E’ ormai guerra aperta per il controllo dell’azienda alimentare Ferrarini, leader nazionale nella produzione di salumi. La società reggiana, attualmente in concordato, fa gola. In tutti i sensi. E non solo per i prodotti che produce, che pure piacciono particolarmente ai consumatori. Ma soprattutto per il valore del brand, riconosciuto anche oltre Oceano e sino agli Stati Uniti. Facciamo chiarezza: da una parte, ecco la cordata composta da Pini Holding e Amco. Dall’altra, la fazione che comprende Gruppo Bonterre – Grandi Salumifici Italiani, Opas e Hp. Con il sostegno di Intesa Sanpaolo e Unicredit. Stando agli esperti di settore, si tratta di due contrapposti piuttosto anomali. L’alleanza tra le due maggiori banche italiane normalmente concorrenti, appare piuttosto inusuale, infatti. Anche perché dall’altra parte della barricata c’è Amco, la ex Sga di proprietà del Tesoro controparte degli istituti di credito in tante operazioni di cessione di crediti deteriorati.

Il gruppo Ferrarini

Ecco i fatti. Alla fine dell’estate scorsa, il gruppo Ferrarini, nato nel 1956 in provincia di Reggio Emilia, aveva depositato domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo. Il tutto, grazie ad un nuovo piano disegnato dalla Pini Holding, con la supervisione di Amco, in qualità di partner finanziario. Un piano che “assicura le migliori condizioni per il rilancio dell’impresa, salvaguarda i livelli occupazionali, evita ricadute negative sull’indotto”, si leggeva in una nota ufficiale. Ma non solo: “Soddisfa i creditori privilegiati e in prededuzione integralmente e i creditori chirografari al 33%. Percentuale che, attestata, rende inammissibile la proposizione di concordati concorrenti”.

Scontro tra fazioni opposte

Annunci che avevano trovato la piccata replica della cordata Bonterre. Alla quale non è andato giù il passaggio sulla “chiusura” ad una concordata concorrente. In un altro comunicato, i dirigenti sostenevano che “l’enunciazione è unilaterale, non risponde alle rigorose verifiche di carattere giuridico ed economico cui è e dovrà essere sottoposta la proposta principale”. La quale è “per di più unicamente tesa a ostacolare l’instaurarsi della leale procedura competitiva prevista dalla legge”. Intanto, sono tante le questioni ancora da risolvere. Come il ricorso presentato dalla Ferrarini spa alla Corte di Cassazione contro il decreto emesso dalla Corte d’appello di Bologna, che aveva dichiarato l’incompetenza del tribunale di Reggio Emilia sulla procedura di concordato, trasferendola a Bologna. Una situazione ingarbugliata, in attesa della pronuncia – definitiva – della Cassazione. Intanto, nel capoluogo felsineo hanno già aperto la procedura, confermando il precedente commissario…

Numeri che fanno ben sperare

Nel frattempo, la Ferrarini, va avanti generando cassa e senza accumulare perdite né nuovi debiti. Il margine operativo lordo nel 2020 è stimato in una decina di milioni. Come scrive il sito specializzato businessinsider.com, “Il gruppo era entrato in crisi per il maxi debito accumulato, circa 360 milioni, a seguito di alcuni investimenti sbagliati. Oltre ad una serie di finanziamenti ricevuti da Veneto Banca per l’acquisto di azioni della stessa banca”. I crediti deteriorati del gruppo veneto, finito in dissesto, passarono alla Sga. Ecco perché Amco avrebbe deciso di entrare in scena.