie e strumenti idonei per rivolgersi a mercati non italiani. La vocazione all’export si può inventare – dimensionandosi per soddisfare bisogni di nuovi mercati –, ma non si può improvvisare.

Sono da strutturate componenti come Vision, strumenti e strategie di export marketing. Così come strutturata deve essere l’azienda che voglia iniziare a vendere sul mercato internazionale per rimanerci a lungo.

Fare retromarcia perché non si è in grado di soddisfare le commesse o non si è dimensionati per produzioni e spedizioni o non ci si sa muovere su territorio extra-nazionale è pericoloso.

E’ penalizzante e costoso, potenzialmente catastrofico per una PMI. L’imprenditore per definizione sa osservare e cogliere opportunità. Con audacia fiuta un mercato e coglie il rischio d’impresa. Con cautela assume informazioni per adeguare i propri prodotti e commercializzarli nel modo più efficace per un determinato mercato.

Per avere maggiori informazioni o una valutazione gratuita ai fini dello sviluppo di un piano di “Internazionalizzazione” è possibile contattare senza impegno i nostri Advisor con l’invio di un semplice messaggio whatsapp al numero 342 1652293. Siamo al fianco delle piccole e medie imprese con una risposta immediata.