Ridurre l’orario di lavoro mantenendo invariato lo stipendio?

Alla fine, è stata l’Islanda a vincere dimostrando empiricamente come una buona produttività nel capitalismo si possa ottenere in molti modi. Sono passati alcuni anni da quando il governo islandese ha annunciato una riforma importante e storica per il paese, frutto di un dibattito che nel Nord Europa dura ormai da un ventennio. 

Islanda, un esperimento iniziato tanti anni fa

L’esperimento tentato in Islanda è iniziato nel 2015, e adesso sono disponibili i primi dati che certificano una sola verità: ridurre l’orario di lavoro ai dipendenti senza decurtargli lo stipendio non incide complessivamente sulla resa della filiera produttiva. In un arco di tempo compreso tra il 2015 e il 2019 e ha coinvolto oltre duemila lavoratori. Questi, hanno visto passare il loro orario sul luogo di lavoro da 40 ore a 35-36 ore settimanali. I lavoratori coinvolti, sono stati in particolare dipendenti pubblici che lavorano nelle scuole e nei servizi sociali. Certo, parliamo anche di una nazione che aveva le condizioni macro economiche perfette per poter realizzare questo esperimento. L’Islanda è infatti il sesto paese per reddito pro capite nella classifica Ocse. Parliamo infatti di una nazione che può vantare una disoccupazione bassissima pari a circa il 3 per cento.

I risultati di questa ricerca sono stati resi pubblici in questi dall’Associazione per la democrazia sostenibile, un comitato civico che opera da anni nel tessuto sociale del paese. 

Nel report islandese emerge inaspettatamente il problema delle incombenze domestiche 

Nel report è inoltre emersa anche una curiosità interessante. Le persone che hanno il privilegio di entrare in questa ricerca e vedersi così ridurre l’orario di lavoro, hanno segnalato che, con tutto quel tempo libero a disposizione si sono trovati di fronte a un problema. Hanno infatti riferito che la qualità della vita non è cambiata tantissimo a causa delle varie incombenze domestiche che devono affrontare una volta rientrati a casa.

Un dato questo, che farà sicuramente discutere.

Ma il vero focus della ricerca era naturalmente l’analisi e il monitoraggio della produttività dei servizi pubblici con questa variazione. E il risultato è stato sorprendente e probabilmente apre alle porte a una rivoluzione del mercato del lavoro che in Nord Europa sembra già preannunciata da tempo. la produttività complessiva del sistema, si legge nel trial, è rimasta invariata. 

In Islanda la produttività è migliorata in alcuni settori coinvolti da questo esperimento

Anzi, in alcuni settori sembra essere persino migliorata. Dati che bastano per parlare di due esperimenti riusciti che adesso aspettano soltanto di essere riprodotti su larga scala. Anche se, come accennato in precedenza, l’Islanda è una nazione con caratteristiche molto particolari. La vera prova del nova dovrà avvenire in una nazione più complessa, più standardizzata ai ritmi del capitalismo occidentale. 

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Detto questo, i sindacati islandesi hanno però già preso atto di questa ricerca e stretto accordi per applicare la riduzione dell’orario di lavoro anche nel settore privato. Sarà il tempo adesso a dire se questa rivoluzione del mercato del lavoro è davvero possibile.