Moleskine, quanto mi costi… Potrebbe essere sintetizzato così, in estrema sintesi, il rendimento economico del famoso brand di agendine all’interno del bilancio del gruppo belga D’Ieteren. Insomma, in tempi in cui la digitalizzazione ha raggiunto livelli altissimi, dove l’hig tech e Internet la fanno da padrone, pare davvero che siano sempre di meno gli inguaribili “romantici” che vogliano ancora segnare nero su bianco appuntamenti, scadenze e pensieri. Già, ormai con il cellulare e tutti gli altri strumenti tecnologici a disposizione, a che serve scrivere con la penna su un foglio… E i risultati sono lì, sotto gli occhi di tutti. Nel 2019 le perdite della società nordeuropea legate alla Moleskine hanno toccato quota 98 milioni di euro. Mica bruscolini.

Moleskine, la caduta libera

Eppure, sul sito ufficiale della D’Ieteren, operante soprattutto nel settore automobilistico ed immobiliare, si ostenta sicurezza. In una nota di pochi mesi fa, si legge che “le vendite e il risultato operativo adjusted hanno raggiunto rispettivamente 163,9 milioni di euro e 18,6 milioni di euro nell’esercizio 2019”. Peccato che l’azienda belga, che ha rilevato la società italiana delle agendine tramite un’offerta pubblica di acquisto (Opa) lanciata nel 2016, non metta in evidenza alcuni dati ben più importanti. Innanzitutto, un 2019 molto più difficile rispetto al 2018 per Moleskine: risultato netto dopo le tasse positivo per 5 milioni di euro, rispetto ai 22,8 milioni dell’anno prima. E ancora, un utile operativo di 18,6 milioni. Ben 10 in meno rispetto al 2018.

Un’azienda “sopravvalutata”

Insomma, la situazione non è delle più rosee. Se si analizza bene il bilancio del 2019, come hanno fatto gli analisti di Business Insider, emergono numeri ben diversi, a fronte dei medesimi ricavi. Carta canta: ecco, quindi, una perdita netta consolidata di 97,6 milioni e un risultato operativo negativo per 83,4 milioni, dopo ammortamenti e svalutazioni per 118,6 milioni. In particolare, a pesare sui conti del gruppo è stata la svalutazione pari a 102 milioni di euro dell’avviamento “caricato” dalla stessa D’Ieteren in sede di acquisizione del gruppo Moleskine nel corso del 2018. Un avviamento passato così da 171,9 a 69,8 milioni. Business Insider ricorda che con l’Opa del 2016, che all’inizio del 2017 ha condotto all’uscita di Moleskine da Piazza Affari, il gruppo belga “aveva valutato la società milanese poco più di 500 milioni, pari a 2,4 euro a titolo, prezzo più alto di quello dello sbarco alla Borsa italiana del 2013 (2,3 euro ad azione)”.

Un 2019 movimentato

Un 2019 movimentato per Moleskine, non c’è che dire. Iniziato con l’uscita di scena del presidente Arrigo Berni e dell’ad Lorenzo Viglione, sostituito da Daniela Riccardi. E non è tutto: nel bilancio della società che produce agendine simili a quelle che furono di Ernest Hemingway e Pablo Picasso si scopre, inoltre, che alla fine dell’anno scorso il gruppo belga ha innalzato di 30 milioni un finanziamento già in essere. Un finanziamento destinato alla controllata, portandolo così a 181 milioni (quello originario da 151 milioni risale al 2016). E “subordinato al rimborso di quello ottenuto da Moleskine da parte di un gruppo di banche capitanato da Bnp Paribas il cui importo a fine 2019 ammontava a quasi 191 milioni (cifra che comprende interessi capitalizzati per quasi 14 milioni)”.

Un futuro nebuloso

Fin qui, il passato. E il presente? E il futuro? Per ora si sa che “nel mese di febbraio 2020 – si legge nel bilancio 2019 – la controllata Moleskine Cafè ha sottoscritto un contratto di risoluzione anticipata del contratto di affitto dell’immobile sito in corso Garibaldi a Milano con efficacia 1° aprile 2020, a fronte del quale ha ricevuto una proposta irrevocabile di pagamento di un key money da parte del nuovo conduttore”. In effetti, in centro a Milano, del Moleskine Cafè che era stato aperto nel 2016 non c’è più traccia. Brutti segnali…