Il Single’s Day? Un successo. Commerciale. Un po’ come San Valentino, in grado di rimpinguare le casse di aziende di mezzo mondo in nome dell’amore… La notizia è che Alibaba, il colosso cinese dell’e-commerce, ha fatturato 84,5 miliardi di dollari di vendite durante l’evento speciale dello shopping dell’11 novembre. Un exploit incredibile per il gruppo di Hangzou, che fa arrossire il record di 74 miliardi del 2020. Ormai il Single’s Day è il più grande evento di shopping al mondo. Basti pensare che il Prime Day, il Cyber Monday e il Black Friday messi insieme hanno registrato profitti per 30,7 miliardi di dollari… Circa 290 mila marchi hanno partecipato al festival, per il secondo anno consecutivo organizzato su più giorni, dall’1 all’11 novembre. La rivale cinese di Alibaba, JD.com, ha rilevato vendite sulle piattaforme per 48,7 miliardi di dollari.

Single’s Day: le origini

Già. Ma come è nato il Single’s Day? L’idea pare sia venuta a due studenti di Nanchino, in Cina, che all’inizio degli anni Novanta hanno deciso di inventarsi una giornata celebrativa di tutti i single. Una scelta coraggiosa. Soprattutto in Cina, dove chi non ha un legame affettivo e quindi non sta mettendo su famiglia non incontra certo i favori del Governo. La scelta del giorno, l’11 novembre, non è poi casuale: la data 11/11 contiene quattro volte il numero 1, che rappresenta il singolo. La festa ha assunto carattere internazionale quando nel 2009 proprio Alibaba decide di trasformare la giornata in un’occasione per fare shopping, proprio come fosse il Black Friday o il Cyber Monday. Ecco perché anche da noi moltissime aziende hanno deciso di sfruttare questa ricorrenza per proporre offerte e sconti.

Bicchiere mezzo pieno?

Da Alibaba Group sono arrivati commenti entusiasti dopo i guadagni dell’evento dedicato ai singles. La verità, però, è un’altra. Certo, le vendite sono aumentate dell’8,5%. Si tratta in ogni caso del tasso di crescita più lento di sempre. Dal 2009 l’incremento è stato sempre a doppia cifra. Non è bastata, stavolta, la scelta intrapresa nel 2020 di spalmare l’evento su più giorni, per tentare di portare a casa più soldi possibili. Un rallentamento previsto dagli analisti, anche prima dell’evento mondiale. I motivi? La decrescita delle vendite al dettaglio, le carenze di approvvigionamento, la crisi energetica e i blocchi Covid 19. Il festival che ha visto le migliori offerte concentrarsi in due periodi di sconto, dall’ 1 al 3 novembre e l’11 novembre, è diventato un indicatore importante del sentiment dei consumatori nella seconda economia più grande del mondo.

La “prosperità comune”

Quest’anno, Alibaba ha ulteriormente giocato al ribasso sui prezzi e accelerato sulla promozione. Dovendo fare anche i conti con le autorità di Pechino, che da tempo hanno messo sotto pressione la web economy cinese. L’obiettivo è introdurre nuove regole in materia di antitrust, protezione dei dati degli utenti e diritti dei dipendenti. In aprile Alibaba ha ricevuto una multa record da 2,8 miliardi di dollari per violazione delle regole sulla concorrenza.  Proprio di recente la commissione di controllo della provincia di Guangdong ha convocato i rappresentanti di 16 società di e-commerce, fra cui Alibaba, per avvertirli che non avrebbe tollerato violazioni delle norme sulla concorrenza e la vendita di prodotti falsi. Un modo di procedere in linea con gli appelli del presidente cinese Xi Jinping per una “prosperità comune”, volti a una più equa redistribuzione di ricchezza e risorse.