Cosa c’è dietro all’inaspettata impennata dei costi del trasporto marittimo dei beni dalla Cina verso l’Europa? E’ La domanda che si stanno ponendo analisti, traders, businessmen ed economisti di mezzo mondo. I dati emergono scorrendo il Freightos Baltic Index, che appunto misura i costi di trasporto via acqua. Ebbene, in merito alla tratta “Cina-Europa” è più che triplicato nel giro di pochi giorni. Passando da 2.100 dollari ai 7.800. E a fine gennaio è arrivato sino a 7.900 dollari. A sollevare la questione, tra i tanti, l’ufficio studi di Unicredit. Come spiega Andreas Rees “l’andamento dei costi di trasporto dei container di 40 piedi”, cioè 12,19 metri”, negli ultimi mesi si è mosso in totale discordanza con quello che indica l’andamento dei costi dei beni dall’Europa alla Cina, rimasto sostanzialmente fermo”. Insomma, la situazione rischia di degenerare velocemente e da più parti si stanno cercando soluzioni immediate per porre un freno a questo trend pericoloso per l’economia globale.

Costi dei trasporti su: perché?

Secondo gli esperti, sarebbero due i motivi principali che hanno portato all’aumento incontrollato dei costi del trasporto marittimo dalla Grande Muraglia al Vecchio Continente. Innanzitutto, la domanda di beni legati al mondo della medicina e della farmacia prodotti in Cina è aumentata sensibilmente. Ovviamente, in seguito alla tragedia della pandemia. La seconda ragione è ancora più interessante. Come spiega Andreas Rees, “i consumatori hanno ‘riallocato’ la loro domanda. Invece di andare al ristorante o di viaggiare, tendono a domandare più beni durevoli come quelli elettronici o come mobili. O beni di arredamento per abbellire la casa. E molte di queste merci sono prodotte in Cina”.

Lo spettro dell’inflazione

Quindi, quale sarebbe il pericolo imminente per l’economia europea? I segnali parlano di un’inflazione che potrebbe salire improvvisamente. Anche in questo caso, però, da Unicredit ci vanno con i piedi di piombo. Lo scenario appena descritto potrebbe avverarsi solo nel caso in cui “i costi di trasporto via mare restassero agli attuali livelli per un periodo di tempo prolungato”. Per Rees, allo stato attuale “sembra realistico ipotizzare soltanto un rialzo moderato dell’inflazione dei prezzi al consumo tramite questo canale”. Ma se i costi del trasporto dei beni dalla Cina dovessero crescere vertiginosamente ancora a lungo, allora lo spettro dell’inflazione potrebbe iniziare ad aleggiare ben più insistentemente.

Le accuse della politica

Della vicenda, intanto, stanno iniziando ad occuparsi anche nel mondo della politica. A cominciare dall’eurodeputato (Fi-Ppe) Massimiliano Salini, che ha presentato un’interrogazione urgente alla Commissione Ue. “Il boom improvviso e uniforme dei costi di trasporto marittimo – spiega Salini – rischia di avere ripercussioni gravissime sulle nostre filiere industriali e sui cittadini. Molti produttori Ue faticano infatti a soddisfare gli ordini di merci, la cosa potrebbe impattare in modo dirompente sui consumatori. Le nostre imprese hanno subito una crescita mai vista delle tariffe dal paese asiatico, con incrementi che oscillano tra il 700% e l’800%”. Salini quindi aggiunge: “Il punto è se questa impennata tariffaria, registrata in modo uniforme e contemporaneo da tutti gli operatori del settore, possa rappresentare una violazione delle norme europee sulla concorrenza. E’ un fatto assolutamente anomalo, sul quale ho chiesto alla Commissione europea di intervenire immediatamente”.